
Riflessioni sui cinque aggregati e il nonsé
Queste riflessioni sui cinque aggregati e il nonsé partono dalla lettura di un insegnamento del Buddha sui cinque aggregati, quegli elementi del corpo e della mente che costituiscono la nostra esperienza e la nostra identità. Questi sono il corpo ( in lingua pāli: rupa), la sensazione (vedana), la percezione (sañña), le formazioni mentali come i pensieri e le emozioni (sankhara) e la coscienza (viññana).
Trascritto
Oggi vorrei leggervi questo breve sutta del buddha preso sempre dal samyutta nikaya sempre dalla sezione che viene chiamata la sezione dei cinque aggregati il khandha samyutta è il capitolo 22 ed è il 37 sutta ed è il sutta di ananda infatti si chiama ananda sutta uno dei numerosi ananda sutta ananda è il cugino e l'assistente di tutta la vita del buddha è stato uno dei monaci più devoti al buddha e al dhamma e presso che tutti i sutta che abbiamo del cano nepali vengono dai ricordi di ananda dai ricordi di ananda perché ananda stava sempre con il buddha e quindi lo sentiva sempre quando dopo la morte del buddha dopo il parinibbana del buddha si sono incontrati i monaci per decidere come continuare si decise che ananda avrebbe raccontato tutti i sutta a tutti i monaci e loro l'avrebbero imparati a memoria per poterli poi rileggere far rivivere far risuonare in tutte le generazioni future e così sono arrivati a noi e questo è molto molto breve ed è così a savatti allora il venerabile ananda si recò dal beato beato ovviamente il buddha e il beato così disse al venerabile ananda se ananda ti chiedessero amico ananda quali sono le realtà dove si comprende un sorgere uno svanire un cambiamento di ciò che è stato compreso che cosa risponderesti a questa domanda ananda rispose così venerabile signore se mi chiedessero questo così risponderei amici con la forma si comprende un sorgere uno svanire un cambiamento di ciò che è stato compreso con la sensazione si comprende un sorgere uno svanire è un cambiamento di ciò che è stato compreso e così con la percezione così con le formazioni mentali e così con la coscienza si comprende un sorgere uno svanire un cambiamento di ciò che è stato compreso a tale domanda così risponderei il buddha rispose bene bene ananda con la forma ananda si comprende un sorgere uno svanire un cambiamento di ciò che è stato compreso e così anche con la sensazione con la percezione con le formazioni mentali e con la coscienza con tutti questi si comprende un sorgere uno svanire un cambiamento di ciò che è stato compreso a tale domanda così dovresti rispondere ananda come vedete a volte i sutta sono molto molto brevi molto brevi però anche piuttosto piuttosto incisivi il buddha sembra che di mestiere facesse il meccanico al contrario per cui anziché costruire una macchina un'automobile un missile il buddha invece si diverte a prendere le pinze un cacciavite una sega una chiave inglese e smontare tutto quanto in questo caso ci dice attenzione siamo smontabili siamo composti dai cinque kanda i cinque kanda che sono i cinque aggregati questi cinque mucchietti di cose che che ci contraddistinguono e uno di questi mucchietti è il corpo e tutti gli altri sono pezzi della mente invece il buddha ci dice quali sono le realtà dove si comprende che c'è un sorgere nel corpo c'è uno svanire nel corpo è un cambiamento di ciò che è stato compreso nel corpo se non il corpo se osserviamo il corpo ci accorgiamo facilmente che cambia in continuazione c'è qualcosa che sorge ci svegliamo a un certo punto una mattina troviamo che abbiamo un neo ci svegliamo una mattina scopriamo che c'è un brufolo che c'è venuto certo non è stata la nostra volontà di farlo venire e poi quel brufolo cambia e poi scompare lo sbattiamo alla lavatrice alla lavastoviglie io ho una lavastoviglie che se rimane il coperchio aperto è un attimo quella di sbatterci e farsi venire dei magnifici lividi il livido prima non c'era come dice il buddha è sorto nel corpo poi comincia a cambiare diventa sempre più scuro poi cambia ancora diventa un magnifico verdolino e poi piano piano scompare e quindi possiamo vedere che questo processo di sorgere e cambiare e scomparire nel corpo è assolutamente semplice da vedere poi il buddha dice occhio a nanda perché mica solo nel corpo c'è questo processo ma questo processo c'è pure nella parte mentale a partire dalla sensazione la sensazione qui si intende soltanto di riconoscere se un contatto con un oggetto con un pensiero sia piacevole spiacevole oppure nell'uno nell'altro quindi neutro è così anche con le percezioni sono il terzo dei cinque kanda ed è riconoscimento di quello che è accaduto sbattuto alla lavastoviglie riconosco a questo è quel malefico del coperchio