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Riflessioni sui Sette Fattori di Risveglio

by Sirimedho - Stefano De Luca

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Riflessioni sui Sette Fattori di Risveglio insegnati dal Buddha e su come usarli nella vita quotidiana e nella meditazione. I Sette Fattori di Risveglio (bojjhaṅgā) sono importanti come fattori a sé e come fattori di dissoluzione dei cinque impedimenti. I Sette Fattori sono: consapevolezza (sati); analisi ed investigazione del Dharma (dhamma-vicaya); impegno o energia (viriya); gioia (pīti); flessibilità o quiete (passaddhi); stabilità meditativa (samādhi); equanimità (upekkha).

Trascritto

Una delle cose che ci possiamo chiedere è perché il Buddha ci insegna queste liste di elementi che sono salutari o non salutari.

Ad esempio,

In queste meditazioni del Satipatthana abbiamo visto prima cinque elementi non salutari che ci impediscono di vivere serenamente,

Di meditare serenamente,

Che sono i desideri sensuali,

La rabbia,

Il torpore,

La sonnolenza,

L'agitazione,

L'inquietitudine e il dubbio,

In particolare il dubbio sulla pratica che stiamo facendo,

Il dubbio sul Dhamma.

Spesso negli insegnamenti del Buddha questi cinque elementi vengono bilanciati dai sette fattori di risveglio,

Dai sette fattori di illuminazione,

Che è una progressione così importante che è anche il culmine dell'anapanasati sutta,

Della meditazione sul respiro,

Ma è anche una parte importante della meditazione del Satipatthana.

Per cui vediamo come c'è questa progressione in cui il primo elemento è Sati,

La consapevolezza che ci consente poi di andare avanti.

Una volta che c'è consapevolezza possiamo osservare,

Investigare,

Quello che si chiama Dhamma vijaya,

Dove Dhamma in questo caso non si intende il Dharma dell'insegnamento,

Ma è investigare tutte le cose.

Può essere anche il Dharma,

Ma anche semplicemente osservare che sostanza ha questa campana,

Che sostanza ha questo cuscino,

Che sostanza ha questa mano che fa parte del mio corpo,

Ancora adesso.

Gli altri due mani me la dovranno tagliare e quindi non farà più parte del mio corpo.

E una volta che siamo pronti con questa osservazione vedremo che cresce in noi l'energia,

C'è questo bel gioco per cui l'energia è come se si creasse da sé.

C'è questa parte dell'energia che è la parte di Viriya che ci consente di essere più efficaci,

Efficaci nella nostra pratica,

Nella nostra vita.

E questa energia ci porta alla gioia,

Perché quando c'è energia significa che c'è già una stabilità di fondo e questa stabilità di fondo non può essere altro che la gioia,

La gioia di Piti.

La gioia che poi può diventare suga,

La gioia appagata,

Come quando abbiamo mangiato.

E' una gioia che non è ancora del tutto slegata dalla parte sensuale,

Ma è una gioia che ci aiuta ad andare avanti nella pratica,

Ad andare avanti nella nostra fiducia degli insegnamenti.

Fino ad raggiungere una quiete,

Che è questa una gioia che non è che ci porta a fare i salti in discoteca,

Ok,

Ma ci consente di stare più rilassati,

In quello che in Pali si chiama passaddi.

E questa quiete è il terreno fertile per il Samadhi,

Per la calma concentrata,

In cui rimaniamo su un oggetto,

Il respiro,

Il corpo,

Le sensazioni,

La mente,

Osservandole con cura,

Andando ad applicare il Dhamma Vishaya,

L'investigazione,

Portando al massimo il livello di Sati,

Della consapevolezza.

Fino a raggiungere questo mare,

Questo mare sereno dell'Upecca,

Dell'equanimità,

Della stabilità.

E da lì Upecca ci dà la base per delle profonde intuizioni,

Delle intuizioni che ci cambiano radicalmente la vita.

