
Perché siamo nati Buddhadasa bikku parte seconda
Buddhadāsa divenne un bhikkhu (monaco buddhista) nel 1926 e gli fu assegnato il nome Ven. Indapañño, che significa: "dotato di saggezza" o "dotato di intelligenza". La sua intenzione era quella di tornare alla vita laica dopo poco tempo, andò quindi a Bangkok per studiare, dove restò circa 10 anni. Disgustato dalla corruzione e dal lassismo che regnavano all'interno dei templi, favoriti dall'oppressione del governo, ritornò al paese natale e si rifugiò in un tempio abbandonato.
Trascritto
La persona che vive per la sensorialità dovrebbe riflettere su questo antico detto.
Uomini e animali hanno queste cose in comune.
Cercare piacere nel cibo,
Nel sonno,
Nel sesso e scansare i pericoli.
Ciò che contraddistingue gli esseri umani è il dhamma.
Senza dhamma,
Gli uomini non sono differenti dagli animali.
Si tratta di un detto che risale ad ancora prima del buddismo ed era senz'altro conosciuto anche ai tempi del Buddha.
In qualsiasi caso è sicuramente in accordo con i principi buddhisti.
Gli esseri umani di solito hanno le stesse sensazioni degli animali nei riguardi del cibo,
Del sonno,
Del sesso e del pericolo,
Inteso come malattia,
Dolore e nemici.
Gli animali possono occuparsi di queste cose altrettanto bene degli esseri umani.
Preoccuparsi di queste cose delle quali possono disporre tutti gli animali indica un livello non molto alto.
Siccome questi oggetti della sensorialità esercitano un grande influsso sulla mente,
Per qualsiasi essere ordinario è difficile riconoscerli per quello che sono e liberarsene.
Vivere per la sensorialità,
Mediante l'occhio,
L'orecchio,
Il naso,
La lingua,
Il corpo e la mente,
Non condurrà mai alla liberazione.
La gente comune è molto lontana dal livello più alto,
Dallo stadio più elevato raggiungibile grazie ad una nascita umana.
Ossessionata dagli oggetti sensoriali si è bloccata a metà del cammino,
A mezza strada dalla meta.
Non deve essere considerata un modello.
Se questa sensorialità fosse davvero così preziosa come sembra che pensino,
Queste persone allora,
Insieme agli animali,
Dovrebbero essere considerati gli esseri di livello più alto.
A questo punto è necessario ricordare che anche le creature celestiche dimorano nel paradiso della sensorialità cammavacca-redavata non stanno particolarmente bene.
Anch'esse sono soggette alla sofferenza e all'ansia.
Anch'esse sono impure,
Costantemente contaminati dalle loro non appropriate azioni corporee,
Vocali e mentali.
Deva di questo tipo,
Ogni qual volta riescono a elevarsi,
Lasciano il loro paradiso di sensorialità e vanno alla ricerca del Buddha,
Del Dhamma e del Sangha.
La sensorialità,
Anche nella sua forma più alta,
Non è in alcun modo la cosa più alta per un essere umano e non si dovrebbe ritenere che essa è la ragione per cui si nasce.
Veniamo ora al prestigio.
Per un umano pensare di essere nato per la fama e la rinomanza è una tragedia.
Un'occhiata a questa cosa nota con il nome di prestigio mostra che è del tutto insostanziale.
Avere un'alta considerazione di una persona dipende dagli altri.
Può anche succedere che,
Pure se nessun se ne accorge,
Quest'alta considerazione sia del tutto infondata.
Quando la maggioranza delle persone illusa,
Ottusa,
Priva di discernimento e di qualsiasi conoscenza del Dhamma,
Le cose tenute in alta considerazione e ritenute prestigiose sono necessariamente piuttosto ordinari e di medio livello,
In linea con la loro mediocre scala di valori.
Ai loro occhi,
Le cose sostenute e insegnate dalle persone spiritualmente avanzate saranno difficilmente tenute in alta considerazione.
Infatti,
Più la gente è preoccupata della fama e della rinomanza,
Più sono mondane le cose che loro stimano molto.
Chi merita la maggior considerazione possibile è chi è in grado di rinunciare ai valori mondani e di favorire la felicità del genere umano.
In pratica,
Però,
Riscontriamo che tutto il prestigio va quanti aggiungono altre afflizioni e ulteriore confusione al mondo.
Questo è un esempio di quello che il prestigio è agli occhi degli esseri mondani,
Di quelli che sono bloccati qui nel mondo.
Dire che si è nati per avere prestigio è tanto ridicolo quanto affermare che si è nati per perseguire la sensorialità o per mangiare.
