
Riflessioni sul divenire
Riflessioni di Dharma sul divenire (in pali: bhava), uno dei dodici anelli della coproduzione condizionata, ovvero il processo che ci porta a volerci cambiare continuamente, creando le condizioni per una nuova vita.
Trascritto
Vorrei fare oggi una riflessione sul divenire.
In realtà il Buddha ha sempre insegnato,
Come ha ripetuto più volte,
Soltanto una cosa che era la sofferenza e la cessazione della sofferenza tramite le quattro verità,
Quattro nobili verità,
Che sono quella della prima nobile verità,
Quella che la sofferenza esiste,
La seconda che la sofferenza e l'insoddisfazione sono causate dagli attaccamenti e dall'avversione,
La terza che è quella più felice,
Che è quella che ci dice che possiamo liberarci da questa insoddisfazione e da questa sofferenza che possiamo sentire in quasi tutte le cose della nostra vita,
Ma che anche questa è destinata a finire e quindi non è una verità assoluta.
E poi la quarta nobile verità che sono le istruzioni e la ricetta su come fare per permetterci di arrivare alla fine della sofferenza tramite la retta intenzione,
La retta visione,
La retta parola,
La retta azione,
Il retto sostentamento,
Fino ad arrivare al retto sforzo,
La retta presenza mentale e la retta concentrazione,
Il samadhi,
La piena unione di quello che è la mente e che è il corpo.
Però oltre questo percorso delle quattro nobili verità,
Il Buddha ha insegnato anche in un altro modo,
Ha insegnato una cosa che si chiama catena condizionata,
In lingua palese si chiama paticca samuppada,
Che sono i dodici anelli della produzione condizionata che partono dall'ignoranza e proseguono con diversi passaggi fino ad arrivare a un corpo e con tutta una serie di processi mentali che alla fine ci portano all'attaccamento,
Al divenire,
Fino a giungere di nuovo alla nascita e dalla nascita tornare poi alla sofferenza della vecchiaia,
Della malattia e della morte.
Il Buddha più volte ha detto che chi vede il Dhamma vede il paticca samuppada,
Vede questa serie di passaggi che vanno dall'ignoranza che è il primo elemento ed è quello che è sottostante a tutti quanti le cose che ci portiamo finché non raggiungiamo lo stato finale di illuminazione e che ci conducono dalla nascita alla morte con tutti quanti questi processi che sono legati comunque all'attaccamento.
Io trovo particolarmente utile il paticca samuppada perché sono delle istruzioni molto brillanti su dove possiamo osservare.
Uno di questi anelli in particolare è quello del divenire,
L'anello del divenire che è legato al principio del Tana,
Della sete,
Del volersi necessariamente riempire di cose.
Per cui in questa catena c'è tutto quanto il processo per cui c'è prima l'ignoranza,
Poi dall'ignoranza sorgono i Sankara che sarebbero tutti quanti i pensieri,
Tutte quante le produzioni che ci portano poi ad esistere,
Tant'è che poi dai pensieri si passa da Sankara che è molto ampio in questo caso,
Si passa poi alla coscienza,
La coscienza porta poi a Nama Rupa ovvero alla creazione di un corpo e di una mente e da questa creazione di un corpo e di una mente poi vi sono i vari processi che,
Passando per il contatto,
Portano poi alle sensazioni e dalle sensazioni poi a far partire di nuovo tutti i processi che riportano di nuovo ai Sankara,
Ai pensieri e da questi Sankara poi si passa alla fase di attaccamento,
Di Brahma e dalla Brahma si passa al divenire.
Quindi entriamo in contatto con qualcosa,
Ci piace tantissimo,
La vogliamo tantissimo oppure ci dà fastidio tantissimo e assolutamente non la vogliamo e quindi da lì poi c'è il processo della voglio sempre e quindi c'è questo primo attaccamento e poi la Brahma e sulla Brahma parte il tema più critico che è questo del divenire.