Però un aspetto critico di tutte queste sequenze,

Il Buddha ce n'ha insegnate una miriade di queste sequenze,

Le quattro nobili verità,

L'ottuplice sentiero,

I tre veleni,

Abbiamo numeri per qualunque cosa,

C'è addirittura tutta una sezione del Canone Pali che è basata,

È l'Anguttara Nikaya che è basata proprio sui numeri.

Tutte queste enchi,

Queste numerologie,

Queste cose diventano abbastanza vuote se non le facciamo nostre.

Ma per fare le nostre c'è soltanto un modo che è quello della pratica,

Della pratica,

Il Buddha ci ha dato questa mappa,

Queste indicazioni che poi dobbiamo andare a toccarlo.

E il lavoro lo possiamo fare anche al contrario,

Anziché partire da Sati,

Dalla consapevolezza e poi cercare di arrivare a quello che ci interessa di più,

Che è questa calma stabile,

Questa calma concentrata che poi ci consente di andare un po',

Come diceva Lama Yeshe,

A toccare e assaggiare la cioccolata,

Ad avere qualche contatto con il Nibbana.

Io penso che tutti quanti noi,

Se pratichiamo anche meditazione semplice,

Già la più semplice di tutte,

La meditazione del respiro,

Se continuiamo a farlo con energia,

Con ardore,

Sapendo che poi è una cosa veramente importante,

Poi avremo questo senso di toccare,

Questo senso di toccare la cioccolata,

Di mangiare la cioccolata,

Di sentire magari soltanto per un istante che cos'è,

Che cos'è il Nibbana,

Che cos'è questa sensazione di aver toccato Aniccia,

Questo continuo divenire di tutte quante le cose.

E una volta che si riconosce che tutto quanto ciò che nasce è destinato a cambiare,

A svanire,

La vita cambia inevitabilmente,

Basta un secondo di questa cosa per cambiare radicalmente la vita,

Anche il senso di sé,

Il senso di mio viene sradicato alla radice.

Il Buddha spesso dice,

Quando incontra Mara,

Dice che la casa è stata completamente sradicata,

Il costruttore è stato riconosciuto e la casa è stata completamente abbattuta,

Abbattuto il tetto,

Le pareti,

Le fondamenta,

Perché è proprio questo senso di inevitabile attaccamento e ignoranza che ci porta a costruire un mondo che c'è poco.

E se lo guardiamo al contrario diventa anche più semplice,

Più semplice poi andare a riconoscere questi elementi,

Quando stiamo completamente in pace,

Completamente sereni abbiamo questa vicinanza,

Questa vicinanza che ci può portare anche al Nibbana,

Un Nibbana magari che dura un secondo,

Un attimo,

Ma intanto già è molto.

Vediamo che questo è nato perché c'è stata l'estinzione,

Abbiamo estinto tutte queste agitazioni,

Tutti questi fuochi,

L'estinzione è quella che si chiama Niroda e l'estinzione è avvenuta perché abbiamo semplicemente abbandonato gli attaccamenti.

E questo in palle si chiama Viraga che è un termine particolarmente efficace perché se si va a vedere che significa Viraga è praticamente non avere più la colorazione della luce,

I Raga sarebbero i raggi di luce che colorano l'esistenza.

E' facile vedere che noi diciamo raggi e la radice è la stessa di Raga,

È Rad,

Rag,

Raggia in tutti e due i casi,

Quindi è una parola che sembra così lontana ma in realtà è radicata anche nella nostra lingua,

Nell'italiano.

E perché l'estinzione degli attaccamenti si chiama Viraga?

Perché è quella senza luce?

E come al solito abbiamo questo problema che siamo noi che inevitabilmente andiamo a cambiare tutte quante le cose,

C'è un mondo che non è quello che percepiamo quando abbiamo attaccamenti,

Quando abbiamo ignoranza e per far questo dobbiamo in qualche modo spengere quella luce,

Solo che spengendo quella luce non c'è il buio ma finalmente vediamo che c'è una luce ancora più grande,

Ancora più bella.

E' come quando andiamo di notte e stiamo con una lampadina,

Magari camminando in un bosco e abbiamo questa lampadina che ci fa luce,

Che ci rimbalza,

Che ci acceca e poi a un certo punto la spengiamo e lì possiamo vedere che ci sono altre luci,

C'è il cielo,

C'è la via Lattea o magari c'è il vuoto,

Non c'è nulla,

C'è soltanto il buio del cielo.