Questi punti di vista sono tutti ugualmente miserevoli.
Differiscono solo quanto al grado di complessità.
In breve,
Allora,
Non c'è alcun dubbio che né il cibo,
Né la sensorialità,
Né il prestigio possono essere le cose più elevate,
Gli obiettivi che i buddhisti cercano di raggiungere.
Perché siamo nati?
Prendiamo ora in considerazione un detto del Buddha che penso possa esserci d'aiuto per rispondere a questa domanda.
Sankara parama dukkha Nibbana paramam sukham Etam natva yathabhutam Santimaggam evam brvaya Le cose composte sono sofferenza assoluta.
Il Nibbana è la maggior beatitudine,
Conoscendo davvero questa verità sia sul sentiero verso la pace.
Per comprendere la prima riga di questa citazione dobbiamo prima di tutto comprendere in modo corretto il termine Sankara.
Questa parola ha molti significati.
Può riferirsi sia alle cose fisiche,
Al corpo,
Oppure,
Come nel nostro caso,
A quelle mentali,
Alla mente.
Letteralmente,
Sankara significa semplicemente creare composti.
È sia un sostantivo,
Sia un verbo e rinvia alla funzione del comporre e delle formazioni che risultano da tale attività.
Allora,
Seguendo questa definizione,
Il dar vita a tali formazioni è assoluta sofferenza ed è del tutto insoddisfacente,
Dukkha.
Però,
Non si afferma che il comporre sia di per sé sofferenza,
La causa dell'afflizione e della sofferenza degli esseri umani?
Il termine comporre implica assenza di riposo,
Solo un continuo dar forma che conduce a continue rinascite.
Le cose responsabili di questi composti sono le contaminazioni mentali,
Chilesa.
Sono queste ultime a dar vita alle formazioni.
Con il sorgere dell'ignoranza,
Della stupidità,
Delle infatuazioni,
La causa radice delle altre contaminazioni,
L'avenità e l'avversione,
Avvengono le formazioni mentali.
Esse sono responsabili di questa funzione della mente che la inducono ad aggrapparsi e ad attaccarsi ad una cosa dopo l'altra senza fine,
Senza lasciar mai andare.
Il termine composto,
Così come viene qui utilizzato,
Si riferisce all'aggrapparsi con attaccamento,
Upadana.
Se non c'è attaccamento,
La contaminazione per mezzo dell'attaccamento non si verifica e allora il termine composto non è applicabile.
Le cose composte sono sofferenza assoluta.
Questo significa che il coinvolgimento il quale ha raggiunto il livello della brama dell'attaccamento non è nient'altro che sofferenza.
Senza questo tipo di formazioni vi è libertà dalla sofferenza,
Dall'insoddisfazione.
È proprio a questa attività che ci si riferisce quando si parla della ruota del samsara,
Quel ciclico processo con i suoi tre aspetti le contaminazioni,
Le azioni basate su queste contaminazioni e i risultati di queste azioni.
Le contaminazioni che producono soddisfazione quale è il risultato delle nostre azioni o cam ci spingeranno a ulteriori azioni.
È così il ciclo,
Contaminazioni,
Azione,
Frutto dell'azione prosegue senza fine.
Questo è il processo detto comporre.
È questo ciclo ripetuto all'infinito che si riferisce all'affermazione che tutte le cose composte sono insoddisfacenti e arrecano sofferenza.
Ora passiamo alla seconda rega Nibbana paramam sukham il Nibbana è la maggiore beatitudine.
Questa frase è divenuta un proverbio fa riferimento al Nibbana,
L'esatto opposto della condizione che porta a generare formazioni composte.
In altri termini si tratta della libertà da Sankara.
Tutte le volte che c'è l'attività di creare formazioni composte c'è il Nibbana.
La completa e definitiva liberazione dalle formazioni composte è il definitivo Nibbana.
La momentanea libertà dalle formazioni composte è il Nibbana momentaneo,
Un assaggio del Nibbana.
Chiunque sia veramente pervenuto alla conoscenza della vera natura delle cose composte non avrà difficoltà a comprendere per deduzione l'opposta condizione di libertà da S.
La parola Nibbana può essere tradotta con estinzione,
Cessazione,
Raffreddamento o libertà dall'afflizione.
Tutti questi significati sono coerenti con l'idea del fermarsi del non generare formazioni.
Creare formazioni composte non è altro che preoccupazione costante,
Turbamento,
Dolore e sofferenza.
Nibbana implica l'antitesi di Sankara che è libertà da questa attività.
Per quanto concerne la parte successiva della citazione conoscendo davvero questa verità si è sul sentiero verso la pace.
