19:43

Guerra e Pace Interiore

by Ian Ritter

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Ogni volta che abbiamo un conflitto interiore perché non accettiamo una qualche parte di noi stessi, inneschiamo quella che ritengo essere la principale causa di sofferenza in ogni essere umano. Volenti o nolenti, viviamo ogni attimo della nostra vita con noi stessi e se siamo in guerra, inevitabilmente la qualità di questa esistenza non sarà granché, portando a disagi su più fronti. In questo episodio parlo di come si è venuto a creare questo meccanismo interno e come “cambiare musica".

Trascritto

Sono Ian Ritter,

Sono un counselor psico-energetico Brennan e ti do il benvenuto.

Questo è il mio podcast,

Dove offro spunti di riflessione per chiunque voglia portare maggiore consapevolezza e autenticità nella propria vita.

Se dovessi identificare,

La tematica che ho potuto osservare essere di gran lunga la principale causa di sofferenza nelle persone con le quali ho lavorato in questi ultimi quindici anni è la non accettazione di se stessi.

Quasi ogni volta che inizio un percorso di crescita personale con qualcuno,

Si arriva presto alla fatidica domanda,

Cosa c'è che non va in me?

E laddove il malessere per il quale si sono rivolti a me può essere legato a situazioni reali della loro vita?

Questo è solo in parte causa del loro disagio,

Perché ciò che amplifica di molto la loro sofferenza è proprio questa convinzione che se stanno male è perché c'è qualcosa che non va in loro.

Quel piccolo o grande malessere che hanno iniziato a provare per una situazione della loro vita innesca questo conflitto interno.

Per ognuno di noi ci sono cose che percepiamo come sbagliate e quando emergono scatta un campanello d'allarme.

I casi sono diversi,

Può essere che l'essere malati non vada bene perché ci fa sentire troppo vulnerabili,

Oppure essere tristi perché a nessuno piacciono le persone poco solari,

O essere stanchi non va bene perché ci porta ad essere poco produttivi,

Essere single non va bene perché vuol dire essere poco attraenti,

Essere disoccupati non va bene perché vuol dire non valere nulla nella società di oggi.

E l'elenco di credenze che popolano la nostra mente è interminabile.

Una delle esperienze più dolorose che si possa fare è quella di essere costantemente coinvolti in una guerra intestina nella quale siamo convinti che così come siamo non andiamo bene,

Non siamo abbastanza e dovremmo essere più in un certo modo e meno in un altro.

Ed è incredibile come questa dinamica sia spesso mascherata da apparenti buonintenti,

Essere più efficienti,

Avere più successo,

Essere più attraenti,

Essere più spirituali e addirittura essere più felici.

Ognuno di noi più o meno consciamente è intento in questa pratica che in qualsiasi forma si presenti risulta inevitabilmente in una qualche forma di autoaggressione.

Questa può prendere diverse forme,

Può andare dalla semplice ma costante autocritica,

L'espressione di giudizi negativi su se stessi o avere aspettative troppo alte nei nostri confronti,

Al portare un vero e proprio assalto alla nostra salute fisica,

Con stili di vita dannosi,

Alimentazioni squilibrate,

Disciplina eccessivamente rigida,

Con la scelta di attività pericolose,

Con l'infliggere ferite fisiche a se stessi,

Sviluppare malattie e anche il suicidio.

In ogni momento della nostra vita,

In forme più o meno velate e più o meno consapevoli,

Siamo spesso costantemente impegnati a punzecchiare noi stessi perché non andiamo bene come siamo,

Inseguendo un utopistico ed irraggiungibile ideale di perfezione.

Ma da dove arriva questa cosa?

Le origini di questa modalità sono spesso duplici e riguardano prevalentemente la nostra esperienza da bambini.

Da un lato c'erano dei genitori che avevano questo genere di pretesa nei confronti di se stessi per essere perfetti nella loro genitorialità e di conseguenza crescere meglio possibile i propri figli.

Secondo il concetto di perfezione che gli era stato insegnato a loro volta dai loro genitori,

Ognuno applicava forme di intensità diverse,

Convinti che fosse per il bene dei propri figli essere più vicini possibile a questo modello di perfezione.

