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La pioggia della compassione (RAIN)

by Federica Gaeta

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(Livello intermedio) RAIN è una pratica di Compassione rivolta verso noi stessi, utile per incontrare con delicatezza e sostegno un nucleo di sofferenza presente in noi. La pratica richiederà di visualizzare un evento recente causa di sofferenza: usa gentilezza nei tuoi confronti scegliendo un evento non troppo destabilizzante. Prima di iniziare, ci sono circa 3 minuti di introduzione, poi la pratica durerà circa 13 minuti; non c'è campana finale così potrai andare avanti quanto vorrai.

Trascritto

Svolgiamo una pratica di compassione.

Questa pratica ha un nome,

Si chiama pratica RAIN.

RAIN è una parola inglese che significa pioggia ma in realtà è una sigla di altre parole che formano i passaggi che incontreremo durante questa esplorazione.

Ogni lettera,

La R,

A,

I,

N,

Costituisce un passaggio,

Una fase importante di questa pratica.

È una pratica basata sulla compassione ma la compassione forse è qualcosa di diverso da quello che intendiamo normalmente.

È quel sentimento nelle nostre pratiche di consapevolezza,

Quel sentimento che ci porta con curiosità ad esplorare più da vicino l'esperienza del momento,

Ad esplorarla da una base di non giudizio,

Di accettazione e di gentilezza,

Senza cambiare l'esperienza che abbiamo,

Anche se fosse negativa,

Che spesso le pratiche di compassione vengono usate in momenti di difficoltà,

Senza cambiare l'esperienza ma osservandola,

Avvicinandoci con delicatezza e con curiosità,

Con ascolto genuino,

Interessato rispetto a quello che troviamo e che ci invita a sentire senza scappare,

Senza rifiutare,

Senza nasconderci dietro strategie,

Dietro le strategie che usiamo normalmente,

A sentire più in profondità anche quella quella sofferenza e a fare qualcosa,

Ed è questa la differenza fondamentale nelle pratiche di compassione,

Che non è una compassione,

Un sentire con,

Avere lo stesso sentimento,

Che finisce lì e basta,

Ma è qualcosa che ci spinge,

Un desiderio positivo che ci spinge ad agire,

A fare qualcosa nei confronti di quella persona che adesso sta vivendo la difficoltà,

Che possiamo essere anche noi stessi,

E questa pratica si basa appunto su sull'allenamento di questa capacità,

In primo luogo verso noi stessi,

Quindi possiamo assumere la postura seduta sul nostro cuscino o sulla sedia e chiudendo delicatamente gli occhi iniziamo a portare innanzitutto l'attenzione all'interno,

Iniziamo con gradualità ad avvicinarci al nostro respiro di questo momento,

Vediamo se nel corpo ci sono delle tensioni da qualche parte e se notiamo delle tensioni proviamo deliberatamente a scioglierle,

A lasciarle andare,

Trovando una posizione che ci è più possibile comoda e che ispira dignità e rispetto,

Entriamo in connessione con il nostro respiro,

Sentiamo la presenza del nostro corpo qui seduto in questo momento,

Così come siamo,

Il posto che stiamo occupando è un posto unico,

Lo stiamo occupando solamente noi in questo momento,

Da questo punto di vista nulla può essere sbagliato e gradualmente iniziamo a far riaffiorare alla memoria un episodio della nostra vita recente magari nell'ultima settimana,

Qualcosa che è ancora abbastanza fresco nella memoria,

Un episodio in cui abbiamo provato una qualche difficoltà di qualunque tipo,

Un momento della nostra vita in cui magari abbiamo avuto uno scontro con qualcuno al lavoro,

In famiglia,

Nelle amicizie o un momento in cui ce la siamo forse presi con noi stessi,

Ci siamo giudicati in modo molto pesante,

Negativo,

Ci siamo sentiti inadeguati,

Non abbastanza all'altezza,

Non sufficientemente preparati,

Bravi,

Simpatici,

Belli,

Qualsiasi momento di difficoltà,

Se affiorano diversi momenti lasciamo che prevalga uno,

Quello che magari ci ricordiamo meglio,

Che abbiamo voglia di esplorare in questo momento,

Qualcosa che non sia troppo pesante.

Iniziamo a visualizzare nella nostra mente dove eravamo,

Con chi eravamo,

Brevemente che cosa è successo e rimaniamo ancorati al respiro mentre facciamo queste esplorazioni e proviamo a notare in quel momento di difficoltà in che cosa consisteva,

In modo più preciso,

In modo particolare la difficoltà che abbiamo provato.