Essa significa che la comprensione di questa verità conduce a cercare il sentiero che conduce alla pace al Nibbana.
Il Nibbana è talora chiamato pace,
Santi ossia quiete,
Frescura.
Sono termini equivalenti.
Questa comprensione ci spinge a fare tutto il possibile per andare in direzione della pace,
Del Nibbana.
Da ciò possiamo desumere che il Buddha desiderò che noi venissimo a conoscenza della nostra insoddisfazione,
Dukkha,
Che venissimo a conoscenza della possibilità di liberarsi da questa condizione e che ci incamminassimo sul sentiero che conduce a liberarsi da tale condizione,
Ossia al Nibbana.
Se non si immagina la possibilità del Nibbana e non si capisce che il Nibbana,
In quanto cessazione assoluta del dolore e dell'insoddisfazione vale più di ogni altra cosa,
Allora non si avrà alcun desiderio per il Nibbana e non ci si incamminerà mai sul sentiero che conduce ad esso.
Appena ci si rende conto che la nostra attuale condizione è completamente insoddisfacente e scompare ogni desiderio che non sia la realizzazione della condizione esattamente opposta,
Ci si inizierà ad interessare al Nibbana e ci si incamminerà sul sentiero.
Quel che si deve fare è osservare per bene la propria mente,
Sottoporla ad un esame profondo e dettagliato per scoprire se si trovi o meno nella condizione di generare formazioni composte.
Quando una persona compie alcune azioni,
Camma sotto l'influsso delle contaminazioni,
Soprattutto se si tratta di cattive azioni come bere,
Uccidere,
Commettere adulterio,
Rubare ed altre cose di questo genere,
Allora sta generando formazioni composte.
Si tratta di un'attività fondata sull'ignoranza,
Sull'illusione e sulla stupidità.
Si va avanti fino a quando essa non produce sensazioni di piacere e di soddisfazione nella mente di chi agisce.
Quando sperimenta il risultato insoddisfacente delle sue azioni,
Egli cerca di affrontarlo con un'altra azione,
Ciò peggiora ancora la situazione.
Il risultato è che questa attività prosegue più che mai,
Fino a quando arriva il momento in cui egli riconosce che è uno stato di cose insoddisfacente e decide di porvi fine.
Si guarda attorno per cercare qualcosa che non sia insoddisfacente ed è così in grado di liberarsi dai suoi comportamenti malvagi.
Osserviamo velocemente un uomo che fa del bene,
Che si astiene dai comportamenti malvagi e compie solo azioni solitamente ritenute buone.
Una persona del genere ottiene i risultati appropriati delle sue cosiddette buone azioni,
Può ottenere ricchezza e prestigio e tutte le cose che una persona per bene può desiderare.
Se però esaminasse la sua condizione mentale,
Comprenderebbe che è ancora soggetta a preoccupazioni e ansietà.
Sperimenta la sofferenza che sempre accompagna ricchezza e prestigio.
A un uomo famoso di solito è proprio la fama a causargli difficoltà.
Lo stesso avviene per la ricchezza e per i figli.
Ogni volta che viene di attaccarsi e di trovare soddisfazione in qualcosa,
Proprio quel qualcosa diviene causa di dolore.
Anche le buone azioni,
Quelle considerabili non cattive,
Non peccaminose,
Non malsane,
Non recano perciò in alcun modo libertà dalla condizione di dolore.
Proprio che con un uomo malvagio soffre di tormento legato a un malvagio,
Anche un buon uomo deve sperimentare il suo particolare genere di sofferenza.
Una brava persona sperimenta quel sottile,
Non appariscente genere di sofferenza che sopraggiunge ogni qualvolta ci si attacca alla propria bontà.
Perciò,
Quando esaminiamo tutto questo come un fenomeno naturale,
Riscontriamo che non è solo chi è malvagio a sperimentare i frutti delle sue cattive azioni e a vorticare in tondo nel circolo delle formazioni mentali composte.
Anche chi è buono,
Oltre a sperimentare i frutti delle buone azioni,
È pure coinvolto nelle formazioni mentali composte.
Sono coinvolti entrambi,
Non c'è termine in questo processo.
Va avanti in continuazione,
Incessantemente.
Il pensiero è seguito dall'azione,
E quando i frutti dell'azione sono stati ricevuti,
Segue di nuovo il pensiero.
Questa è la ruota delle samsara,
Il ciclo sul quale vaghiamo.
Il samsara è semplicemente questo ciclo delle formazioni composte.
Incontra il tuo insegnante
More from Vittorio Bianco
Meditazioni correlate
Insegnanti Correlati
Trusted by 35 million people. It's free.

Get the app