Così avrebbero avuto più valore,

Avrebbero avuto più successo e sarebbero stati più felici nella vita.

Ma difficilmente questi genitori si sono soffermati a riflettere se effettivamente questo avrebbe reso più felici i propri figli,

Perché sarebbe bastato che avessero guardato la propria vita per rendersi conto che questa non è proprio la ricetta perfetta per la felicità.

E questa naturalmente non vuole essere una critica generalizzata verso tutta la categoria genitori,

Anzi,

Essere genitori è difficilissimo e spesso quando non si sa bene cosa fare,

Nel disperato tentativo di fare la cosa giusta e con la paura di rovinare queste creature così fragili e pure,

Applichiamo le uniche modalità che conosciamo,

Ovvero quelle che i nostri genitori hanno usato con noi e che da loro abbiamo imparato.

Quindi da una parte c'è questo perfezionismo dei nostri genitori e poi dall'altra c'è quella che era la nostra percezione del loro amore.

Se da bambini ci rendevamo conto che ciò che facevamo generava disapprovazione nei nostri genitori,

Allora smettevamo di farlo,

Perché il loro amore e la loro approvazione erano la cosa più importante in assoluto per noi e non c'era bisogno che ci fossero particolari parole o gesti da parte loro,

Perché eravamo talmente sensibili a questa tematica da renderci conto immediatamente se qualcosa che facevamo non gli andava bene.

E così come capivamo ciò che non gli piaceva,

Utilizzavamo la stessa sensibilità per comprendere quali cose gradivano di più.

E poiché i nostri genitori erano le divinità che ci davano vita e sostentamento,

Questa è diventata la nostra verità.

Abbiamo dunque assimilato che solo comportandoci in determinate maniere saremmo stati meritevoli del loro amore e di quello di ogni altro essere umano.

E questo ce lo siamo portato dietro per tutto il resto della nostra vita.

Se prestiamo attenzione ci possiamo rendere conto che su alcuni fronti ancora oggi ci comportiamo facendo quelle cose che otterrebbero l'approvazione dei nostri genitori,

Sia che siano ancora in vita oppure no.

Quindi un po' per imitazione di certi loro comportamenti ed un po' perché vogliamo essere amati ed accettati dagli altri,

Finiamo per adottare questo sistema di costante aspettative pretesa nei confronti di noi stessi.

Per ognuno il concetto di perfezione è diverso e può riguardare dall'aspetto comportamentale,

A quello scolastico o lavorativo,

A quello morale,

Alla crescita dei propri figli,

A qualunque altra sfera della nostra vita.

Naturalmente,

Come ciliegina sulla torta,

C'è una società,

Dei media e dei social,

Che contribuiscono quotidianamente ad alimentare queste idealizzate immagini di perfezione.

Ma che effetto ha su di noi?

Anche se non ce ne rendiamo pienamente conto,

Questo costante ripetere a noi stessi che non siamo abbastanza ha un impatto profondo sulla nostra psiche.

Perché se da piccoli abbiamo assimilato il concetto che se siamo perfetti da un certo punto di vista allora valiamo e siamo meritevoli di amore,

Ogni momento che non siamo in linea con questa perfezione dentro di noi c'è una voce che dice non valgo e non merito di essere amato.

Questo genera un'ansia profonda perché sostanzialmente ogni essere umano è alimentato dal proprio bisogno di sentire il proprio valore e di sentirsi amato.

E nel momento in cui non siamo consapevoli di questo meccanismo interno ci muoviamo col pilota automatico propulsi da quest'ansia.

Non sappiamo bene cosa ci crei tutto questo disagio interiore ma istintivamente sappiamo che dobbiamo essere e fare di più.

Ci buttiamo dunque nel lavoro,

Nelle faccende domestiche,

Nella crescita dei nostri figli o in qualsiasi altra attività alla quale abbiamo associato il nostro valore.

Naturalmente si tratta di un circolo vizioso perché indipendentemente da quanto facciamo non è mai abbastanza,

Perché non riusciamo a sentire pienamente il nostro valore nonostante abbiamo dato il 100 per cento in queste attività.

