
La cerbiatta del bosco
La storia di questa sera è una fiaba intitolata La cerbiatta del bosco, di Madame D'Aulnoy e vi è letta da Salima. Questo racconto ci insegna che l'Amore Vero non puo' mai essere forzato né manipolato, e che ogni creatura vivente ne è degna. Sdraiati in una posizione comoda, chiudi gli occhi e lasciati trasportare nel Mondo dei Sogni!
Trascritto
La storia della buonotte di stasera vi è letta da Salima,
E si intitola «La cerbiatta del bosco»,
Dal racconto di Madame Doulnoir.
C'erano una volta un re e una regina che erano molto tristi perché non avevano figli.
Finalmente nacque loro una bambina,
Minuta e graziosa,
Che chiamarono Desideria.
Felici,
Organizzarono una grande festa in suo onore e invitarono tutte le fate del regno.
Scelsero come madrina,
Per la piccola Desideria,
La loro amica,
La dolce fata dei Tulibani.
Ma si dimenticarono,
Purtroppo,
Di invitare la fata della Fontana,
Che era considerata cattiva e molto invidiosa.
Ora,
Questa fata,
Che era la decana,
Cioè la più anziana di tutte le fate,
Venne a sapere che il battesimo si sarebbe svolto alla presenza di tutte le fate del regno,
E,
Furiosa per non essere stata invitata né scelta come madrina,
Decise di vendicarsi.
Arrivato il giorno della cerimonia,
La festa era in pieno svolgimento,
Quando la fata della Fontana comparve e si diresse subito verso la culla,
Gridando,
Se vedrai la luce del giorno,
Prima del tuo quindicesimo compleanno morirai,
Poi scomparve nel nulla.
Per fortuna,
La fata dei Tulibani,
Toccando il suolo con la sua bacchetta magica,
Fece subito comparire una torre molto alta,
Senza porte né finestre.
Desideria vivrà in questa torre fino al suo quindicesimo compleanno,
Disse.
Qui sarà al sicuro.
E,
Infatti,
Desideria visse tutta la sua infanzia in quella torre ben custodita,
Senza mai vedere la luce del giorno.
Passarono gli anni,
Desideria era felice e non si annoiava,
Perché il re e la regina le davano tutto ciò che voleva.
Aveva dei professori sapienti che la estruivano,
E crebbe così,
Saggia ed intelligente.
Diventava anche ogni giorno più bella,
Tanto che i suoi genitori aspettavano con impazienza che compisse quindici anni,
Perché volevano darle marito.
Intanto le fecero fare dei retratti,
Che inviarono ai sovrani dei regni vicini.
Successe così che il principe valoroso,
Figlio di uno di questi sovrani,
Si innamorò perdutamente di Desideria e volle sposarla subito.
Desideria non aveva ancora compiuto quindici anni.
Allora fu deciso che avrebbe compiuto il viaggio in una nozza ermeticamente chiusa,
E che sarebbe stata accompagnata da una servetta chiamata lungaspine.
Ma lungaspina era segretamente innamorata del principe valoroso,
E decise di fare del male alla sua padrona.
Infatti,
Durante il viaggio,
Strappò la tendina della carrozza,
Facendovi penetrare la luce.
Così la principessa Desideria vide per la prima volta la luce del giorno.
Per fortuna,
Però,
Non morì,
Perché la fata dei tulipani vegliava su di lei,
E trasformò subito Desideria in una cerbiatta bianca,
Che corse immediatamente a nascondersi nella foresta.
Qui,
Nel folto,
C'era uno stagno,
Dalla superficie così liscia che Desideria poteva rispecchiarsi.
Purtroppo,
Quando vive che si era trasformata in cerbiatta,
Pianse a più non posso.
La perfida lungaspina ingioive.
Arrivò poco dopo al palazzo del principe valoroso,
E si fece annunciare come principessa Desideria la sua fidanzata.
Ma vedendo lungaspina,
Il principe e il re,
E suo padre,
Ebbero il dubbio che quello sgoppio di ragazza li volesse imbrogliare,
E la fecero rinchiudere in una torre.
