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Essere Normale

by John Angelori

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Essere normale significa non scegliere il comportamento nevrotico come la nostra prima scelta. Questa meditazione guidata sull'essere normale è una riflessione su questa prospettiva e su cosa significa nella vita di ogni giorno.

Trascritto

Spesso in questo periodo rifletto sulla mia pratica,

Su quello che insegno e quello che viene spesso fuori come tema è la capacità di usare la pratica,

In un certo senso usare la pratica come strumento,

Come una formazione verso essere normale e a volte anche per me,

Come per gli altri,

Sembra di contrastare un'idea che abbiamo della pratica che tutto va bene e che non dobbiamo pretendere molto e oltre a porre attenzione al nostro respiro non c'è molto da fare,

Anzi siamo spesso in un quasi un battaglio di lasciare andare un senso di stabilità o permanenza e cerchiamo di non proteggere la nostra pretesa di essere qualcuno e invece se vediamo la nostra vita in termini della nostra capacità di avere rapporti umani,

Sani,

Appropriati,

Di essere amorevoli e valutare altri,

Valutare il prossimo,

Tutto viene da un senso di autostima e un senso di essere normale,

Felice,

Dalla capacità di mantenere rapporti efficaci,

Responsabili,

Appropriati con le persone nella nostra vita.

Dalla mia esperienza,

Dalla mia formazione come praticante laico,

Dal periodo di formazione monastica,

Una delle cose che rimane molto impresso per me è il percorso verso questo senso di autostima e i passi concreti che uno fa,

Considerare e su cui riflette per avere questo senso di appropriatezza o di essere normale.

Da un certo senso viene spontaneo,

Ma da un certo senso viene da la creazione,

Almeno in un primo momento,

Di un contenitore intorno al nostro comportamento,

La creazione o la tendenza verso condizioni di supporto,

Sia nell'ambiente esterno che all'interno,

Che permettono,

Per condizioni che bloccano o che neghiono la nostra capacità di essere normali.

Nel insegnamento classico,

Che fa parte della formazione di molti di noi,

In sottofondo se non abbiamo mai considerato la sua storia,

Ci sono tutti i vari parametri culturali della cultura dedica per quelli che hanno studiato lo yoga,

I famosi yama e niyama.

Yama e niyama è un'intenzione,

Se vogliamo,

Un'intenzione di usare il virtù come una base per discernimento,

Questo senso che emerge dalla disciplina e dalla pratica di essere appropriato,

Di essere fidabile,

In primis a noi stessi.

Una parte viene da noi,

Da cinque precetti,

L'impegno di astenermi dalla violenza,

Di non distruggere le creature viventi,

L'impegno di astenermi dal prendere le cose che non sono date,

L'impegno di astenermi dalla sessualità non responsabile,

Non amorevole,

Non armoniosa,

L'impegno di astenermi dalla parola scorretta,

L'impegno di tenere la mente chiara e attenta e capace di essere sveglia e questa della cultura vedica erano il cosiddetto yama,

La non violenza,

L'uso delle parole giuste,

Rispetto alla proprietà degli altri,

L'uso della sessualità o la sensualità in modo armonioso e la non abilità,

Chiarezza.

Poi il niama,

La purezza,

La contentezza,

L'austerità,

L'investigazione o lo studio del sé e poi divozione.

Nella nostra tradizione di pratica questo è visto come lo sviluppo del discernimento attraverso sila,

Attraverso il vertù e diventa uno degli aspetti del processo o il percorso verso lo sviluppo di saggezza o di visione profonda,

Pagna,

La facoltà di discernimento.

Sila samadhi pagna la correttezza,

L'amalgama delle condizioni che ci permettiamo di avere fiducia in noi stessi,

Che sviluppa,

Che nutrisce,

Che alimenta una capacità maggiore di concentrazione che ci permette di discernere maggiormente condizioni che sorgono e condizioni che cessano,

Condizioni che sostengono la nostra pratica e condizioni che non sostengono la nostra pratica,

Che impediscono.

