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Quando l'ansia non se ne va - Anche se fai tutto “giusto”

by Ian Ritter

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Se lavori su di te da tempo ma l'ansia continua a tornare, potresti avere la sensazione che qualcosa non stia funzionando. Magari hai meditato, hai fatto percorsi, hai capito tante cose... eppure, in certi momenti, l'ansia è ancora lì. E quando succede, può emergere un dubbio sottile: "Ma allora a cosa serve tutto questo lavoro?" In questo episodio esploro la frustrazione che nasce quando il cambiamento non assomiglia a come ce lo aspettavamo. Ti parlerò di: Perché l'ansia può essere ancora presente anche dopo anni di lavoro su di sé L'aspettativa nascosta che rende tutto più difficile Il senso di inadeguatezza che può emergere, anche in chi aiuta gli altri Cosa significa davvero stare meglio

Trascritto

C'è una cosa che succede a molte persone che iniziano a lavorare su di sé,

Ma di cui si parla davvero poco.

Ed è quel momento in cui ti rendi conto che nonostante tutto quello che hai fatto,

L'ansia è ancora lì.

Magari hai iniziato a fare meditazione,

Hai letto libri,

Hai fatto percorsi,

Hai iniziato a capirti meglio e a riconoscere certi meccanismi.

E per certi versi stai anche meglio,

Non sei più esattamente dove eri prima.

Eppure ci sono momenti in cui l'ansia torna e quando torna è come se ci portasse a rimettere tutto in discussione perché non è solo l'ansia in sé è anche quello che si attiva intorno è quel pensiero che dice ma allora non è servito a niente oppure Ma quanto devo lavorare ancora per stare bene davvero?

E a volte ce n'è uno ancora più profondo,

Meno esplicito ma molto presente,

Che dice Quest'ansia non dovrebbe proprio più esserci.

Come se arrivati a un certo punto del processo,

Certe emozioni dovessero semplicemente smettere di presentarsi.

Questo crea una tensione molto particolare fra due polarità.

Da una parte c'è l'esperienza corporea di quello che stai vivendo davvero,

Cioè l'ansia che si ripresenta,

E dall'altra c'è l'idea di come dovresti stare.

E quando queste due non coincidono,

Si apre uno spazio di frustrazione,

Di dubbio,

A volte anche di sfiducia,

Non solo verso il percorso che stai facendo,

Ma anche verso di te e le tue capacità,

Il punto è che questa aspettativa non è qualcosa di insolito o di sbagliato.

È quasi inevitabile.

Quando inizi a lavorare su di te,

Lo fai soprattutto perché vuoi stare meglio,

Vuoi soffrire di meno,

Vuoi sentirti più stabile,

Più in pace,

Con un maggiore senso di libertà.

E quindi senza accorgertene inizia a costruire un'idea di come dovrebbe essere quello stare meglio.

Un'idea che spesso include il fatto che certe emozioni,

Come l'ansia,

A un certo punto dovrebbero sparire o diventare irrilevanti.

Il problema è che questa parte dell'aspettativa,

Anche se comprensibile,

Non è realistica.

Non perché tu stia sbagliando qualcosa,

Ma perché non è così che funzionano le emozioni.

E finché questa cosa non viene vista chiaramente,

Ogni volta che l'ansia si ripresenta,

Rischia di essere vissuta come un passo indietro,

Come una prova che qualcosa non sta funzionando.

In questo episodio voglio approfondire proprio questo aspetto.

Non tanto per spiegare cos'è l'ansia,

Perché questo in parte già lo sai,

Ma piuttosto per vedere cosa succede quando l'ansia non se ne va,

Anche dopo che hai iniziato a lavorare su di te.

Perché è esattamente in quella fase che spesso si gioca una parte fondamentale del percorso.

Non quando le cose migliorano,

Ma quando qualcosa continua a ripresentarsi nonostante tutto.

Ed è lì che puoi iniziare a cambiare davvero il rapporto che hai con quello che senti,

Invece di continuare a cercare di modificarlo o eliminarlo.

Sono Ian Ritter,

Sono un counselor e ti do il benvenuto.

Questo è il mio podcast,

Dove offro spunti di riflessione per chiunque voglia portare maggiore consapevolezza e autenticità nella propria vita.

Quando iniziamo a lavorare su di noi,

C'è un'idea che ci accompagna quasi sempre,

Anche se non la formuliamo in modo esplicito.