— Che cosa è diventata la mia dolce e bella fidanzata?
— si continuò a chiedere disperato il principe,
Cercandola dappertutto.
Per cercare un sollievo al suo dolore,
Si mise a cacciare dall'alba al tramonto,
Reentrando a sé rastanco e scoraggiato.
Ben presto,
Però,
Si accorsi di un uccellino che svolazzava sul suo capo,
Come se volesse attirare la sua attenzione.
— Che cosa vuole da me questo uccellino?
— pensava il principe,
Distratto,
Perché la sua mente era sempre rivolta alla sua cara Desideria.
L'uccellino continuò senza sosta i suoi sollazzi.
Un giorno tanto fece che il principe decise di dargli retta e di seguirlo.
Percorsero insieme tutto il sentiero che attraversava la foresta,
Oltre passarono su un ponticello muscoso un fiume,
E quindi tre ridenti praterie.
Infine,
Dopo tanto cammino,
L'uccellino lo condusse in una radura.
Il principe viveva una casupola dal tetto coperto di paglia,
E si fermò poco lontano.
Ad un tratto corse una bella cerbiatta bianca che,
Più leggera del vento,
Si dirigeva verso la casetta.
Il principe valoroso preparò l'arco,
E prese la mira così bene,
Che le conficcò una freccia nella zampa.
La povera bestia,
Sentendo un dolore lancinante e senza più forze,
Si lasciò cadere sull'erba.
Si mise a gemere,
E guardò il principe con un'aria così piena di rimprovera e di tenerezza,
Che il giovane commosso sentì un grande rimorso,
E si mise a carezzarla lievemente.
— Poi le curò la zampa ferita con delle erbe.
— Che tu possa perdonarmi di averti ferita,
Povera cerbiatta!
Mormorò,
E le disse tante dolci parole di conforto,
Che la cerbiatta si riprese,
E si mise di nuovo a trottereare verso la casetta,
Voltandosi ogni tanto per vedere se il principe la seguiva.
Stupito da questo strano atteggiamento,
Il principe seguì la cerbiatta fino alla casa in cui entrò.
Ma appena la cerbiatta bianca fu entrata,
Subito uscì una bella giovane,
Che si slanciò verso il principe valoroso,
Dicendogli.
Sono la fata dei tulipani,
Madrina della principessa.
Il giorno del suo battesimo io non ho potuto allontanare da lei il cattivo sortireccio lanciatole dalla fata della fontana,
Ma ho continuato a vegliare attentamente su Desideria.
E così,
Quando lungaspina ha strappato la tendina della carrozza per farvi entrare la luce del giorno,
Ho trasformato Desideria in una cerbiatta per sottrarla alla morte.
E poi sono stata io ad inviare quell'uccellino che ti ha attirato in questa parte della foresta in cui Desideria,
Trasformata in cerbiatta,
Vive tranquilla vicino a me.
Già da tempo aspettavo un'occasione favorevole per farti conoscere questa graziosa cerbiatta bianca,
Che ti ama tanto.
E finalmente l'occasione è arrivata.
La fata della fontana è ormai morta,
E i suoi malefici sortileci non hanno più valore.
Tutto cambierà finalmente.
In quel momento il principe vive venire verso di lui la cerbiatta che aveva ferito.
Alzando la bacchetta magica,
La fata dei tulipani sfiorò la bestia che subito cambiò aspetto,
Trasformandosi in una deliziosa giovane donna,
Nella quale il principe riconobbe subito la fanciulla del ritratto.
— Oh,
La mia amatissima fidanzata!
Esclamò tutto emozionato.
E i due giovani,
Fra lacrime,
Sospiri e sorrisi,
Si fecero mie le promesse.
Avevano talmente tante cose da dirsi,
Ed erano così felici,
Che si dimenticarono della buona fata dei tulipani.
Questa,
Comunque,
Aveva molto da fare.
Prima di tutto,
Inviò il suo messaggero,
Il gentile uccellino,
Dai genitori dei due giovani,
Per invitarli a una festa che voleva organizzare nella casetta in cui la cerbiatta aveva vissuto per lunghi mesi sotto la sua protezione.
