
Come Cambiare Prospettiva sul Senso di Impotenza
Non posso, non ho le capacitá, non ce la faccio. Quante volte hai pronunciato queste frasi, ancora prima di provare? Solitamente pensieri di questo tipo bloccano ogni impulso e portano all'impotenza. Oggi ti voglio raccontare la storia de "L'elefante incatenato" dello psicoterapeuta e drammaturgo argentino Jorge Bucay. Bucay la raccontava ai suoi pazienti, per farli riflettere su quella che gli psicologi chiamano "impotenza appresa". E per dare loro una chiave semplice ed efficace per liberarsene.
Trascritto
Ciao,
È bello che tu sia qui ad ascoltare Happy Daily,
Il tuo podcast per raggiungere un po' di felicità alla tua giornata.
Il mio nome è Giusy Valentini,
Sono Life,
Career e Mindfulness Coach e oggi ti vorrei raccontare una storia perché da bambine ce ne raccontavano sempre tante,
Alcune delle quali secondo me anche molto discutibili,
Quelle ad esempio in cui delle giovani donne venivano salvate da un principe attraverso un bacio perché altrimenti loro avrebbero dormito per tutta l'eternità.
Ecco se ci avessero raccontato delle altre storie,
Chi lo sa,
Magari ci avrebbero dato anche degli altri messaggi sulla nostra potenza invece che sulla nostra impotenza.
Per questo la storia che ti vorrei raccontare oggi è per cambiare la prospettiva sulla nostra impotenza o se non altro quella che definiamo tale e si chiama la storia dell'elefante incatenato scritta dallo psicoterapeuta e drammaturgo argentino Jorge Bucai che può cambiare la nostra prospettiva perché ci fa riflettere su ciò che gli psicologi chiamano l'impotenza appresa perché spesso siamo noi quell'elefante incatenato o siamo noi che ci sentiamo come quell'elefante incatenato.
Abbiamo le potenzialità per liberarci di quelle catene ma non lo facciamo perché c'è qualcosa che ci limita a livello interiore.
Quando ero piccolo adoravo il circo,
Mi piacevano soprattutto gli animali,
Ero attirato in particolar modo dall'elefante che come scoprì più tardi era l'animale preferito di tanti bambini.
Durante lo spettacolo quel bestione faceva sfoggio di un peso,
Una dimensione e una forza davvero fuori dal comune ma dopo il suo numero e fino ad un momento prima di entrare in scena l'elefante era sempre legato ad un paletto conficcato nel suolo con una catena che gli imprigionava una delle zampe.
Eppure il paletto era un minuscolo pezzo di legno piantato nel terreno soltanto per pochi centimetri e anche se la catena era grossa e forte mi pareva ovvio che un animale in grado di sradicare un albero potesse liberarsi molto facilmente di quel paletto e fuggire.
Era davvero un bel mistero.
Che cosa lo teneva legato allora?
Perché non scappava?
Quando avevo cinque o sei anni nutrivo ancora fiducia nella saggezza dei grandi.
Allora chiesi ad un maestro,
Ad un padre o a uno zio di risolvere il mistero dell'elefante.
Qualcuno di loro mi spiegò che l'elefante non scappava perché era ammaestrato.
Allora posi la domanda ovvia.
Se è ammaestrato perché lo incatenano?
Non ricordo di aver ricevuto nessuna risposta coerente.
Con il passare del tempo dimenticai il mistero dell'elefante e del paletto e ci pensavo soltanto quando mi imbattevo in altre persone che si erano poste la stessa domanda.
Per mia fortuna qualche anno fa ho scoperto che qualcuno era stato abbastanza saggio da trovare la risposta giusta.
L'elefante del circo non scappa perché è stato legato ad un paletto simile fin da quando era molto molto piccolo.
Chiusi gli occhi e immaginai l'elefantino indifeso appena nato,
Legato ad un paletto che provava a spingere,
Tirare e sudava nel tentativo di liberarsi,
Ma nonostante gli sforzi non ci riusciva perché quel paletto era troppo saldo per lui.
Così dopo vari tentativi un giorno si rassegnò alla propria impotenza.
L'elefante enorme e possente che vediamo al circo non scappa perché crede di non poterlo fare.
Sulla sua pelle è impresso il ricordo dell'impotenza sperimentata e non è mai più tornato a provare,
Non ha più messo alla prova di nuovo la sua forza,
Mai più.
A volte viviamo anche noi come l'elefante pensando che non possiamo fare un sacco di cose semplicemente perché una volta,
Un po' di tempo fa,
Ci avevamo provato e avevamo fallito e allora sulla pelle abbiamo inciso non posso,
Non posso e non potrò mai.
L'unico modo per sapere se puoi farcela è provare di nuovo mettendoci tutto il tuo cuore,
Tutto il tuo cuore.
Spero che anche a te la storia dell'elefante incatenato sia piaciuta così tanto come piace a me.
È una metafora estremamente efficace e semplice che racconta come delle esperienze che abbiamo fatto nel passato ci abbiano marcato in maniera talmente forte da spingerci a continuare a fare le stesse esperienze nel presente e probabilmente se non le cambiamo anche nel futuro.
E allora ci possiamo porre delle domande dopo questa storia.
Quali sono i paletti ai quali sei incatenata?
Cosa sei convinta di non essere in grado di fare?
In quale momento della tua vita ti sei ritirata in te stessa evitando di provare a vedere se invece ce la potevi fare?
Quali sono i sentimenti che ti ostacolano,
Che ti trattengono dal provare una cosa nuova?
È la paura di fallire?
È la vergogna?
Oppure è un senso di colpa?
Quali sono le convinzioni che frenano i tuoi impulsi?
Quali sono le convinzioni dietro frasi come non posso fare questa cosa?
Non sono abbastanza brava?
Dovrei essere più capace per potermi realizzare?
Non ho nessuna di queste qualità e se ora hai un po' di tempo,
Magari sei sul treno o sull'autobus,
Magari hai un taccuino nella borsa che puoi estrarre sul quale puoi scrivere o magari sei a casa sul tuo divano e nelle tue vicinanze c'è un foglietto di carta e una penna,
Ti incoraggio a prenderti cinque minuti di tempo per rispondere a queste domande.
Puoi anche tornare indietro sul podcast,
Riascoltare una domanda dietro l'altra,
Mettere in pausa il podcast e rispondere per iscritto alle singole domande una dietro l'altra.
Probabilmente facendolo scoprirai delle cose che non ti fanno piacere ma ricorda che sono cose che sono già lì,
Semplicemente stai trovando delle parole per esprimerle e questo è il primo passo per poter vedere quali sono i cantieri ai quali puoi lavorare e io sono certa che se tu lo vuoi,
Come quell'elefante,
Da grande,
Puoi liberarti del paletto.
Se ti è piaciuta questa storia ed ora hai scoperto delle cose su di te,
Scrivi nel gruppo chiuso di Facebook di Happy Daily che appunto è chiuso quindi è uno spazio intimo e protetto solo per donne in cui possiamo dividere le nostre idee,
Essere vulnerabili,
Mostrare quali sono le nostre insicurezze e sostenerci a vicenda.
Io ti ringrazio per aver ascoltato questo episodio e ricorda Be Happy Daily,
Si felice ogni giorno.
Ciao e alla prossima!
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