Ho provato piacere perché mi piace mangiare qualche cosa allora voglio fare qualcosa per mangiarla sempre.
Sono andato in un ristorante stellato,
Ho scoperto che il cibo è buonissimo e visto che costa un sacco di soldi allora devo fare qualcosa per guadagnare più soldi per andare a questo ristorante stellato.
Può essere qualunque cosa.
Ho provato durante la meditazione non stato di assorbimento,
Non ho jhana devo fare assolutamente qualcosa per diventare un grande meditatore che tutte le volte avrà gli stati di assorbimento questa sorta di estasi che mi aiuterà ogni volta.
Non è detto che debbano essere per forza attaccamenti e brame rivolte agli oggetti sensoriali possono essere anche mentali,
Possono essere anche apparentemente sane ma in realtà ogni qualvolta ci sia questa forma di brame,
Di attaccamento ovviamente anche se l'oggetto in sé è neutro siamo noi che lo rendiamo a questo punto contaminato che è un termine che il Buddha usa spesso che è contaminato dall'ignoranza.
In realtà non c'è nulla che non vada nell'oggetto non c'è nulla che non vada in noi,
Nella nostra mente quello che non va è il processo in cui tramite l'ignoranza ci siamo fatti prendere da questo attaccamento,
Da questa brama e dalla brama quasi inevitabilmente sorge questa nuova cosa quello che voglio essere qualcos'altro questo voglio essere qualcos'altro che ci accompagna spesso durante tutta la vita sotto forma di pensieri c'è questa specie di Gian Succito e altri lo chiamano il tiranno interno che dice ah devi fare questo,
Devi fare quest'altro non hai fatto questo,
Non hai fatto quest'altro stai ancora facendo questo lavoro ma potresti fare quest'altro lavoro hai fatto mezz'ora di meditazione ma un vero meditatore ne fa almeno due la mattina e due la sera e qualunque altra cosa,
Tanto non c'è mai fondo c'è questo termine che utilizzava il Buddha per definire la brama che si chiama Tana che vuol dire la sete ed è il principio che una volta che cominciamo a bere questa sete non passa mai e quindi è chiaro che dobbiamo interrompere questo principio perché comunque sia c'è in questa serie dei dodici anelli condizionati che è una specie di cerchio che comincia appunto con l'ignoranza finisce con la nascita e poi la morte e poi ricomincia con l'ignoranza ed è un cerchio ma dentro questo cerchio poi ci sono tutta una serie di cerchietti più piccoli per cui questo processo di contatto,
Sensazione,
Attaccamento,
Sete,
Brama e divenire poi portano a ritornare di nuovo ad avere un altro contatto,
Un'altra sensazione eccetera in modo tale che questa esperienza piacevole non smetta mai il problema del divenire è che è un processo talmente automatico che spesso ci sfugge ci sfugge perché in realtà come tutti gli anelli della produzione condizionata anche il divenire è condizionato non ci sarebbe divenire se non ci fosse questa brama e questo attaccamento ma noi spesso vediamo il divenire in quanto tale non ci rendiamo conto che è derivato da qualcos'altro il divenire lo percepiamo soltanto con la sua forza con gli effetti collaterali del processo del divenire cioè le cose che facciamo e con le intenzioni che stiamo mettendo in campo le intenzioni che ci guidano non ci rendiamo conto che questo divenire è nato da qualcosa a cui siamo attaccati e tutto quanto il resto o meglio spesso normalmente non ci rendiamo conto ma qualche volta lo possiamo fare con l'aiuto della meditazione questo processo diventa sempre più chiaro la cosa più bella dell'insegnamento del Buddha è che ci ha dato una buona mappa anche una mappa mentale per osservare meglio la nostra mente che però è una mappa che deve essere percorsa per cui sapendo che ci sono tutti quanti questi passaggi il contatto,