È qualcosa che diamo per scontato,

Qualcosa che sembra così ovvio da non aver bisogno di essere messo in discussione.

Ed è l'idea che facendo questo lavoro,

Staremo meglio.

E questo è vero.

La crescita personale ci porta a stare meglio.

Il punto,

Però,

È che dentro questa frase si nasconde un passaggio ulteriore,

Molto più rigido,

Che spesso non vediamo.

Non è solo «starò meglio».

Starò meglio e smetterò di stare male.

È come se da qualche parte dentro di noi ci fosse l'aspettativa che certe emozioni,

A un certo punto,

Non dovessero più presentarsi.

Che l'ansia,

La paura,

L'inquietudine diventino sempre più rare,

Fino a quasi a scomparire.

Questa aspettativa non nasce per caso,

È profondamente umana.

Se soffro,

È naturale che voglia smettere di soffrire.

Se qualcosa mi mette a disagio,

È naturale che cerchi un modo per non sentirlo più.

E quindi,

Quando incontro strumenti,

Percorsi,

Pratiche che mi aiutano a stare meglio,

È inevitabile che una parte di me inizi a pensare… Ok,

Questa è la strada per uscire definitivamente da questo stato.

Ed è anche per questo che siamo particolarmente ingolositi da quelle modalità che ci promettono la pillola magica che ci farà stare meglio dopo un weekend di corso o dopo un paio di trattamenti.

Perché vogliamo stare bene una volta per tutte e non vogliamo più dover aspettare.

Il problema è che questa aspettativa,

Anche se comprensibile,

Crea una distorsione nel modo in cui interpretiamo quello che ci succede.

Perché nel momento in cui l'ansia si ripresenta,

Non viene più vissuta semplicemente come un'esperienza.

Viene letta come un segnale che qualcosa non sta funzionando.

Come se fosse la prova che non stiamo facendo abbastanza,

Che stiamo sbagliando qualcosa o che non siamo ancora arrivati.

E a quel punto succede qualcosa di molto importante.

Non stai più vivendo solo l'ansia,

Stai vivendo anche il significato che le attribuisci.

Stai vivendo il confronto tra come ti senti e come pensi che dovresti sentirti.

E questo confronto crea una tensione interna molto più pesante dell'ansia stessa.

Perché se l'ansia arriva e basta,

È un'esperienza.

Può essere intensa,

Scomoda,

Anche difficile,

Ma è qualcosa che si muove dentro di te e che prima o poi lascia al posto ad altro.

Se invece arrivi in un contesto in cui non dovrebbe esserci,

Allora diventa anche un campanello d'allarme,

Un problema da risolvere immediatamente,

E in quel momento si attiva tutto un secondo livello fatto di giudizio,

Frustrazione e senso di fallimento.

È qui che spesso inizia a crearsi quel circolo sottile ma molto potente in cui più lavori su di te,

Più ti aspetti di non provare certe cose.

E più ogni volta che si ripresentano ti sembrano inaccettabili.

Ed è un paradosso,

Perché proprio il lavoro che stai facendo per stare meglio rischia di trasformarsi,

Senza che tu te ne accorga,

In un nuovo standard a cui adeguarti.

Un nuovo modo in cui dovresti essere.

E quando non lo sei,

Torni punto e a capo.

Non perché non c'è stato alcun cambiamento,

Ma perché stai misurando il cambiamento con un parametro che non è realistico.

Non è.

Sto imparando a stare con quello che sento.

Non dovrei più sentirlo.

E questa differenza,

Anche se sembra sottile,

Cambia completamente l'esperienza che fai ogni volta che l'ansia si ripresenta.

Quando questa aspettativa rimane attiva nel tempo,

Succede qualcosa che spesso non viene detto apertamente,

Ma che molte persone sentono,

Ed è il senso di inadeguatezza,

Perché a un certo punto non è più solo o ansia.

Diventa «Sono anni che lavoro su di me e ho ancora ansia».

E questa seconda parte cambia completamente il peso dell'esperienza.

Non stai più guardando solo a quello che provi nel presente,

Ma stai mettendo in discussione tutto il percorso che hai fatto fino a qui.

Magari ti ritrovi a pensare… «Possibile che dopo tutto questo lavoro io sia ancora qui?

