
Radicamento e flessibilità
Meditazione guidata basata su un testo di Diana Petech, insegnante di Dharma della tradizione zen di Thich Nhat Hanh.
Trascritto
Porto la consapevolezza in maniera delicata,
Ma concentrata,
A quei punti del mio corpo che appoggiano sul terreno o sul pavimento,
Attraverso la sedia oppure attraverso il cuscino o il panchetto.
Se mi trovo su una sedia sono le piante dei piedi,
Le cosce,
I glutei.
Se invece sono su un panchetto o su un cuscino sono le ginocchia,
Le gambe e sempre i glutei.
Questi punti di contatto sono il luogo nel quale il mio essere riceve il sostegno sicuro e stabile della terra.
Ispirando prendo consapevolezza dei punti di contatto.
Espirando mi abbandono con fiducia.
Punti di contatto abbandono.
Ad ogni ispirazione sento il peso che si scarica con fiducia e morbidezza a terra,
Attraverso i punti di contatto.
Adesso lo faremo per qualche minuto,
Ognuno secondo il ritmo respiratorio che gli è proprio.
Se intorge qualche pensiero come è normale e ce ne accorgiamo lo lasciamo andare con gentilezza.
Questa base che è costituita da le zone di contatto col terreno,
Col pavimento,
È la base solida sulla quale appoggiano tutte le parti del mio corpo.
Ora porterò gradualmente l'attenzione a ognuna di queste parti,
Rilassando ogni tensione che dovesse scoprire in questa o in quella parte e lasciandola andare con l'ispirazione giù verso il terreno.
Percepisco le varie parti del corpo rilasciando via via ogni tensione che posso trovare.
La testa,
La fronte,
La zona intorno agli occhi,
Le guance,
La zona intorno al naso,
La bocca,
La mandibola,
La nuca,
Le spalle,
Mi si afferma un po' di più sulle spalle che è la zona che accumula più tensione,
Le braccia,
Gli avambracci,
Le mani,
La parte superiore del dorso,
Il torace,
La zona dello stomaco con il diaframma,
La pancia,
La parte inferiore del dorso,
La zona lombare,
Tutto il bacino,
I glutei,
Le cosce,
I polpacci,
La parte anteriore delle gambe,
I piedi.
Ogni parte del mio corpo è rilassata,
È abbandonata al sostegno della terra.
Posso accogliere questa percezione con un sorriso,
Un vero sorriso fisico.
Ora che ho messo davvero radice a terra,
So di poter essere stabile.
Dunque posso sperimentare inclinando leggermente in avanti il busto,
Qualsiasi punto preciso in cui il busto si legge da solo sulla zona d'appoggio,
Senza il minimo sforzo muscolare,
Solo col tono muscolare sufficiente a tenerlo retto.
Ben radicato al suolo posso inclinarmi leggermente in avanti e poi leggermente indietro.
Posso spostare il peso sul gluteo sinistro e sul gluteo destro.
Posso inspirare e inclinarmi levemente in avanti,
Espirare e inclinarmi levemente indietro.
Posso anche disegnare col bacino un piccolissimo cerchio.
Il mio organismo sta ricevendo l'informazione che la postura non è rigida,
Non è fissa,
Ma flessibile.
Attraverso questa esperienza posso trovare quel punto centrale in cui il corpo si legge da solo,
Senza il minimo sforzo.
Può aiutarci a trovare questo punto di equilibrio,
Fare la stessa cosa con il mento.
Portarlo leggermente in avanti e poi leggermente indietro verso la nuca e sentiremo che c'è un punto in cui la nuca si distende e la testa resta appoggiata sulla prima colonna cervicale senza sforzo dei muscoli del collo.
Ecco faccio queste prove.
Meditazione significa sperimentazione.
Significa scoprire cosa mette più in unità e in pace il nostro corpo e la nostra mente.
Perciò portare la consapevolezza del punto centrale di noi stessi,
Nel quale siamo in perfetto equilibrio o almeno nel migliore equilibrio possibile per noi in questo momento,
Già è meditazione.
Se non abbiamo abbastanza allenamento e siamo agli inizi può essere che ci sia qualche parte del corpo che fa male o formicola.
Allora proviamo a immaginare di distenderla,
Aprendo i tessuti,
Lasciando scorrere l'energia attraverso quella parte.
In genere tendiamo a fare la cosa contraria,
A serrare,
A chiudere i tessuti intorno a una parte del corpo dolorante.
Sperimentiamo un altro modo per il quale può venirci in aiuto una visualizzazione.
Un pugno stretto che si apre con una mano che si ammorbidisce e si allarga.
Con l'allenamento sarà sempre più facile trovare il rilassamento e l'apertura dei tessuti e metterci nella condizione di non avere zone di tensione.
Metterci in condizione di essere stabili e rilassati sulle nostre radici,
Proprio come un albero,
Un albero giovane,
Elastico,
Che può oscillare leggermente nel vento perché è ben radicato a terra.
Rimaniamo per un po' con questa immagine dell'albero.
Ora portiamo la nostra consapevolezza a risalire dalle nostre radici,
Cioè dai nostri punti di appoggio,
Molto gradualmente verso l'alto,
A lungo la colonna vertebrale,
Dal cogice all'osso sacro.
Poi via via,
Vertebra dopo vertebra.
Sentiamo un moto verso l'alto,
Su per la zona lombare,
La zona dorsale,
Come la linfa che scorre verso l'alto di quell'albero giovane che siamo.
Verso la nuca,
Il collo,
La sommità della testa.
Immaginiamo che dal centro della testa,
Dove c'è la fontanella,
Che da piccoli è stata l'ultima parte a saldarsi delle ossa della nostra testa,
Dalla fontanella parta un filo che ci connette al cielo.
Proviamo a sentire questa leggera attrazione verso l'alto.
Può darsi che la nuca si distenda un po' di più,
Che le vertebre si allontanino leggermente l'una dalle altre,
Che la schiena si allunghi un po' e si ammorbidisca.
Questo di immaginarsi questo filo è uno stratagemma tipico dei meditanti.
Può essere che in quel punto,
In cima alla testa,
Sentiamo qualche sensazione di calore o di formicolio.
È perfetto,
Però è perfetto anche se non sentiamo nulla.
Sappiamo che attraverso quel punto siamo collegati al cielo.
Pian piano quel centro si aprirà,
Permettendoci di percepire questo collegamento.
In questo momento di pace onoriamo la nostra funzione di ponte tra la terra e il cielo.
Un ponte sgombro,
Libero,
Aperto al passaggio.
Dunque,
Qualunque pensiero venga a occupare la nostra mente,
Lo possiamo lasciare andare e restare aperti alla percezione di questo ponte che costituiamo.
Aiuta a dare respiro.
Il respiro che entra,
Che si ferma.
Il respiro che esce e poi si ferma di nuovo.
Ora,
Per qualche minuto,
Ognuno di noi,
Col proprio ritmo,
Senza modificarlo,
Resterà aperto e concentrato sul proprio respiro che entra e che esce in questa postura flessibile,
Aperta e diretta.
E ora,
Con questa unità di mente e corpo appoggiate sul respiro,
Ci prepariamo ad ascoltare il suono di campana che segnerà la fine di questa meditazione guidata.
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