della lavastoviglie ed è così anche con le formazioni con le formazioni mentali con i sankara come si chiamano in pali formazioni mentali forse la cosa più arzicocolata perché sono un misto fritto di pensieri di emozioni di ricordi di paure dei desideri e qualunque cosa che si agita che si agita nella mente quindi quando parliamo di sensazione inizio non parliamo di sensazioni del tipo mi sono innamorato è una cosa che bravo per qualche ragione ma lì semplicemente mi piace non mi piace mentre tutti questi grovigli di cose ce l'abbiamo nei sankara nelle formazioni mentali e poi il buddha chiude con la coscienza che in questo caso è la coscienza sensoriale quindi il fatto di essersi accorti che abbiamo visto qualcosa che abbiamo udito qualcosa che abbiamo assaggiato qualcosa che abbiamo toccato qualcosa che abbiamo anche pensato qualcosa la mente è considerato uno dei dei sensi come un sesto senso per noi occidentali che lavoriamo talmente tanto con la mente stiamo sempre con la mente in agitazione sempre con la mente attiva forse proprio la parte delle delle formazioni mentali dei sankara quello che è la parte più complicata da riconoscere perché mentre magari una volta ci si basava su cose più facili io sono io perché sono fatto così perché ho questo corpo eccetera adesso viviamo una specie di metamondo è una specie di mondo parallelo in cui ci ricostruiamo tutto l'universo con la nostra mente mente è sempre stato così in realtà ma adesso forse un pochino un pochino di più proprio perché abbiamo perso contatto col corpo abbiamo perso contatto con la natura pensate com'è diverso il mondo una persona che vive nel medioevo senza senza orologi senza radio senza televisione con le notizie che venivano propagate semplicemente a cavallo da chi le portava quindi si venivano a sapere le cose magari con sei mesi un anno due anni di ritardo quando arrivò l'anno 1000 nemmeno la maggior parte delle persone sapeva che quello era l'anno 1000 adesso invece abbiamo il cellulare che si connette con l'orologio atomico di ginevra e all'ora spaccata esatta che è la stessa ora in tutto il mondo assolutamente assolutamente pronta le notizie dopo un secondo ce l'abbiamo tutti quante ci mandiamo le mail se dopo un secondo non è arrivata già comincia a salire l'ansia il buddha ci dice che questi aggregati in sé sono assolutamente naturali è assolutamente naturale che ci sia un corpo visto che siamo nati è assolutamente naturale che si provano sensazioni quando si entra in contatto con qualcosa così come è assolutamente naturale che questo qualcosa venga riconosciuto dalle percezioni sagna mentre le sensazioni sono vedano il corpo rupa ed è assolutamente naturale che ci sia una certa quantità di pensieri che si sviluppano ho sbattuto la lavastoviglie forse la prossima volta mi viene il pensiero di di chiudere meglio la lavastoviglie dopo che l'ho aperta oppure mi parte un altro pensiero di essere un pochino più consapevole tutto questo è naturale così come naturale anche la parte di coscienza vignana la coscienza di sapere che ho percepito quella particolare quella particolare cosa quello che non è naturale il buddha ci dice è quello di credere che questi cinque mucchietti siamo noi e questo in fondo è l'errore decisivo che che stiamo che stiamo facendo qua non lo dice in questo in questo sutta ma lo dice in infinite altre parti quando ci dice che esiste appunto la verità della sofferenza del disagio e dello stress dovuti all'attaccamento e proprio andando al dia dell'attaccamento la terza nobile verità ci dice possiamo raggiungere lo stato di pace senza condizioni mentre è evidente che il corpo è condizionato è evidente che le sensazioni arrivano solo se questo corpo condizionato condizionato dalla nascita condizionato dai nostri genitori che ci hanno fatto nascere dal posto in cui stiamo dal tipo di animale di pianta che siamo dal luogo geografico talmente tante di quelle cose che siamo condizionati in realtà da tutto l'universo e questo sembra un bel trattato di filosofia messo così ma il buddha non era molto interessato a fare filosofia nanda anche anche meno allora perché gli dice gli fa questa domanda apparentemente molto filosofica quale sono le realtà dove si comprende un sorgere uno svanire un cambiamento di ciò che è stato compreso che risponde a questa domanda mamma mia sembra una domanda che si può fare accanto accanto parlerebbe di apercezione e così via ma in realtà quel buddha la cosa è più semplice c'è proprio a guardare in profondità però guardare in profondità vedi se se c'è qualcosa di stabile lì o se invece non c'è il marchio dell'istabilità il marchio della sofferenza il marchio della poca sicurezza per cui ci possiamo chiedere cos'è