
Il vuoto prima della quiete (breve riflessione)
Condivido con te, che come me sei lungo il sentiero, una breve riflessione che spero possa aiutarti a comprendere che la mente è un organo e come tale, possiamo imparare a non identificarci con i pensieri per i quali possiamo provare piacere, dispiacere o uno stato neutro. Trascendere questi stati significa non identificarsi con le passioni e raggiungere uno stato di quiete Sono Matteo Mannucci Dottore in Informatica Umanistica, Laureando in Psicologia, Conoscitore in psicosomatica, Poeta, Stud
Trascritto
Ciao,
Sono Matteo e come te sono sul sentiero.
Così come gli alpinisti lasciano un segno a chi arriva prima o dopo,
Ti lascio queste riflessioni,
Sorte durante la pratica della meditazione.
L'oggetto di questa breve riflessione è il vuoto della mente.
Spesso mi sono domandato come la mente,
Che è sempre indafferata,
Occupata a pensare,
Possa farsi vuota.
Poi ho cominciato a meditare.
Mi sono accorto che,
Osservando il respiro,
L'io,
Inteso come il centro della coscienza,
L'io concentrato nell'atto di osservare,
Smette di fare,
Di produrre pensieri.
Impegnato solo a osservare il respiro,
L'io si mette da parte.
Così la psiche può respirare e la coscienza può intuire.
Si comprende quindi che la mente è un organo e come tale produce una percezione sensoriale.
Per il buddismo l'essere umano possiede sei sensi e aggregati di forma,
Sensazione,
Gusto,
Olfatto,
Tatto e gli oggetti mentali.
Comprendendo che la mente è un organo,
Riusciamo a non identificarci con la mente né con gli oggetti mentali per i quali possiamo provare piacere,
Dispiacere o uno stato neutro.
Io non sono la mia mente.
Anche lo stato neutro,
Che è il più sottile,
Piano piano deve essere comunque trasceso.
Trascendere questi stati significa non identificarsi con le passioni,
Raggiungere uno stato di quiete.
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