
Riflessioni di Dhamma sulla pratica informale
La meditazione formale è un'ottima palestra che ci deve però insegnare come portare la pratica in ogni momento della nostra vita. Il Buddha ha insegnato i Quattro Grandi Impegni di rinunciare e abbandonare, sviluppare e preservare, con l'obiettivo di non sviluppare gli stati mentali non salutari ancora non sorti, di abbandonare quelli che siano già sorti, di sviluppare gli stati salutari ancora non sorte e mantenere quelle che siano già sorte. Troviamo una mappa per sviluppare la nostra pratica
Trascritto
Altre volte abbiamo osservato come fare pratica formale cercando il più possibile di farlo senza sforzo,
Senza aspettarci nulla di particolare,
Ma semplicemente ponendo il massimo dell'attenzione,
Il massimo della chiara comprensione in quello che stiamo facendo.
Ma oltre questa pratica formale rimane aperto tutto il resto del tempo,
Quello che passiamo nella vita quando non siamo seduti,
Quando non stiamo facendo una meditazione ben stabilita,
Che sia una meditazione seduta,
Una meditazione camminata.
Parlo dei momenti di quando non c'è una pratica apparente e che però normalmente chiamiamo uno spazio dove possiamo portare comunque una pratica,
Quella della pratica informale.
Pratica informale che è principalmente stare attenti,
Essere consapevoli di quello che stiamo facendo.
Durante la meditazione è piuttosto semplice essere consapevoli,
Anche se è un piuttosto semplice pieno di difficoltà.
Se ci mettiamo seduti e portiamo semplicemente l'attenzione sul respiro,
Probabilmente per dieci secondi sarà tutto semplice,
Dopo già dieci secondi cominceranno ad apparire doloretti,
Pensieri e così via e sarà molto facile distrarci.
Però in un qualche modo è uno spazio che ci siamo ritagliati proprio per essere consapevoli.
Altra cosa invece è quando andiamo in giro,
Stiamo magari facendo la spesa,
Magari qualcuno ci passa davanti alla fila,
Quindi noi possiamo non apprezzare molto questo comportamento o magari abbiamo fatto la spesa e stiamo tornando con le buste,
La busta si rompe e casca tutta la roba per terra e portare la consapevolezza in quei momenti è tutt'altro che facile,
Tutt'altro che facile perché sono momenti inaspettati in cui non stiamo già concentrati nell'essere consapevoli,
Nell'essere dei buoni praticanti.
Ma una buona pratica non può essere soltanto la pratica di mezz'ora,
Un'ora che possiamo fare tutti i giorni,
Deve essere una pratica che integra anche il resto della vita,
Altrimenti la meditazione non diventerà nient'altro che l'ennesimo passatempo,
L'ennesima droga.
Stiamo molto bene nella meditazione ma poi non portiamo questa meditazione nel resto del tempo,
Non va a toccare le nostre profondità,
Non va a cambiare la vita rendendoci progressivamente più calmi,
Più sereni e più felici,
Mentre potremmo anche auspicare una felicità incondizionata,
Una felicità che non sia legata a qualcosa e per far questo dobbiamo essere completamente sempre presenti,
Sempre consapevoli.
Dire sempre presenti e sempre consapevoli sembra una cosa particolarmente faticosa,
Ma se c'è una cosa che la meditazione non è,
O quantomeno non dovrebbe essere,
È fatica.
La meditazione,
La felicità che stiamo cercando è libertà.
Se c'è fatica,
Se c'è questo blocco del motore,
Se c'è questo rumore,
Questo stridere,
Probabilmente stiamo decisamente lontani da una possibile felicità.
E allora che cosa possiamo fare?
Possiamo scegliere dei momenti durante la giornata,
Inizialmente dei momenti che non sono pratiche formali,
Ma sono delle pratiche che possiamo controllare.
Ad esempio,
Se stiamo facendo una coda,
Possiamo stare in coda e portare l'attenzione sul respiro.
Portando l'attenzione sul respiro e cominciando a guardare inizialmente soltanto il nostro interno e poi espandendo il nostro interno alle persone che sono in fila con noi,
All'ambiente,
Osservando se siamo calmi,
Se siamo invece agitati,
Osservando se anche le persone che stanno intorno a noi,
In che modo stanno.
E semplicemente portiamo il respiro in ogni momento di questa coda.
Così anziché annoiarci facendo la coda,
Lo possiamo trasformare in una forma di meditazione in piedi,
Anche affascinante perché potremmo scoprire molte cose che invece nella disattenzione che portiamo di solito alle cose del mondo,
Magari ci sfugge.
Oppure possiamo stabilire che se stiamo andando dall'autobus all'ufficio o da casa verso l'automobile o da casa verso un parco dove vogliamo,
Possiamo portare l'attenzione a ogni singolo passo come se fosse una meditazione camminata.