che mi fa essere me stesso cos'è che mi fa pensare che io rimango stabile per tutto il tempo e qua sembra che il buddha ci voglia far diventare matti come se dice ok smonto tutto io non esisto non c'è più niente non c'è più un si rimeto non c'è più uno stefano non c'è più assolutamente nulla quindi quando qualcuno mi chiama al telefono mi chiedono chi sei gli rispondo nulla oppure come fece un amico logico matematico lo chiamai gli dissi buongiorno c'è antonio e lui rispose sì gli dì sì me lo puoi passare per cortesia sono io non me lo potevi dire subito mi risposta no la domanda che mi ha fatto è soltanto se c'era non servo io e logica matematica queste sono due proposizioni diverse il buddha dice in realtà a quella domanda cioè si rimeto la risposta giusta e no se si rimeto la risposta giusta e nemmeno io non ho avuto il buddha dice amico mio sembra che così diventa complicata la vita d'altro canto il buddha ci giocava molto non si faceva nemmeno chiamare col proprio nome ma si faceva chiamare tatakata che è una strana espressione che è una via di mezzo da colui che è andato e colui che è avvenuto può significare entrambe le cose a seconda di dove si spezza la parola composta per cui sembra che sia colui che è avvenuto e colui che è andato allo stesso tempo quando parlava di se non diceva io sono il buddha eccetera diceva io sono il tatakata sono quello che è avvenuto e quello che è andato sono parte del processo parte di un fluire sono un pezzo di legno che scorre lungo lungo un fiume e come possiamo portare questa questa roba all'interno della nostra pratica se ci interessa portare dentro la nostra pratica in fondo sembra una strana espressione quali sono le parti del corpo che ci fanno sembrare stabili quale sono le sensazioni che ci fanno sembrare stabili quali sono i pensieri che ci fanno sembrare stabili un monaco monaco tibetano una volta mi disse che prima di lavorare sul non se sul fatto di riconoscere che non c'è veramente un'identità veramente una persona il primo lavoro da fare è conoscere il se e mi disse che cos'è il se come fai a dire che sei proprio tu quali sono che le cose che ti contraddistinguono qual è quella capacità del corpo della mente che fa dire a una persona io sono io se conosci questo allora puoi cominciare a vedere se poi è vero non è vero ma prima ci devi lavorare in profondità quindi sembrava quasi un insegnamento opposto a quello della del buddha cioè va a vedere se proprio credi che ci sia questa tua entità permanente questa tua entità che magari quando sarai morto continuerà a esistere ma comunque questo filo che ti lega dall'inizio alla fine qual è questo filo questo filo rosso che ti tira dall'inizio alla fine sembra una domanda un po provocatoria ma se uno lo prende con con uno spirito positivo utilizzando anche il terzo dei rifugi quello di prendere rifugio nel sangha parlato con un monaco un monaco mi ha detto una cosa mi sembrava un po bizzarra però visto che ho preso rifugio nel sangha ho detto beh forse vale la pena di ascoltarlo mettendolo alla pratica del dhamma che è il secondo rifugio l'insegnamento del buddha quindi era evidente che quella domanda cos'è che fa di te stesso te stesso data dal sangha andava letta all'interno degli insegnamenti del buddha e sapendo pure che c'è il rifugio del buddha saputo che c'è questa nobile persona ma una persona che comunque ha messo in pratica tutto il suo dhamma ed è riuscito a trovare una stabilità non condizionata la stabilità è limitata e come sono legate questa stabilità limitata la domanda io come mi definisco allora cominciamo a lavorare su questo io sono così perché faccio questo lavoro ok e quando facevo un altro lavoro che succedeva e se questo lavoro lo perdo e devo fare il falegname che succede non sono più io se anziché fare il falegname devo fare il manager e che succede non sono più io sono così perché ho questo corpo ok ma il corpo è cambiato cambia in continuazione mi contraddistingue davvero tanto sono io perché mi piace l'insegnamento del buddha bene allora quando non conoscevo l'insegnamento del buddha chi ero ero un altro ero sempre io come funziona mi piace così perché a me piace la musica classica ok e se non la senti se stai in una foresta senza musica che succede questo punto siamo noi che abbiamo preso la chiave inglese nel cacciavita del buddha quello che il buddha passa ad ananda e fa quest'approccio un posto pratico tant'è che non è che gli dice direttamente ananda qual è la risposta che vuole le dice ananda se ti facessero questa domanda cosa rispondere sti ananda ci pensa risponde questa cosa lo sapeva ananda prima della domanda del buddha cosa avrebbe risposto io penso di no altrimenti il buddha perché