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L'Impermanenza: Introduzione e meditazione

by Marco Coccioli

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Cosa davvero significa l'Impermanenza secondo gli antichi insegnamenti, e come l'esperienza del flusso del tempo può condizionare la nostra vita di tutti i giorni. Il discorso introduttivo porta alla comprensione di come l'Impermanenza, nel suo significato profondo, apre la porta della Meraviglia. Segue una breve meditazione guidata. (Mind Body Calmness composed by Music Of Wisdom - Licensed from Meditation Music Library)

Trascritto

Questo è il primo incontro dopo una sospensione di tre mesi,

Abbastanza lunga,

E anzitutto in questi tre mesi ci tenevo a dire che non sono stato in un ritiro in una caverna e neanche in una foresta,

Non sono stato neanche in un tempio nel silenzio,

Nel nobile silenzio,

Ma sono stato immerso nel samsara,

Che poi è il vero crogiuolo della pratica,

È lì,

Nella palestra,

Come in effetti ci ha proprio insegnato il Buddha Sakyamuni.

Il fatto è che quel samsara ogni tanto,

Sapete bene,

Che tende a trasformarsi in sabbia mobile,

Quindi ci è voluto un po' per emergere.

Ma ho colto l'occasione di qualcuno,

Fra cui anche Angela ma anche altri,

Che mi ha chiesto di riprendere i nostri discorsi su come gli insegnamenti antichi possono esserci di aiuto nella nostra vita di oggi.

Di oggi in quanto persone che vivono in un altro tempo,

In un altro spazio,

Una vita contemporanea,

E mi è venuto subito in mente come argomento l'impermanenza.

E quindi oggi introduco l'argomento e poi questo argomento penso di svolgerlo con voi in varie angolazioni.

E anzitutto perché l'impermanenza?

Perché l'argomento,

In realtà è l'argomento principale,

È la riflessione originaria da cui si origina veramente tutto,

Tutto l'insegnamento.

Mi è capitato ultimamente di leggere di un discorso tenuto tanti anni fa dal grande maestro Zen Suzuki Roshi,

Un maestro che appartiene alla prima delle ondate del Dharma verso l'Occidente,

Un importante maestro,

Al termine del quale qualcuno,

Quindi un bellissimo discorso,

Un bel discorso di Dharma,

Qualcuno ha alzato la mano e ha detto,

Maestro io non ho capito,

Me lo puoi spiegare in due parole?

E il maestro Suzuki Roshi,

Dopo qualche momento di silenzio ha detto,

Tutto cambia,

Due parole,

Questa è l'essenza,

Tutto parte da lì.

Ed è questo che significa l'impermanenza,

Niente resta fermo,

Niente resta uguale a se stesso,

Tutto cambia.

Ma questo potrebbe sembrare ovvio,

Ma cominciamo da provare a sentire come viviamo noi l'esperienza dell'impermanenza,

L'esperienza del cambiamento.

Io penso che anche solo in questi tre mesi di sospensione a molti di noi sia capitato di incontrare qualche amico che non vedevamo da molto tempo e di stupirci di quanto si è invecchiato.

A me per esempio mi capita anche su Facebook discorrere,

Io vado molto poco su Facebook ma ogni tanto scorro e vedo delle fotografie di amici,

Attuali di amici che non vedo da tanto tempo e rimango lì a guardarle e mi ricordo come erano e cerco di capire come mai ora sono così diversi.

Ci fermiamo a ricordare come erano o sempre su Facebook vediamo personaggi famosi della nostra gioventù,

Per esempio musicisti,

Attori che pensavamo sempre giovani e all'improvviso scopriamo,

Vediamo che sono vecchissimi.

Mi è capitato per esempio con Joe Myer,

Con McCartney e forse ci guardiamo allo specchio e forse ci capita di guardarci di scorcio mentre camminiamo il nostro riflesso sulle vetrine e di dirci ma sono davvero io quello?

Siamo davvero noi?

Notiamo come la nostra forma è cambiata?

Oppure ci sarà capitato di vedere qualcuno attorno a noi ammalarsi?

O di ammalarci noi stessi?

O di sapere che qualcuno si è ammalato anche gravemente,

All'improvviso?

Forse ci è capitato di entrare in un ospedale e di vedere gente che entra,

Che esce,

Un mondo.

Forse ci è capitato di perdere qualcuno che c'era caro?

O di sapere che qualcuno che amiamo ha perso una persona cara?

O di scoprire anche per caso che qualcuno che c'era all'improvviso non c'è più?