E tutto questo è un processo,

Un processo dinamico che inizia spesso con un atteggimento un po' meccanico,

Faccio questo,

Prendo quello,

Realizzo questo,

Ma in realtà è un ciclo virtuoso di educazione,

Di teorie,

Di applicazione,

Di valutazione e piccole realizzazioni non lineare.

Nei tempi antichi,

Nella tradizione vedica,

C'era il guru,

Il teacher,

C'era il shastra,

I testi,

Upanishad,

Cose di questo genere,

E c'era il sangha,

Il gruppo che rinforzava certi parametri,

Certi aspettativi sociali,

Culturali.

E una delle cose che ineritiamo noi nella nostra pratica classica buddista è,

In un certo senso,

Una leggerezza sulla figura del guru che diventa Kalyanamita,

La possibilità di appoggiarci su amici,

Conoscenze,

Persone che sanno un pochino più di noi,

Ma non hanno questo ruolo di guru.

E comunque sia una responsabilità ancora di sviluppare una maggior conoscenza dei testi,

O linguaggio,

O almeno parametri obiettivi della pratica,

E di appoggiarci su amici della comunità che ci aiuta a confrontarci nel linguaggio classico.

Questo è un processo,

Un ciclo dinamico di impariarti a conoscere parametri della pratica,

Fatti i fatti,

Discernere,

Praticare,

Approfondire,

E fatti i vedi.

Cominciare a vedere qualche realizzazione,

Qualche senso delle verità,

Della potenzialità della pratica.

Per me uno degli elementi più potenti è questo senso di essere normale,

Sì,

Di apprezzare stati che a volte sembrano straordinari,

La concentrazione o la tranquillità,

Però soprattutto il senso di essere normale,

Di essere un essere umano fondamentale,

Appropriato,

Capace di vivere in armonia,

Capacità di sviluppare le condizioni che mi permettono di avere questo senso di solidità e allo stesso tempo la flessibilità di non proteggermi sempre e di non impiegare troppa energia nella pretesa di essere me stesso,

Mie opinioni.

Un bel equilibrio tra essere scorevole,

Libero,

Sciolto e essere disciplinato mentalmente,

Fisicamente.

Un altro modo molto concreto,

Specialmente in un periodo di pratica formale come quello che stiamo facendo ora,

Un altro aspetto molto concreto della disciplina e della pratica è il nostro respiro,

La nostra capacità di contemplare e essere consapevoli e questo ciclo virtuoso continuo di conoscere,

Approfondire,

Essere disciplinato,

Esplorare.

Torniamo spesso non solo al nostro respiro,

Ma anche all'intenzione di fortificare,

Di enfettizzare,

Di scegliere,

Di tendere verso questa visione,

Questi strumenti,

Questo processo,

Si nella pratica formale che nella quotidianità della nostra vita.

Li mando lentamente quelle condizioni che bloccano,

Che non contribuiscono al senso di armonia o di essere normale,

Non afflitto,

Non neurotico,

Pur essendo io con tutta la mia storia posso scegliere di essere normale,

Non neurotico,

Fidabile.

A volte questo processo è molto sottile,

Sembra che niente cambia,

Le rieluzioni sono distanti o sembrano cose che succedono agli altri.

Mi fa ricordare una poesia che ho letto diversi anni fa,

Che spesso viene in mente,

Che a volte condivido con gli studenti,

Che si chiama Oceani,

Da Juan Román Jiménez,

Poeta centroamericano,

Mi pare.

La poesia va così.

Ho la sensazione che la mia barca abbia spattuto giù negli abissi,

Contro un grande ostacolo e non succede niente,

Niente,

Silenzio,

Onde,

Non succede niente o tutto è avvenuto e siamo ora tranquillamente nella nuova vita.

Usiamo questi l'ultimi sette minuti per la nostra pratica.

© 2026 John Angelori. All rights reserved. All copyright in this work remains with the original creator. No part of this material may be reproduced, distributed, or transmitted in any form or by any means, without the prior written permission of the copyright owner.

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