E però mentre questa lampadina che si,

Ci faceva luce,

Ci permetteva in qualche modo di costruire un mondo perché guardando quella lampadina vedevamo alberi,

Pietre e così via,

In qualche modo era la lampadina stessa che andava a costruire questo mondo.

Spengendola non abbiamo più questa costruzione ma c'è una calma,

Una calma che arriva in cui uno dice ok la lampadina mi serviva per camminare ma io in fondo posso tranquillamente mettermi seduto qui e non fa niente,

Non è obbligatorio che debba fare per forza qualcosa.

Allora vediamo che questa pace è anche semplicemente il non volere più fare tutte queste cose che non ci portano a giovamento e quindi vedere che l'econimità che abbiamo ottenuto semplicemente sedendoci,

Andando al contrario abbiamo ridotto gli attaccamenti,

Abbiamo spento i raggi della lampadina.

Della passione e questo ci ha portato un po' di calma stabile e questa calma stabile è inevitabilmente il frutto ma ci può anche condurre questa calma stabile a ritrovare lo stato di samadhi,

Lo stato di samadhi è la calma concentrata ma è anche l'unificazione del corpo,

Della mente,

Del cuore in cui non c'è una reale differenza.

Allora stiamo un po' più sereni senza dover fare tanto rumore per nulla e così andiamo a toccare tutti quanti gli altri punti dei sette fattori,

Dei sette fattori di sveglia perché non possiamo fare questo se non ci mettiamo impegno,

Se non ci mettiamo energia,

Se non ci mettiamo viria.

Non facciamo questo se non siamo un po' Sherlock Holmes in cui tutto quello che ci succede lo andiamo a osservare,

A osservare e mi viene da dire anche da abbracciare.

Quando ci sono i cinque impedimenti non sono cose che dobbiamo scacciare ma cose che dobbiamo conoscere fino a fondo,

Cose che dobbiamo conoscere fino a fondo per cui nel momento in cui c'è rabbia non dobbiamo allontanarci da questa rabbia ma dobbiamo conoscerla,

Dobbiamo conoscere che è sorta,

Dobbiamo conoscere la ragione per cui è sorta,

Quale sono le condizioni che ci hanno portato questa rabbia,

Quale sono le credenze,

Ad esempio la credenza nel sé,

Ma il rabbio è perché mi hai detto questa cosa,

La rabbia è impastata col senso di sé,

Se abbandoniamola io la rabbia è più difficile ma questa è soroteria,

Dobbiamo osservarlo,

Dobbiamo guardarlo con attenzione,

Quindi dobbiamo essere sempre Sherlock Holmes,

Non solo nella meditazione ma pure quando stiamo in macchina e qualcuno,

Quando il semaforo si è appena acceso dai verdi,

Cioè qualcuno dirò che ci suona,

Ci viene voglia di dire ma vai,

Vai,

Vattene a quel paese che adesso parto.

Allora se li stiamo attenti possiamo osservare proprio che c'è questa rabbia e come il Buddha osservava che aveva ormai riconosciuto il costruttore e quindi aveva distrutto la casa,

Possiamo provare a dare qualche picconata pure noi a questa casa,

Riconoscendo che c'è un costruttore,

C'è l'io,

C'è l'attaccamento a questo senso di io,

Allora quando ci suonano dopo che è successa questa cosa magari semplicemente non ci interessa.