Questo capita anche molto frequentemente,

Molto più frequentemente con l'avanzare degli anni.

Ma capita sempre nella vita.

Come se dal nostro cielo,

Che ci pareva immutabile,

Scomparissero a poco a poco delle stelle e tutto si deve riassestare.

Ora,

Tutto questo è naturale,

È umano.

Ma è molto probabile che in tutti questi casi abbiamo provato una fitta,

Uno shock,

Leggero o anche profondo,

Una sofferenza,

Molto probabilmente passata poi in cantina.

Cosa significa passata in cantina?

Archiviata per dopo.

Perché ora ci sono delle urgenze,

Anche banali,

Per esempio manca il latte,

Dobbiamo andare a comprare il latte.

Oppure urgenze vere,

Emergenze.

Quindi restano lì queste fitte,

E si accumulano,

Stanno in fondo,

Non vengono elaborate,

Non vengono portate alla luce.

Ora,

Se ci pensiamo,

Ora io vorrei tornare,

Come spesso faccio,

Alla storia del Buddha,

Perché quella è una storia veramente importante,

È una parabola piena di simboli,

Di significati.

La storia del Buddha Sakyamuni,

Che è proprio questa.

Prima di diventare Muni,

Che significa saggio,

Sakyamuni saggio della famiglia di Sakya,

Il principe Gotama se ne stava nel suo palazzo,

Al riparo,

E immerso nel piacere sensoriale,

Che ai suoi tempi era la strada più percorsa e più accettabile anche,

Più percorsa dall'élite per distrarsi dalla sofferenza e dall'inquietudine.

Finché a un certo punto Gotama esce dal palazzo,

Un po' di nascosto,

E incontra un malato,

Un vecchio,

Un cadavere.

Io penso che,

Se pensiamo all'India di quel tempo,

Abbia incontrato molti malati e molti vecchi e molti cadaveri,

Ma insomma l'idea è questa.

E il punto è anche questo,

Che forse qualcuno pensa,

Potrebbe pensare,

Che a quel punto Sakyamuni,

Che in quel momento era ancora Gotama,

Si chiamava ancora Gotama,

A quel punto si sia dedicato a soccorrere e a consolare i malati,

I vecchi e i moribondi.

Ma invece non è così.

No,

Gotama è rimasto scioccato.

Ci ha provato una fitta,

Quella fitta che noi stessi abbiamo provato tante volte,

Abbiamo sentito forse tante volte.

Così scioccato che ci ha messo anni per elaborare il trauma.

Trovando le strade che allora percorrevano i ricercatori spirituali,

Anzitutto prima è andato da due grandi maestri.

Poi,

Visto che con questi maestri non arrivava,

Ha deciso di entrare nella foresta e cercare l'amortificazione dei sensi.

Cioè cosa ha fatto Gotama?

Prima con la meditazione profonda e poi con l'amortificazione dei sensi,

Ha cercato di spegnere i sensori del tempo.

Ma alla fine si rende conto che non si può fermare il tempo e anzi che il problema sta proprio nel tentativo di fermarlo.

O meglio di fermare il flusso,

Perché parliamo di flusso più che di tempo.

E raggiunge un'illuminazione,

Una scoperta molto profonda e inizialmente pensa che sia così profonda da non poterla spiegare a nessuno,

Ma poi dopo molte insistenze decide di raccontarla inizialmente ai suoi compagni ricercatori esperti.

E nel primo discorso dice questo.

La cosa fondamentale che nasce,

Che emerge da questa cosa,

La cosa più nuova,

Anche per quel tempo,

Anzi soprattutto per Gotama,

Ma per tutti i tempi,

È che la realtà è impermanente.

E non vuol dire che tutte le cose finiscono come uno potrebbe pensare,

Cioè che tutte le cose finiscono.

No,

L'intuizione del Buddha è diversa.

Le cose non finiscono.

Non esiste una fine.

Le cose cambiano continuamente.

E quando dico cose intendo gli oggetti intorno a noi,

Ma anche i corpi,

Le sensazioni,

Le persone,

I pensieri,

Le relazioni,

I sentimenti,

Le idee,

Tutto in continuo cambiamente.

Niente è fuori da questo.

Questa è la grande.

.

.

Qui io forse sorvolo sulla diciamo profondità,

Vorrei sorvolare,

Non posso entrare troppo nella profondità di questa intuizione,

Perché nessuno l'aveva mai detto.