E i genitori accorsero.
Nel corso del banchetto vennero servite le più squisite pietanze,
Insieme ai frutti più rari.
I fidanzati chiacchieravano,
Allegri,
E l'uccellino svolazzava qua e là.
Anche i genitori dei due giovani erano pieni di gioia.
Alla fine del pranzo,
La fata dei tulipani si rivolse al principe.
Tutto è bene quel che finisce bene.
Però,
Caro principe,
Ti prego,
Non date più la caccia alle dolci bestiole del bosco,
Perché esse soffrono quanto gli esseri umani.
Vedi quanto male avresti potuto fare,
Ferendo in modo più grave la cerbiatta bianca.
Per fortuna è stata solo una ferita superficiale.
Ma se l'avessi uccisa.
.
.
C'hai pensato,
Principe valoroso?
—Vi prometto che non caccerò mai più,
Le rispose il bel principe.
Ed era ancora tutto scosso dentro di sé all'idea del male che avrebbe potuto fare a desiderio.
Ma grazie alle cure della fata,
Ormai la ferita della principessa non era più che un lontano ricordo.
Il principe valoroso si inginocchiò ai piedi della principessa.
—Oh,
Mia amatissima,
Avrei potuto uccidervi!
Continuava a ripetere con le lacrime agli occhi.
La fata dei tulipani e i genitori dei due giovani desisero di celebrare le nozze senza più attendere.
Poi tutti raggiunsero a cavallo la capitale del regno,
Dove la popolazione li accolse con grandi manifestazioni di gioia.
Quindi iniziarono i preparativi per le nozze.
Furono invitate tutte le fate del regno,
Che già erano state presenti al battesimo di Desideria.
Le fate fecero dei doni magnifici,
I più belli che si fossero mai visti,
Vestiti di seta di Persia,
Gioielli meravigliosi frutto del paziente lavoro dei più bravi tra gli orafi del regno e dei regni vicini,
Profumi e incensi dei paesi lontani,
Un bellissimo palazzo con valletti,
Camerieri e cameriere,
E ben cento cuochi nelle grandi cucine,
Una scuderia con mille cavalli,
Metà dei quali erano perfettamente bianchi,
Con criniera bianca e coda bianca,
E metà perfettamente neri,
Con coda nera e criniera nera,
E molte altre cose ancora.
Infine arrivò il giorno delle nozze,
E cominciarono le feste.
I cento cuochi prepararono i piatti più prelibati,
Cento capi di cacciagione furono messi sugli spiedi,
E i tegami in cui cuocevano gli sformati,
I pasticci e i salmi,
Non si contavano.
Cinquanta torte,
Ognuna di un colore diverso,
E con un profumo diverso,
Uscirono dai grandi forni.
E per gli sposi fu preparata una torta speciale a sei piani.
Per più di un mese si mangiò,
Si beve e si danzò.
Ma cosa era successo a Lungasfina?
Dato che il principe era generoso,
Le perdonò l'inganno e il male che aveva fatto a Desideria,
E ordinò alle guardie di aprire le porte della prigione in cui era rinchiusa.
Lungasfina uscì subito,
E ringraziò commossa il principe valoroso.
—Perdonate la mia cattiveria,
Disse scoppiando in singhiozzi.
—Credetemi,
Oggi sono pentita,
E sono felice per la felicità vostra,
E di Desideria.
—E di cuore vi auguro ogni felicità.
Il principe le accordò generosamente il suo perdono.
Poi le regalò un cavallo,
Con il quale Lungasfina,
Attraverso la foresta,
Oltrepassò una montagna,
Un lago e il mare,
E se ne andò per sempre dal regno.
Ed allora nessuno sentì più parlare di lei.
Neanche l'uccellino,
Il gentile messaggero della fata dei turipani,
Che faceva lunghi viaggi,
Ne ebbe più alcuna notizia.
Il principe e la principessa,
Ormai dimentichi di tutte le dolorose vicende passate,
Vissero felici,
Ed ebbero tanti bambini,
Tutti belli e buoni,
Come i loro genitori.
Buonanotte.
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