E questa è la prima fase di questa pratica,

La R di RAIN,

Che vuol dire riconosci,

Riconosciamo qual è stata la difficoltà di quel momento.

Diamo proprio un nome,

Una parola,

In modo molto sintetico quello che abbiamo provato di difficile per noi.

Può essere stata magari un'emozione di rabbia,

Un senso di inadeguatezza,

Una delusione.

Riconosciamo qual è stata la difficoltà e riconoscendo in uno spazio più ampio come questo della pratica questa nostra difficoltà,

Questa emozione difficile,

Possiamo iniziare a provare a farle un posticino nella nostra esperienza,

A darle spazio,

Ad accettare che ci sia.

Così proviamo gradualmente a fare spazio all'accettazione,

Accettare,

Permettere che questa emozione ci abbia fatto visita anche se non ci piace.

Ormai c'è,

Ormai è arrivata.

Proviamo a vedere come si manifesta nel corpo questo tentativo di dare spazio,

Ok?

Ci sei,

Ora sei qua.

Se ci fossero resistenze proviamo ad accogliere anche quelle come una difficoltà.

Va bene resistenza,

Ci sei,

Ti vedo,

Ti accetto.

E diamoci la possibilità di esplorare più da vicino questa stessa difficoltà come si presenta nel corpo.

Proviamo a investigarla con curiosità.

Qual è il punto del corpo dove sentiamo di più questa chiusura,

Questa emozione?

Magari può essere nel petto,

Nelle spalle,

O magari sentiamo i muscoli del viso contratti,

Una mascella serrata,

Gli occhi stretti.

Magari si manifesta come un senso di irrequietezza nel corpo,

Nei piedi,

Nelle mani.

Proviamo a investigare notando le sensazioni fisiche che sono legate a questo episodio.

Sensazioni che magari sentiamo anche adesso di nuovo rivivere nel corpo e se vogliamo possiamo anche mettere una mano,

Avvicinare una mano su il punto del corpo dove sentiamo maggiormente l'influenza di questa difficoltà.

Possiamo appoggiare una mano con delicatezza e rimanere lì in questo contatto,

Respirare dentro quello che c'è,

Accarezzando la parte del corpo con un gesto che prova ad andare a nutrire,

A nutrire un bisogno.

Questa è proprio la fase in cui ci prendiamo cura di questa difficoltà,

Compiendo un'azione,

Un gesto come questo,

Una carezza,

O anche dicendo magari una breve frase che ci dia sostegno,

Che vada a nutrire.

La N di Reine è proprio questo nutrire,

Il bisogno che avevamo durante questa difficoltà.

Magari sentivamo il bisogno di essere ascoltati,

Di essere accolti,

Di essere sostenuti,

Di essere protetti,

Accettati.

Ecco proviamo a dare a noi stessi quello di cui avevamo bisogno.

Se ci è utile possiamo anche dire una breve frase che rappresenta questo nutrimento,

Come io sono qua,

Non ti preoccupare,

Lascia andare qualcosa che ci è utile.

Poi gradualmente iniziamo a sentire,

A percepire com'è la nostra presenza in questo momento,

Come ci sentiamo dopo aver nutrito,

Dopo aver ascoltato,

Riconosciuto,

Fatto spazio,

Anziché chiuderci nella difficoltà e aver agito attivamente per il nostro benessere,

Come adesso,

Che cosa c'è nella nostra esperienza.

Magari è cambiato qualcosa o magari no.

Proviamo a sentire che cosa ha portato questa pioggia,

Com'è adesso il terreno,

Com'è il tempo,

Il nostro tempo interiore dopo questa pioggia della compassione.

E ora gradualmente possiamo decidere se aprire di nuovo lentamente gli occhi e concludere la pratica,

Oppure se se ce la sentiamo e continuare a praticare per il tempo di cui abbiamo bisogno.

4.3 (50)

Recensioni recenti

Stefy

July 9, 2023

Grazie 😊

Chiara

May 6, 2021

È diventata la mia meditazione preferita, che più mi aiuta e rasserena. Grazie mille, ottima la conduzione..

Tamara

April 13, 2021

Grazie Federica per questa efficace meditazione 🙏

Nicola

December 15, 2020

Grazie, pratica molto bella e condizione molto naturale.

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