La brama eccetera poi dobbiamo essere noi a osservare momento per momento dopo esserci addestrati con la meditazione formale dopo aver addestrato la nostra mente stando seduti facendo meditazione silenziosa o magari anche una meditazione guidata e questo pian piano ci addestra la nostra capacità di consapevolezza la nostra capacità di osservare che è la base dell'osservazione profonda quello che è il vipassana però poi c'è anche da mettere in piedi l'osservazione profonda e seguendo diciamo tutti quanti questi anelli tutti quanti questi suggerimenti questi trucchi che ci insegna il Buddha questi sono chiamati mezzi abili non sono verità assolute sono spiegazioni che ci dà il Buddha che servono a noi per capire meglio come funziona e a lasciarci guidare allora magari possiamo renderci meglio conto di cos'è che ha generato questo divenire e lì fare il processo all'indietro sto cercando di diventare un'altra cosa sto già diventando un'altra cosa sto spronando per diventare un'altra cosa un'altra persona,
Un altro con un'altra mente,
Un altro corpo cos'è che mi ha portato a questo e andando lì indietro possiamo vedere se se questo cambiamento ci sta avvicinando a una situazione di maggiore pace,
Maggiore serenità o se invece ci sta allontanando però anche questa osservazione è soltanto un passaggio intermedio perché è il divenire stesso che è un movimento sbilanciato perché è come se fosse una ruota ho preso una ruota di un carro quella che in genere viene utilizzata per raffigurare l'ottuplice sentiero questa ruota con otto raggi l'ho messa in piedi questa ruota e poi gli ho dato un calcio per farla andare avendoli dato un calcio questa ruota non andrà perfettamente dritta comincerà a muoversi sbilanciata un po' a destra,
Un po' a sinistra magari un po' sembrava quasi cadere ma se gli ho dato un calcio molto forte si rimetterà dritta e andare però non sarà mai un movimento particolarmente armonico perché non è un movimento intrinseco di questa ruota non è un movimento intrinseco dell'essere ma è un movimento condizionato da qualcos'altro quindi anche un divenire che apparentemente è legato ad aspetti salutari,
Meditare,
Voler raggiungere l'illuminazione,
Voler star meglio è comunque un divenire condizionato e così come questa ruota che comincia a oscillare a destra e a sinistra ma non sta mai particolarmente bene sembra sempre che sta per cadere e poi si riprende c'è disarmonia in tutta questa cosa dove c'è disarmonia c'è fatica mentre in un qualche modo seguire il Dhamma è proprio il contrario è proprio quello di lasciare andare le fatiche lasciare andare le fatiche e in un qualche modo stare stabili nella non fatica nel fare le cose che vanno fatte ma senza metterci un movimento eccessivo che ci porta a né essere condizionati da questo processo continuo che ci portiamo dietro che ci porteremo dietro finché non avremo raggiunto l'illuminazione di essere sbilanciati da tutti quanti questi contatti queste sensazioni e da tutti quanti gli altri aspetti che ci portano più distanti dallo stato di calma e quindi potremmo prendere in considerazione anche la possibilità di non tanto non divenire perché se diciamo io non voglio più divenire in realtà è un'altra forma di divenire e Buddha ha messo continuamente in guardia che i due estremi l'estremo del divenire e l'estremo del non divenire che spesso sono gli estremi dei piaceri sensoriali dei piaceri di ogni genere da una parte e invece il piacere dell'anniclimento dall'altra nessuno di questi è vero d'amma ed è per questo che l'insegnamento del Buddha si chiama la via di mezzo la via di mezzo perché in realtà è come la ruota non vogliamo né andare troppo storti a destra né troppo storti a sinistra vogliamo mettere questa ruota dritta e se la ruota sta in pianura rimarrà ferma se sta in discesa scenderà e se sta in salita scenderà dall'altra parte ma senza che si faccia assolutamente niente e non fare questo assolutamente niente però è ben distinto,