Questo ci fa arrabbiare sia con gli altri perché pensiamo che siano loro a doverci valorizzare che soprattutto con noi stessi perché evidentemente non abbiamo fatto abbastanza.

E' per questo che la crescita dei figli ci manda così in crisi perché sono esseri umani creativi e liberi inizialmente e dunque non possono rispondere in tutto e per tutto alla nostra aspettativa di perfezione.

Laddove possiamo eseguire un lavoro perfettamente o pulire e mettere perfettamente in ordine una casa,

Un figlio non sarà mai perfetto secondo questi stessi standard se non in pochi rari momenti ed in tutti gli altri ci sarà grande tensione e sofferenza da parte di entrambi poiché il genitore sentirà di aver fallito ed il figlio si sentirà sbagliato perché non sente di andar così com'è.

Questo meccanismo dunque non ha solo un impatto su di noi ma anche sulle persone che ci circondano,

Sui nostri amici,

I nostri colleghi,

I nostri familiari,

I nostri partner e ultimi ma decisamente non ultimi i nostri figli.

Già perché i nostri figli che imparano per imitazione ci vogliono emulare e con la loro sensibilità accolgono questa nostra modalità autocritica ed iniziano ad implementarla su se stessi appena possibile e questo sia che applichiamo la stessa durezza con loro che se ci mettiamo d'impegno per trattarli nella maniera diametralmente opposta.

In ogni caso loro vorranno imitarci quindi in un modo o nell'altro glielo avremo tramandato così come i nostri genitori l'hanno trasmesso a noi.

Prendere atto di questa cosa spesso è l'opportunità per molti di dire ecco ho rovinato i miei figli e quindi aggredirsi nuovamente.

Ti invito a non farlo se davvero vuoi interrompere questo circolo vizioso.

Ormai ciò che è fatto è fatto e non è mai troppo tardi per riservare a noi stessi e ai nostri figli un trattamento diverso come abbiamo l'opportunità di interrompere questa tradizione familiare che si passa di generazione in generazione portando attenzione a questa dinamica e facendo una scelta consapevole per cambiarla diamo l'opportunità di cambiare anche ai nostri figli e alle generazioni che verranno.

Dunque come possiamo lavorarci?

Come prima cosa teniamo ben presente che ognuno di noi ha dentro di sé una forma di lealtà inconscia nei confronti dei nostri genitori per la quale vogliamo ancora oggi mostrargli il nostro amore cercando di essere il più possibile come loro.

Anche quando pensiamo di avere superato questa cosa sotto sotto siamo ancora alla ricerca di un'approvazione e di renderli fieri di noi.

Dunque il pensiero di abbandonare una modalità comportamentale che ha fatto parte della nostra famiglia per generazioni può sembrare come un tradimento nei loro confronti ma parte del processo di diventare adulti non solo anagraficamente è proprio quello di scegliere quali eredità tenere e quali lasciare andare perché non sentiamo di volerle tenere più con noi.

È un passo importante e difficile perché si va ad interrompere una consuetudine che per quanto malsana possa essere è pur sempre una tradizione di famiglia.

È importante dunque in qualche modo fare pace e lasciare andare questa forma distorta di amore e lealtà nei confronti dei nostri genitori a favore di forme più sane e nutrienti.

Non deve necessariamente comportare un discorso fatto direttamente a loro anche perché quando facciamo questa scelta potrebbero non esserci più quanto un processo interno nel quale ringraziamo i nostri genitori per aver fatto del loro meglio e restituendogli il fardello contenente quelle cose che non desideriamo più portare con noi nella nostra vita.

È un passo importantissimo poiché a prescindere dalla nostra età anagrafica non sempre abbiamo completato la transizione alla nostra maturità e questo ci permette di muoverci un po' più in quella direzione.

Se il primo passaggio come sempre è quello della scelta di interrompere quest'abitudine,

Quello successivo è l'osservazione di come siamo abituati a mettere in pratica questa cosa.