Non è necessario andare lentamente o fare un percorso particolare,
Semplicemente possiamo camminare sapendo che stiamo camminando.
Una volta chiesero al Buddha in che modo si riconoscessero i discepoli del Buddha,
Che cosa facessero,
Il Buddha rispose,
È semplice,
Dormono,
Si svegliano,
Si svegliano,
Mangiano,
Bevono,
Si siedono,
Camminano e così via.
E allora chi ha fatto la domanda dice,
Sì vabbè ma questo lo fanno tutti,
Qual è la differenza tra i tuoi discepoli e il resto delle persone?
E il Buddha rispose,
È semplice,
I discepoli del Buddha quando mangiano sanno di mangiare,
Quando camminano sanno di camminare,
Quando si sdraiano sanno di essere sdraiati.
Ed è questa la chiave di volta,
La consapevolezza su quello che facciamo.
La consapevolezza è veramente la chiave di volta,
È la porta d'ingresso a quello che avviene nel nostro mondo della mente e nel nostro mondo del corpo.
E già osservando il corpo,
Osservando la mente vediamo che è molto difficile parlare di mente e corpo separati.
Però la consapevolezza da sola forse non �� abbastanza.
Allora possiamo utilizzare questa consapevolezza per portarci dei benefici alla nostra vita quotidiana,
Alla nostra vita di tutti i giorni.
Quali sono questi benefici?
Il Buddha ha indicato una serie di stati mentali che sono assolutamente poco salutari e in particolare sono quelli che vengono espressi nelle quattro nobili verità.
Sono l'avidità,
Il volersi appropriare delle cose,
Il volere le cose,
L'essere avidi,
Golosi.
Poi c'è la parte invece di non volere qualche cosa,
Quella del volere evitare che succeda qualche cosa,
Volere evitare che ci siano certe persone,
Che ci siano certe condizioni nella nostra vita,
Le avversioni in generale.
E' un punto che è più difficile da afferrare inizialmente che è quello delle illusioni,
Quello che quando ci facciamo delle idee,
Quando ci facciamo dei pensieri o quando pensiamo di aver capito qualche cosa e poi invece dopo scopriamo che non era così.
Sto pensando che questa cosa che sto facendo è proprio la cosa migliore che posso fare nella mia vita e poi invece scopro che mi sta creando un sacco di problemi.
O anche sto facendo questa cosa che penso che mi porterà disperazione,
Problemi o che poi invece vivendo scoprirò che è stata una delle cose che mi ha portato più benefici.
E quindi queste tre stati mentali che sono l'attaccamento,
L'avversione e l'illusione sono senz'altro stati non salutari.
E una domanda che ci possiamo porre durante la giornata è se in questo momento presente nella nostra mente ci sono questi stati non salutari,
Questo stato di attaccamento,
Avversione,
Illusione presenti in un qualche modo.
Mentre al tempo stesso ci sono tutti degli altri stati che sono stati invece assolutamente salutari.
Il Buddha ne elenca sette che sono i sette fattori del risveglio che sono la consapevolezza,
L'investigazione della natura della realtà,
L'energia,
La gioia,
L'essere rilassati e tranquilli,
Raggiungere una calma concentrata,
Un punto di unificazione,
Quello che si chiama normalmente Samadhi.
E osservare le cose esattamente per come sono utilizzando l'equanimità.
Allora possiamo utilizzare i momenti della giornata,
Qualche momento che possiamo decidere di fare queste pratiche per provare a osservare se nella nostra mente passano esattamente gli stati non salutari oppure gli stati salutari dei fattori di risveglio.
Un metodo per osservare queste cose è quello di agire su quelli che vengono chiamati i quattro grandi impegni.
I quattro grandi impegni sono principalmente legati all'idea di lasciare andare ciò che non è salutare e di portare invece in noi ciò che è salutare.
E sono quattro perché il Buddha ha preso in considerazione tutte le quattro possibilità.
La prima possibilità che possiamo osservare è quando stiamo in una condizione in cui non ci sono stati non salutari.
Allora quello che possiamo fare è rinunciare alle cose che ci potrebbero portare a questi stati non salutari.
Vedo che sto abbastanza tranquillo,
Evito di prendere una mazza e andare a picchiare le persone per strada.
Detto così sembra una battuta ma se leggiamo quello che sta avvenendo in questo momento vediamo che ci sono tante persone che escono esattamente con questa attitudine.
Forse per noi è più facile ma sicuramente possiamo magari evitare di entrare ad esempio in situazioni di conflitto.
Magari stiamo con delle persone con cui è facile discutere,
È facile ridicare.
Magari semplicemente evitiamo di incontrarle o se le incontriamo evitiamo di entrare in discussione.
Questa è la pratica della rinuncia,
Quella di rinunciare alle cose che ci portano a stati mentali non salutari.