È ben lontano dal prendere in modo atletico le cose come vengono la via del Dhamma non è la via dello zombie in cui qualunque cosa che ci succede a noi va bene anzi è una via particolarmente attiva in cui dobbiamo non soltanto controllare continuamente le cose che succedono ma controlliamo continuamente anche la nostra mente per vedere gli effetti delle cose gli effetti dei pensieri sui nostri pensieri e vedere come rispondiamo a tutti questi aspetti tra le varie mappe che il Buddha ci dà io ne trovo una particolarmente utile che è quella in cui il Buddha ci insegna che il raggiungimento dell'illuminazione non è una cosa tutta insieme o meglio può essere tutta insieme se magari abbiamo creato le condizioni le precondizioni per farla avvenire tutta insieme però spesso invece è un processo lungo in cui da che cominciamo a percorrere il sentiero poi possiamo arrivare a uno dei quattro livelli che il Buddha ha indicato per l'illuminazione di cui il più alto è quello dell'Arahant del perfettamente illuminato che già durante la vita si è perfettamente illuminato quello immediatamente prima è quello cosiddetto del colui che non ritorna colui che non è illuminato in vita ma nel momento in cui termina con la vita raggiunge la morte raggiunge l'illuminazione in quel momento il livello ancora prima del colui che ritorna una volta soltanto quindi in questa vita ha creato le condizioni per rinascere ma con la prossima vita metterà fine a questo eterno ciclo del samsara di nascita e morte il livello più basso,
Diciamo,
Dell'illuminazione che è quello del sotapanno è quello del cosiddetto colui che entra colui che entra nella corrente ed è colui che ha abbandonato in un qualche modo diverse cose le diverse cose che ha abbandonato quali sono?
Innanzitutto la credenza di un io costante di un se costante che si porta che si porta in continuazione che è l'aspetto più significativo l'altro aspetto significativo è aver riconosciuto che tutto ciò che nasce muore che c'è un continuo cambiare e l'altro aspetto è quello di trovare che le regole morali dei cinque precetti sono tali non perché servono per costringerci a una qualche cosa esterna ma semplicemente che sono le cose più naturali da fare e quindi non c'è più costrizione nel seguire questi processi il sotapanno che è questo stato diciamo questa persona che raggiunge questo stato non è che ha risolto tutti gli aspetti altrimenti sarebbe già eliminato ma ci sono ancora irritazioni ci sono ancora aspetti sensoriali c'è ancora il piacere e magari anche il raggiungimento del piacere però ormai è cambiata la prospettiva è cambiata la prospettiva per cui si riconosce che sono tutte quante cose che sono comunque anche se passano nella mente anche se se arrivano non sono cose reali in sé mi verrebbe di dire non sono cose reali to put non sono cose reali ma sono semplicemente aspetti del mondo aspetti della mente e proprio questa incrollabile fiducia fa sì che si parli di entrata nella corrente cioè il fatto di avere completa fiducia nel Dhamma completa fiducia che tutto ciò che nasce è destinato comunque a scomparire e riconoscere la piena essenza di questa apparentemente semplice verità fa sì che chi entra in questo stato non può più tornare indietro non può più allontanarsi dal Dhamma nemmeno nelle vite successive perché secondo me è particolarmente utile tenere a mente questi stati uno potrebbe dire sì vabbè insomma un po' lontanuccio da me essere illuminato ma già l'ingresso nella corrente lo stream entering come viene chiamato in inglese mi sembra già questa fiducia incrollabile mi sembra già estremamente lontana però sono in un qualche modo indicazioni di cose che possiamo raggiungere cose che possiamo raggiungere cose su cui possiamo lavorare in cui lo stream entering quello di entrato nella corrente non è uno zombie né però è condizionato in modo catastrofico da tutta quanta questa sequenza di contatto,
Sensazione,
Piacere attaccamento al piacere,
Brama e quindi poi rinascita voglio diventare qualcos'altro voglio essere quest'altra cosa non voglio più essere questo non voglio più essere quest'altro c'è ancora la parte di attaccamento c'è ancora la parte di sensazioni di piaceri sensoriali ma si comincia pian piano ad abbandonare la stretta forte che teniamo su tutta quanta questo processo in realtà è in un qualche modo c'è un processo che ci ha allontanato dal piacere però ci continuiamo a mantenere completamente bloccati su questa cosa è come se fossimo su un carro che corre,