Con quali modalità aggrediamo noi stessi?

In quali contesti lo facciamo?

Quali parole usiamo per farlo?

Portare consapevolezza a questo meccanismo automatico è essenziale per poter intervenire su di esso.

Altrettanto essenziale è farlo con la massima onestà,

Senza pretesti come «ma è per il mio bene» o «ma io sono fatto così» o «così mi è stato insegnato».

In tutto questo grande attenzione va portata alla nostra mente.

Quando non è impegnata a fare qualcosa di specifico la nostra mente torna sui pensieri abituali e li ripete incessantemente.

A me piace l'analogia del giradischi.

È come se avessimo un disco che gira continuamente riproducendo i grandi successi i cui testi dicono che non siamo abbastanza,

Che dovremmo essere più in una certa maniera,

Che dovremmo essere meno in un'altra.

A quel punto per cambiare la musica dobbiamo scegliere un altro disco che abbia canzoni che dicono l'esatto contrario e quello mettere sul piatto.

Poiché il primo disco parte in automatico ogni volta che ci facciamo caso,

Inizialmente potrebbe essere necessario fare un gesto consapevole nel quale togliamo un disco,

Prendiamo l'altro,

Lo mettiamo sul piatto e appoggiamo la testina.

Perché appena ci distraiamo un attimo il disco smetterà di suonare e se ci distraiamo abbastanza lungo in automatico tornerà sul piatto quello vecchio e ripartirà la solita musica.

Quindi la prima fase di questo processo consiste nell'avere grande pazienza e grande perseveranza nel rimettere il disco che fa bene al nostro cuore.

Questo pro memoria può prendere diverse forme,

Potrebbe implicare l'uso di biglietti appesi in punti strategici della casa,

In sveglia che ogni tot fanno un suono e ci ricordano di portare attenzione a questa tematica e le modalità sono tante se veramente desideriamo trasformare questo meccanismo.

Nel tempo potremmo accorgerci che a furia di fare questo esercizio il nuovo disco potrebbe andare avanti a suonare anche dopo che abbiamo smesso di prestarci attenzione e che a furia di perseverare sarà diventata la colonna sonora della nostra vita.

E dunque cosa dicono i testi delle canzoni di questo nuovo disco?

Beh,

Questo è qualcosa di molto soggettivo poiché se è l'esatto contrario di quelle affermazioni che ci portiamo dietro da generazioni sulla base di queste dobbiamo scrivere i nuovi testi.

Se quindi il greatest hits della nostra famiglia è devo avere la casa perfettamente in ordine per essere una brava moglie,

Il nuovo brano potrebbe dire sono una brava moglie a prescindere dalle condizioni della mia casa.

Oppure se il vecchio brano dice se non guadagno bene non valgo nulla,

Quello nuovo potrebbe dire valgo a prescindere da quanto guadagno.

Insomma,

Scoprire quali sono le affermazioni che affliggono alla nostra mente è ciò che ci permette di crearne di nuove che possano cambiare l'equilibrio interno.

Questo per creare delle affermazioni specifiche su misura per noi.

Poi ci sono affermazioni che hanno un valore universale come mi amo e mi accetto così come sono.

Questa è perfetta a prescindere dalle nostre affermazioni precedenti e lo è per diversi motivi.

Innanzitutto perché va a scardinare il concetto che abbiamo bisogno di qualcun altro che affermi il nostro valore perché sia vero.

Riporta l'autorità su di noi,

Non su qualcun altro che ci permetta di definire noi stessi come quando eravamo piccoli e dipendevamo dai nostri genitori per questa consapevolezza.

Secondo perché va a sfidare la credenza che dobbiamo essere in una particolare maniera o fare determinate cose per valere.

Insomma il concetto che valgo se mi amo e mi accetto così come sono è l'amore incondizionato,

Quello che afferma che siamo meritevoli di amore a prescindere da ciò che facciamo o non facciamo.

Terzo ci rimette in contatto con la realtà e con la nostra imperfezione,

Ci riporta con i piedi per terra e ci aiuta ad accettare il fatto che siamo imperfetti,

Che va bene così e che possiamo essere amati così come siamo senza dovercelo guadagnare l'amore.