E neanche dopo,

Cioè la realtà del tempo,

L'idea del tempo era che il divenire,

Cioè la realtà che diviene i fenomeni,

Mostrano,

Diciamo,

Illusori,

Una realtà secondaria.

La realtà primaria era ferma,

Lassù,

Che è un po' il discorso,

Se ci pensiamo,

Di Platone,

Di Aristotele.

Invece il Buddha dice no,

Tutto,

Non c'è un'altra realtà,

L'unica realtà è questa,

Non è una realtà illusoria.

Il fatto è che cambia però continuamente,

È la sua natura.

E quindi è inutile pensare di raggiungere la felicità fuggendo in un'altra realtà.

La felicità,

Se si può raggiungere,

Si può raggiungere qui,

Ora,

In questa vita.

E il Buddha dice,

Questa è un'altra sua grande caratteristica,

Che è la sua grande originalità,

Che lo differenzia per esempio dal pensiero del Tao,

Che era simile in questa cosa,

Che vedeva il flusso.

Ma il Buddha connette questa caratteristica della realtà con l'esperienza dell'infelicità.

Perché l'infelicità nasce dalla tendenza molto umana ad opporsi a questo flusso?

Ma perché ci opponiamo?

Perché confondiamo la fotografia del processo con qualcosa di fisso,

Di reale?

Cioè pensiamo per esempio,

Diciamo ci possono essere tanti esempi,

Pensiamo a un bruco che si trasforma in crisalide e che si trasforma in farfalla.

Il bruco è già crisalide,

La crisalide è già farfalla,

Sono solo tre fotografie di un processo.

L'intuizione del Buddha è che in ogni cosa esiste già la sua scomposizione,

La sua fine e questo vale anche per il piacere.

Il piacere non ci può portare alla felicità,

Perché nel momento in cui comincia,

Comincia anche la sua fine.

Quindi perché facciamo questa cosa?

Perché ci opponiamo?

Perché confondiamo la fotografia col flusso?

Perché abbiamo paura che tutto finisca?

Perché siamo concentrati sulla fine?

Ma innanzitutto pensiamo a un universo che fosse permanente,

In cui ogni cosa restasse fissa.

Sarebbe possibile?

Io penso che sarebbe al di là di ogni ipotesi fantascientifica.

Non esiste pensare a un universo permanente.

Ed è questo il punto su cui conviene concentrarci nella nostra pratica meditativa,

Perché l'impermanenza permette l'esistenza sotto forma di processi di ogni cosa dell'universo,

Compresi noi e tutto ciò che ci accaro.

Allora prima di adesso proporvi una breve meditazione,

Volevo raccontarvi un episodio che mi è successo tanti anni fa.

Alcuni di voi lo conoscono perché di tanto lo racconto,

Ma in questo momento credo che sia utile.

Tanti anni fa a un ritiro con Corrado Pensa,

Veramente tanti anni fa.

Un ritiro di Vipassano.

I ritiri di Corrado erano molto più morbidi di quelli della scuola di Yubakin,

Però comunque dopo tre giorni,

Almeno tre giorni,

Di meditazione e concentrazione sull'impermanenza ero entrato in uno stato di ansia,

Di angoscia,

Perché volevo continuare a vedere che tutto se n'andava,

Tutto finiva.

E quindi sono andato da Corrado e gli ho detto questa pratica mi sta sentendo sorgere un'angoscia forte.

E lui mi ha risposto in un modo,

Mi ha risposto questo,

Mi ha risposto contrasta l'angoscia con la gentilezza amorevole,

Che è una tipica risposta degli insegnanti di Vipassano e va anche bene.

Cosa vuol dire?

Vuol dire che mentre mediti prova ad immaginare di essere abbracciato da qualcuno che ti ama,

Per esempio una persona che ti ama veramente tanto,

Tua mamma,

Oppure te stesso,

Sentiti abbracciato.

Questo sì contiene,

Ma la realtà che io ho capito parecchio tempo dopo,

Ma ho capito,

È che manca un pezzo,

Perché la realtà è che la meditazione sull'impermanenza deve andare verso quello che arriva,

Non quello che va via.

Cioè esiste un ago quando noi meditiamo sull'impermanenza,

E questo ago ci caratterizza come esseri umani,

Noi tendiamo a vedere il negativo.

Nella meditazione sull'impermanenza l'ago va verso la fine.

Noi siamo più attenti a quello che se ne va,

E anche nella nostra vita è così,

Che a quello che arriva.