Che sbanda continuamente intorno a noi ci fosse tantissima erba molto alta,
Molto morbida e noi però avessimo paura di saltare e rimanessimo su questo carro attaccati con le nocchie che diventano bianche per quanto stringiamo il carro perché abbiamo paura oppure possiamo semplicemente decidere di saltare giù da questo carro tanto c'è l'erba morbida e vedere quello che succede una volta che si salta dal carro è una cosa che non si torna più indietro perché il carro continuerà con tutta la sua corsa si starà nell'erba si starà magari con qualche taglio che ci ha fatto l'erba con qualche liquido perché siamo caduti c'è un sasso sotto che ci sta facendo male alla schiena eccetera però non stiamo più alla deriva di questo carro eppure se poi passa un altro carro la tentazione sarà sempre più bassa di risalirci sopra magari all'inizio potrà pure capitare che ne passa un altro che sembra che questo funziona bene ci saliamo sopra e dopo un po' ci appoggiamo che pure questo comincia a sbandare a essere scomodo e allora risaltiamo un'altra volta però sappiamo che c'è uno stato in cui possiamo stare più comodi e allora possiamo guidare la nostra meditazione la nostra vita a osservare attentamente tutti quanti questi processi interni il contatto sensoriale dal contatto sensoriale arriva la sensazione mi piace o non mi piace che è ancora una cosa assolutamente neutra e poi però tramite l'ignoranza tra questa osservazione di mi piace o non mi piace che è assolutamente automatica comincia poi tutto quanto il processo di volizione di volere di attaccarsi cioè appunto la sete la brama e poi questo attaccamento così forte che ci porta poi a dov'è necessariamente essere qualcos'altro normalmente il punto di lottura è proprio questa parte dell'osservazione quando dal betana passiamo alla sete ed è lì l'osservazione per cui con la consapevolezza possiamo rompere questo ciclo però questo ciclo lo possiamo rompere dal basso osservando come le cose succedono entro in contatto sensoriale con una bella cosa o con una brutta cosa e mi rendo conto di quello che sta succedendo e non mi lascio trascinare dagli eventi una persona mi sta davanti mi insulta ma non mi lascerò trascinare da questi insulti o una persona mi sta davanti e mi elogia in modo significativo ah quanto s'è bello ah quanto s'è bravo ma non mi lascio trascinare da questi elogi oppure posso guardarlo dall'altro lato dal lato del del divenire quello che poi ci porta alla rinascita che può essere la rinascita di vita in vita ma può essere anche la rinascita in questa vita quella in cui cambiamo continuamente e vogliamo diventare qualcos'altro e allora nel momento in cui ci accorgiamo che stiamo rinascendo che stiamo diventando qualcos'altro possiamo fermarci un momento aprirci un po' alla consapevolezza e osservare perché stiamo facendo questa rinascita semplicemente riconoscere che non ci serve lasciarla andare e quindi questo continuo a parlare di lasciarla andare non è una cosa una cosa in sé ma è l'effetto completo della saggezza la saggezza che nasce dall'osservazione e non perché ce l'ha detto qualcuno o perché sta scritto da una parte fosse anche fosse scritto dentro uno degli insegnamenti del Buddha gli insegnamenti del Buddha che servono per capire come come osservare non per seguire rigidamente una vita che non è la nostra perché quello sarebbe un altro divenire un altro attaccamento mentre quello che possiamo fare è con gentilezza osservare sapendo che c'è questo processo e vedere se questo processo è vero e se questo processo pur essendo vero ci consente pian piano come abbiamo fatto nella meditazione di toccarlo con gentilezza di avvolgerlo alla consapevolezza o poi sentire la libertà la libertà che ne deriva e con questo concludo la mia riflessione di oggi grazie
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