E sono solo le prime tre che mi vengono in mente ma ce ne sono molti altri di benefici.

Parlo di affermazioni perché è questo lo strumento che ho appurato a essere più efficace per cambiare questo meccanismo mentale nel quale ripetiamo inconsciamente e costantemente ciò che non ci fa star bene.

Scegliere di ripetere consapevolmente quelle cose che sappiamo darci un beneficio è ciò che ci permetterà nel tempo di cambiare questo equilibrio interno verso un maggiore senso di benessere.

Le uso molto con le persone che fanno un percorso con me e danno effetti molto positivi.

Ma non si tratta di una scorciatoia che in 448 ci permette di ribaltare la nostra situazione interna.

È un lavoro che richiede perseveranza ed impegno momento per momento,

Giorno per giorno.

A volte è anche solo per riuscire ad iniziare a dire queste affermazioni che la nostra mente rifiuta a priori come false.

Inizialmente gli effetti saranno molto graduali perché non si può sperare di cambiare in poche ore qualcosa creato nell'arco di decenni.

Però già nel giro di qualche giorno si potrà notare che ci sentiamo più leggeri,

Più rilassati,

Più in pace.

Una certa dose di tensione interna si sarà rilassata e potremmo provare meno ansia.

Certo,

Potremmo anche sentirci un po' spiazzati perché ci manca quell'adrenalina che siamo convinti essere essenziale per raggiungere certi obiettivi.

Ma non dimentichiamo che l'adrenalina è una risposta fisiologica alla paura e non possiamo pensare di avere la paura come unico carburante per muoverci nella nostra vita.

Questa nuova modalità dunque potrebbe renderci meno adrenalinici ma al contempo potrebbe farci sentire più liberi.

Liberi di scegliere quali obiettivi perseguire e meno costretti da questa pressione interna alimentata dalla paura.

Liberi di aspettare e scegliere secondo ciò che sentiamo giusto.

Liberi di provare cose che potrebbero non riuscirci perfettamente.

Liberi di esprimere noi stessi.

Liberi di essere noi stessi.

Un grande malinteso è quello che porta a pensare che un amore e un'accettazione incondizionata di noi stessi porti alla pigrizia e all'indolenza.

In realtà questo si basa unicamente sul pensiero erroneo che solo sotto minaccia possiamo raggiungere certi obiettivi.

Quindi potrebbe suonare banale ma una vita alimentata dalla paura porta a determinati risultati interni ed esterni così come una vita alimentata dall'amore porta a risultati molto diversi.

La grande differenza la si sente in termini di come abbiamo raggiunto determinati risultati,

Di come ci siamo sentiti mentre li raggiungevamo,

Di come questo ha influenzato le nostre relazioni e di come ci siamo sentiti internamente durante e dopo aver raggiunto questi risultati.

Così come vedo la non accettazione di sé come la più grande fonte di sofferenza ritengo che l'amore per noi stessi sia la più grande forma di benessere,

Pace e felicità.

Per questo credo che quello di trovare pace dentro sé stessi sia in assoluto il lavoro più importante che abbiamo l'opportunità di fare in questa vita.

Per trovare la pace interiore dobbiamo prima interrompere la guerra interiore.

Se senti il bisogno o il desiderio di cominciare o continuare un percorso di crescita personale puoi farlo scrivendomi dal sito www.

Ianritter.

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Chiara

September 2, 2024

Grazie 🙏💙

Giulia

June 27, 2024

Grazie

NICOLETTE

May 11, 2024

Già ….

Marika

March 7, 2024

Quanta sofferenza da lasciar andare. Ma è possibile. Grazie.

Andrea

January 8, 2024

Molto interessante

Sara

August 10, 2023

Grazie🙏

clelia

December 29, 2022

Bellissimo e illuminante

Erica

October 16, 2022

Illuminante e incisivo. Ascoltato al momento giusto. Grazie!

Maurizio

July 18, 2022

Grazie

Tiziana

May 21, 2022

Grazie, molto risonante e incoraggiante

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