Quindi la pratica sta nel riportare,

La pratica diciamo formale,

Ma anche quotidiana,

Sta nel riportare quell'ago al centro,

Come osservando la meraviglia di tutto quello che può,

Che arriva.

Perché l'impermanenza è questo,

Arriva tutto nuovo,

E quindi è per questo che la pratica della meditazione è una pratica della meraviglia.

Questa è la grande intuzione anche di Thich Nhat Hanh.

Thich Nhat Hanh dice questo.

Noi non possiamo pensare di vivere una vita in cui non c'è la sofferenza,

Non c'è il dolore.

La felicità è l'altra faccia della sofferenza.

Il dolore ci sarà sempre,

Ma noi dobbiamo concentrarci di là e arrivare a un equilibrio.

Quindi insomma,

Questo è un po' l'introduzione.

Adesso io,

Se siete d'accordo,

Vi proporrei una breve meditazione,

Perché siamo tanti,

Non vorrei fare una cosa lunga,

Semplice meditazione sull'impermanenza,

Al termine della quale chi vuole può condividere la sua esperienza di oggi o di altri giorni in cui ha sperimentato quello di cui abbiamo parlato oggi.

Quindi io rastacco la campana un'altra volta e ci accogliamo.

E anzitutto ci assistiamo sulla nostra posizione,

Quella che forse conosciamo.

Se siamo seduti diamo i palmi delle mani sulle nostre gambe,

Proviamo il respiro e rapidamente facciamo un giro dei punti di contatto del nostro corpo.

I piedi sul pavimento,

Le mani sulle gambe,

Il bacino sulla sedia o ovunque sia,

Le labbra che si toccano tra di loro,

La lingua che tocca il palazzo,

Le palpebre sugli occhi.

Notiamo come l'inizio di una meditazione è sempre un po' agitato e lasciamoci guidare dal respiro.

Diamoci anzitutto il permesso di scendere un po'.

Notiamo forse come i muscoli del viso si rilassano.

Tanti piccoli muscoli che si muovono continuamente durante la giornata ora possono rilassarsi.

Proviamo il nostro respiro.

Notiamo anzitutto come arriva da solo e come un respiro porti al respiro successivo.

E sono tutti un po' diversi tra loro questi respiri.

Ogni respiro è nuovo.

È nuovo perché arriva ora ed è nuovo perché cambia a seconda delle condizioni che trova,

A seconda di come ci sentiamo,

A seconda di quanto stiamo scendendo è la casa del nostro corpo.

E vediamo ora che cosa arriva dal nostro corpo.

Che cosa si presenta,

Cosa c'è?

Forse è la sensazione che ci viene da una mano,

Forse è un senso di calore,

Forse è una pressione.

Notiamo che qualsiasi cosa arriva,

Qualsiasi sensazione arriva,

Dopo poco lascia lo spazio a un'altra sensazione.

E questo naturalmente ha a che vedere con la nostra attenzione.

Non è che si sposta come farebbe un'ape sui fiori.

Osserviamo quello che arriva come fossimo sulla prua di una nave e la brezza ci viene in conto.

E' tutto nuovo.

Sentiamo se arriva qualche emozione,

Qualsiasi emozione.

Potrebbe essere un senso di impazienza,

Un senso di gioia,

Qualsiasi cosa ci sia in questo momento si trasforma e lascia lo spazio a qualcos'altro.

Potrebbe essere un pensiero.

Quanto dura questo pensiero?

Pensiamo per un momento a stamattina,

Quando ci siamo svegliati.

Quante volte la nostra mente e il nostro corpo sono cambiati da stamattina?

E se non fosse per l'impermanenza avremmo solo un pensiero,

Solo un'emozione.

O anche nessun pensiero,

Nessuna emozione.

E invece anche se arriva un pensiero negativo o afflittivo,

Non è permanente.

Il pensiero può cambiare proprio grazie alla natura della realtà.

Proviamo ora a immaginare di avere davanti a noi un pulsante che ci permetta di fermare tutto.

Quando lo premiamo tutto diventa permanente.

Il pensiero che abbiamo ora resta con noi fermo lì per sempre.

Solo quello.

E' così l'emozione che forse stiamo provando.

Con le situazioni che stiamo vivendo nel mondo.

E così si fermerebbero tutti gli altri attorno a noi,

Comunque stiano.

E così si fermerebbe il mondo comunque sia,

Comunque stia in questo momento.

Non dobbiamo per forza premere quel pulsante.

Restiamo solo ancora qualche momento con il nostro respiro ad ascoltare che cosa arriva fino al suono della campana.

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