Semplicemente partiamo con calma e andiamo avanti,

Ma se non è così va bene lo stesso,

Soltanto che dobbiamo osservare e anche se ci sembra che va tutto bene dobbiamo osservare con ancora più cura perché è un po' un meccanismo di guardie e latri,

Per cui le contaminazioni che all'inizio sono molto grossolane per cui uno ci suona e noi scendiamo dalla macchina col click in mano pronto a darglielo in testa,

Poi diventiamo un po' più educati,

Lo mandiamo semplicemente a quel paese,

Poi magari semplicemente senza farglielo capire lo mandiamo a quel paese stando in macchina,

Poi più niente,

Però magari rimane un senso di irriquietudine all'interno e se non ce ne accorgiamo quello rimane là,

Invece il nostro lavoro è andarlo a pulire tutto,

A pulire tutta questa mente,

A pulire tutto questo processo ed anzi quando capitano queste cose è un momento di crescita perché è lì che quando c'è fastidio allora possiamo andare a crescere noi stessi,

L'insegnamento del Buddha è guarda tutto,

Osserva tutto e lascia andare.

Non c'è qualcosa che non va bene,

C'è rabbia,

Va bene la rabbia,

Se abbiamo rabbia nella mente,

Se abbiamo rabbia nel cuore e la osserviamo e non la facciamo figliare va assolutamente bene,

Tanto la rabbia viene spesso da lontano,

Viene spesso da lontano da tutti i nostri condizionamenti,

Ma anche se la riconosciamo e noi gli diamo un'oretta,

Non scendiamo col clic dalla macchina quella lì piano piano si spenge e man mano che si spengono le cose si trova al silenzio,

Quello che troviamo in meditazione,

Si dice che l'elemento che contraddistingue i poeti sia la meraviglia,

Che il poeta in un qualche modo si ferma e guarda il mondo come se fosse nuovo,

Non è un mondo illuminato dai raggi dell'abitudine,

Quindi il poeta ha fatto un po' questo lavoro di viraga,

Di rimuovere tutti quanti i colori,

I colori che ci danno le sensazioni,

Dicendo questo è bello,

Questo è brutto,

Questo è così così,

Allora in quel modo il mondo ridiventa nuovo,

Ridiventa scintillante,

Per cui si vede una foglia e si dice mamma mia quant'è bella questa foglia,

E uno,

Se un'altra persona ci chiede ma perchè cos'ha questa foglia deve essere così bella,

E tu gli dici non la vedi è bella,

Oppure guardi il cielo e dici mamma mia quant'è bello questo cielo,

E l'altro dice ma perchè è bello,

Non è sempre lo stesso cielo di ieri,

Di oggi,

E tu dici ma guarda che bello,

E per far questo possiamo anche imparare degli strumenti,

Degli strumenti pratici per fare questa cosa,

Ad esempio possiamo imparare a essere grati di quello che ci succede e di benedire le cose che ci succedono,

Ieri è stata qui a casa una nostra vicina,

Ho presentato un'altra persona dicendogli che per noi è stata una gran benedizione averla conosciuta,

E lei ha detto ma adesso non esageriamo,

Ma in realtà è così,

Incontrare una persona bella,

Una persona che aiuta a star bene,

Che aiuta a stare in pace,

Non in disarmonia ma in armonia,

È una grande benedizione,

E di conoscere che questa benedizione ci aiuta,

Ci aiuta a riconoscere le cose buone e anche a rinforzare chi ci sta dando questo aiuto,

C'è Dipa Ma,

La grande maestra di dharma,

Che a lei benediva tutti quanti,

Accarezzava tutti e li benediva,

Accarezzava le cose e le benediva,

Gli oggetti e li benediva,

Benediva qualunque cosa,

È una benedizione che arriva dal cuore e è una benedizione essa stessa,

Uno può benedire perché vede qualcosa da benedire,

Ma può benedire e rendere quella cosa che magari non sembrava da benedire,

Una cosa estremamente oggetto di benedizione,

Oggetto di benedizione,

E questa è l'apertura del cuore,

E questa è l'apertura del cuore che si aggiunge con upecca,

Quando si dice equanimità,

Non significa essere freddi,

Morti,

Quando si dice niroda,

L'estinzione,

Non è essere un ceppo fuoco che c'è stata buttata sopra l'acqua e sta lì che sfrigola e poi sembra completamente morto,

Prima c'era un bel tronco e adesso invece sono soltanto delle ceneri brutte,

Inutili,

È tutto al contrario,

La tecnica che possiamo sviluppare,

Che non è una tecnica,

Può nascere come tecnica e poi diventa parte di noi,

È quella di essere grati,

Stiamo a piedi attraversando sulle strisce e una persona si ferma già un po' lontano,