Però può essere che questi stati mentali non salutari invece si presentino.
Può essere che noi ci sia avversione,
Ci sia attaccamento,
Ci sia illusione.
Allora quello che possiamo fare è praticare l'abbandono.
Trovare dei modi per pian piano lasciare andare.
Ci siamo arrabbiati,
Ci siamo disgustati di quello che sta succedendo.
Piuttosto che rimanere in quello stato mentale possiamo trovare dei mezzi per riconoscere che siamo in quello stato.
Riconoscere che stiamo in uno stato mentale che non va bene per noi,
Che non ci porta beneficio né a noi né agli altri esseri.
E pian piano abbandonarle e lasciarle andare.
Questo per la parte degli stati mentali non salutari.
Però altrettanto possiamo fare per quelli salutari,
Per i fattori di risveglia.
E anche qui possiamo cercare di sviluppare invece questi stati salutari quando ancora non ci sono.
O quando ancora non ci sono al punto che ci consente di godere completamente di questi stati.
Godere completamente dell'energia,
Della gioia,
Dell'equanimità.
Stare nell'osservazione delle cose esattamente così come sono.
E possiamo da ultimo,
Se invece questi stati li abbiamo raggiunti,
Questo stato di consapevolezza,
Dell'investigazione della realtà,
Quello che si chiama dhamma vichaya,
Dell'energia,
La gioia.
L'energia e la gioia le dico così vicino perché spesso questa gioia è piena di energia.
E spesso l'energia porta a provare anche la gioia.
E poi anche la tranquillità,
La calma,
La concentrazione del samadhi e l'equanimità.
E quando abbiamo questi stati possiamo impegnarci a mantenerli e quindi non a lasciarli andare.
Sto in un momento particolarmente calmo,
Eviterò di accendere la tv e mettermi a guardare un programma politico dove i politici si accapigliano l'un con l'altro senza voler veramente arrivare a nulla di significativo.
E qui però c'è un punto che sembra piuttosto difficile.
Cioè sì va bene,
C'è questo,
C'è la ricerca degli stati salutari,
C'è la ricerca dell'abbandono degli stati non salutari ma come farlo?
E qui il Buddha insegna che dobbiamo trovare noi mezzi abili.
Dobbiamo trovare noi i modi in cui per noi riusciamo a ottenere questi quattro risultati,
Questi grandi impegni della rinuncia,
Dell'abbandono,
Di sviluppare gli stati salutari e di preservarli quando si presentano.
E' senz'altro un lavoro che deve essere accompagnato dalla consapevolezza.
Però è un lavoro che deve essere assolutamente basato sulla nostra vera natura.
Dobbiamo trovare noi quelle che sono le strade.
Quando sentiamo che siamo arrabbiati qual è il modo che per noi è più adatto per ritrovare la calma?
Se già ci siamo accorti che siamo arrabbiati già abbiamo fatto una bella parte del lavoro perché abbiamo portato la consapevolezza su questo stato e tramite la saggezza possiamo renderci conto che questa rabbia non è adatta a noi perché è uno stato non salutare che non ci porta verso la liberazione.
A quel punto possiamo scegliere,
Possiamo magari prendere qualche respiro,
Possiamo allontanarci dall'oggetto che ci porta questa rabbia oppure addirittura possiamo fare il contrario,
Possiamo osservare in profondità l'oggetto che ci porta questa rabbia.
Però lì dobbiamo metterci la saggezza perché se ad esempio questo oggetto che ci porta la rabbia è un oggetto per noi difficile da osservare è inutile che in quel momento proviamo a osservarlo.
Magari potrà essere più opportuno allontanarci e permetterci di tornare a essere più tranquilli e più sereni e osservare le cose più esattamente come sono con questa osservazione che diciamo prima della realtà,
Il damma viciaia perché magari mi renderò in questo modo conto che magari la persona mi ha fatto arrabbiare perché era in quel momento spaventata o preoccupata o perché era vittima a sua volta di un'illusione e pensava di aver visto in me delle cose che non ci sono.
E questa è anche una parte affascinante della pratica perché la pratica degli insegnamenti del Buddha non è un menu già pronto uno segue le istruzioni semplicemente così ma dobbiamo metterci anche del nostro e quindi diventa un'esplorazione,
Un'esplorazione continua è come se fossimo degli esploratori soltanto che anziché andare in mezzo alla giungla stiamo in mezzo alla giungla dei nostri pensieri,
Dei nostri desideri e delle nostre avversioni e magari poi ci rendiamo conto che questa giungla che sembrava così pericolosa così magari asfissiante eccetera invece rimuovendo l'illusione diventa un posto calmo,
Rilassato dove poter dimorare con tranquillità e questo dimorare con tranquillità mi augurio per noi e per tutti gli esseri e con questo concludo le mie riflessioni.
Grazie
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