gliel'avrebbe fatta potrebbe avergli fatta soltanto perché sapeva che ananda non aveva ancora portato l'attenzione su questo aspetto o magari perché c'era un'altra persona davanti e voleva che ananda lo dicesse a quest'altra persona e magari quest'altra persona siamo noi oggi che l'abbiamo risentita queste parole quindi può darsi che il buddha ha fatto questa domanda ananda perché sapeva che 2600 anni dopo non avremmo sentito questa questa risposta la saggezza del buddha è infinita quindi perché no e perché no cominciamo a smontarci un po queste cose cominciamo a smontare la nostra identità basata sul lavoro sull'identità sessuale sull'identità politica sulle cose che leggiamo sulle cose che vediamo e proviamo a vedere che succede c'è in psicologia c'è tutta una lunga teoria della bioenergetica che parla della costruzione di una corazza in cui ci si costruisce una corazza basata sulla risposta delle situazioni tipiche dei bambini nella loro teoria in cui ci si difende da questi problemi che da bambini si è avuto e in questo modo ci si costruisce una corazza che ci allontana dal mondo tant'è che nella bioenergetica poi ci sono tutta una serie di pratiche anche fisiche per sbloccare il corpo da questa corazza e per rendere il tutto più libero e anche il buddha ci dà questa specie di yoga questa specie di yoga di come se avessimo ad esempio la schiena bloccata poi a un certo punto la sblocchiamo e diciamo caspita si sta proprio bene oggi sono andato al supermercato e mi sono portato tiro un carrello portavo tiro questo carrello questo carrello poi a un certo punto devo andare a prendere l'acqua io che me lo porto a fare il carrello fino a prendere l'acqua ho lasciato il carrello da una parte mi sono sentito magicamente leggero non avevo più quel peso quel peso del carrello ho preso l'acqua e poi mi sono ripreso il peso del carrello però in questo caso è stata una scelta mia ma è stato devo dire istruttivo quel momento in cui ho lasciato il carrello ho sentito la leggerezza dell'essere senza carrello allora lo yoga del buddha è questo il buddha dice stai portando il carrello del pensare che il corpo sia te che tu sia il corpo prova a mollare questo carrello lascialo appoggiato da una parte nel supermercato della vita senti come quando non ti non ti basi più sul corpo per definirti e così per tutte le altre cose ci stiamo portando tanti pensieri che pensiamo che siano nostri e poi magari invece sono solo il risultato delle nostre letture delle nostre amicizie delle nostre famiglie dei nostri amici e il buddha dice tutti questi pensieri come il carrello del supermercato mollano un attimo ma ti fa una bella passeggiata senza senza questo carrello dietro non stai più libero non sei più leggero e quindi lo yoga del buddha lo yoga del carrello quello di mollare il carrello al supermercato e andarsene serenamente c'è un altro sutta in cui dice in termini di comodità dice come se una persona stesse correndo e poi a un certo punto dice ma perché sto correndo potrei camminare allora quella persona cammina a un certo punto la persona dice ma perché sto camminando potrei stare semplicemente in piedi e perché stare semplicemente in piedi se potrei stare seduto e perché stare seduto se invece potrei stare comodamente sdraiato a quel punto la persona si sdraia e sta decisamente più comoda e noi siamo un po come come questa persona che corre ma non per il piacere di correre perché abbiamo cominciato a correre non ce ne rendiamo più conto abbiamo cominciato a portare il carrello del supermercato e diventiamo un po come l'asinello che si porta il basto dietro senza rendersene conto quando invece possiamo mollare la corsa possiamo mollare il carrello e possiamo mollare il fatto di pensare che noi siamo quel pensiero quel desiderio quel lavoro quel sesso e questo è importante è importante è importante mettersi nella prova la pratica e dire che succede se io non sono questo nemmeno quello e nemmeno quell'altro e se lo facciamo in meditazione magari possiamo sentire un bel senso di agio un bel senso di leggerezza che poi magari si trasforma in un bel senso di gioia e questo non è nient'altro che l'entrata nel samadhi che è una delle cose importanti uno degli otto fattori dell'ottoblice sentiero il samma samadhi il retto la retta concentrazione il samadhi si ottiene nel momento in cui appunto c'è gioia c'è libertà e per fare gioia e libertà però bisogna dargli sotto di cacciavite e di chiavi inglesi e ringraziando quel buon meccanico che era il buddha e ringraziando anche quel buon meccanico che era nanda che ci ha tramandato e portato oggi vive queste parole concludo le mie riflessioni di oggi grazie
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