Siamo grati e possiamo ringraziarlo e benedirlo,

Una persona ci dice una cosa utile,

Magari anche una critica,

Possiamo ringraziarlo e benedirlo,

Mangiamo del cibo,

Possiamo riconoscere che in quel cibo ci sono infinite persone,

Infinite animali,

Infinite oggetti,

La luce del sole,

L'acqua e ringraziare e benedire,

Quando stiamo in meditazione possiamo iniziarla e possiamo finirla ringraziandoci e benedendoci di nostro,

Ringraziando e benedendo tutti i maestri che abbiamo avuti,

Prima di tutti il Buddha che ci hanno consentito di fare pratica,

Che ci hanno consentito di fare un passetto in più verso questa estinzione,

Questo Niroda,

Questo Viraga,

A me piace avere le foto di molti maestri,

Ogni tanto cambio queste foto ma qualcuno lo lascio sempre lì,

Perché anche vedere queste immagini dei maestri ci può confortare,

Vedere l'immagine del Buddha è di per sé un oggetto vuoto ma ci riporta in armonia,

È come se avendola messa non avessimo benedetto la presenza del Buddha,

La presenza del maestro e al tempo stesso questa presenza anche semplicemente immaginifica come foto,

Come statua,

Ci stia benedicendo,

E quando il Buddha dice che è importante aprire il cuore e proprio riconoscere questo senso di comunanza che abbiamo fra tutti quanti,

Questo senso di gratitudine che prima lo possiamo sviluppare con le persone che ci fanno del bene ma poi lo possiamo espandere sempre di più fino a che diventi una cosa completamente normale,

Completamente automatica,

Allora quando si dice lascia andare non sono più parole trite,

Ritrite,

Fatte,

Rifatte,

Il buddismo cos'è?

Lasciare andare,

E che vuol dire?

Vuol dire questo,

Fermarsi,

Permettere al corpo e alla mente di riposarsi,

Permettere al corpo e alla mente di riempirsi,

Di riempirsi di una intenzione,

Sto qui,

Sto facendo pratica perché voglio aiutare me,

Voglio aiutare tutti quanti gli esseri,

Con questa pratica raggiungerò l'estinzione e aiuterò tutti quanti gli esseri a raggiungere l'estinzione,

Non c'è io,

Non c'è differenza,

E in questo corpo,

In questa mente che si calmano si apre tanto spazio,

Lo possiamo dire grazie a me stesso che sono qui,

Grazie a me stessa che sono qui facendo questa pratica,

Grazie al beato,

Grazie al buddha,

Grazie ad Ananda che ha ricordato tutti questi sutta a memoria e ha permesso di conservarli,

Grazie a tutti i monaci e tutte le monache che ce l'hanno portati,

Grazie a tutte le persone che gli hanno dato da mangiare,

Grazie ai nostri genitori che ci hanno permesso di vivere,

Ci hanno sopportato,

Grazie a tutte le persone che ci aiutano,

A tutti gli esseri,

In quel momento possiamo uscire da un aspetto soltanto di cuore e fare quello che dice il buddha,

Quando il buddha ci insegna,

Nel Dhammapada ci dice di fare ciò che è salutare,

Non fare ciò che non è salutare,

Apri il cuore e la mente,

Armonizza il cuore e la mente,

È questo,

Ci siamo aperti,

Abbiamo già detto,

In quel momento non ci perdiamo soltanto in queste cose,

Ma osserviamo,

Osserviamo com'è,

E se vediamo che non c'è nessun impedimento,

C'è gioia,

Abbiamo messo un altro pezzettino sulla strada verso la totale estinzione,

Un altro pezzettino dell'aver aiutato perfettamente noi e tutti quanti gli altri esseri,

E di questo non possiamo che esserne felici,

E con l'agurio che è di pezzettino in pezzettino come pollicino arriviamo a uscire da questo bosco un po' pericoloso,

Concludo le mie riflessioni per oggi,

Grazie.

4.6 (25)

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