» oppure dovrei essere più avanti e quel dovrei inizia a diventare sempre più presente sempre più silenzioso ma costante Non è necessariamente una voce forte,

Ma è uno sfondo che accompagna quello che vivi.

È quella sensazione sottile di essere fuori posto rispetto a dove pensavi di arrivare.

E questo si sente soprattutto in quei momenti in cui l'ansia arriva all'improvviso,

O quando è più intensa del previsto.

Perché lì cade l'idea di controllo.

Lì non sei più colui o colei che ha capito e che sa gestire.

Sei semplicemente dentro a qualcosa che ti attraversa e che non stai riuscendo a sistemare nel modo in cui pensavi.

E spesso si aggiunge anche il confronto.

Vedi altre persone che sembrano più stabili,

Più centrate e più serene.

E anche se razionalmente sai che ognuno ha il suo percorso,

Che non ha senso paragonarsi,

Qualcosa dentro si muove comunque.

Perché il confronto non è solo mentale,

È anche emotivo e può alimentare quella sensazione di essere indietro,

Di non avere fatto abbastanza o di non essere capace come dovresti.

A volte questo confronto non è nemmeno esplicito,

È più sottile,

È il modo in cui ascolti qualcuno parlare,

È il modo in cui immagini che gli altri stiano,

È l'idea che gli altri abbiano risolto qualcosa che tu stai ancora attraversando.

E questo basta per farti sentire fuori posto,

Anche senza avere prove reali.

Diventa ancora più delicato quando oltre a lavorare su di te,

Lavori anche con gli altri.

Quando sei tu in qualche modo una figura di riferimento,

Perché lì si aggiunge un altro livello.

Non è solo come ti vedi tu,

Ma anche come pensi che gli altri debbano vederti.

C'è spesso un'aspettativa implicita,

Sia interna che esterna,

Che chi aiuta gli altri debba essere più stabile,

Più centrato,

Più risolto,

Come se facendo quel lavoro dovessi aver già sistemato certe cose,

Come se non fosse più legittimo attraversare certi stadi con la stessa intensità,

Come se dovessi essere sempre un passo avanti rispetto a ciò che provi.

E anche quando nessuno te lo dice esplicitamente,

Questa aspettativa si sente.

Si sente nello spazio che occupi,

Nel ruolo che ricopri,

Nel tipo di relazione che hai con le persone.

E può portarti,

Senza accorgertene,

A filtrare quello che mostri,

A trattenere alcune parti,

A cercare di mantenere una certa immagine di solidità,

E qui si crea uno scollamento molto delicato.

Da una parte c'è la tua esperienza reale,

Fatta anche di momenti di ansia,

Di dubbio,

Di fatica.

Dall'altra c'è l'idea di come dovresti essere,

Presente,

Stabile,

Sempre sul pezzo.

E più queste due parti si allontanano,

Più può emergere una forma di vergogna sottile.

È qualcosa che tendiamo a non dire ad alta voce,

Ma è piuttosto quella sensazione che ti porta a non condividere fino in fondo,

A ridimensionare quello che stai vivendo o a pensare che certe cose non dovrebbero esserci a questo punto del tuo percorso.

Ed è lì che l'ansia non è più solo ansia,

Diventa anche qualcosa che metti in discussione chi sei.

Diventa la prova ai tuoi occhi che forse non sei così stabile come credevi,

O così avanti nel tuo percorso come pensavi.

Il paradosso è che proprio in questo tentativo di essere all'altezza,

Rischi di entrare ancora di più in una dinamica di controllo,

Non solo per stare meglio,

Ma per essere coerente con un'immagine idealizzata.

E questo ti allontana da un punto molto più semplice,

Ma anche molto più vero.

Che quello che stai vivendo,

Anche dopo anni di lavoro,

Fa ancora parte dell'esperienza umana.

E forse è proprio lì che si apre uno spazio diverso,

Non quando riesci a non sentire più certe cose,

Ma quando smetti di usarle come misura del tuo valore o del tuo livello di crescita personale.

A questo punto diventa importante fermarsi un attimo e chiarire cosa intendiamo davvero quando parliamo di cambiamento,

Perché gran parte della frustrazione nasce proprio da un fraintendimento su questo punto.

Spesso pensiamo che cambiare significhi smettere di provare certe emozioni,

Come se il percorso fosse una linea che ci porta gradualmente lontano dall'ansia,

Dalla paura,

Dall'inquietudine,

Fino ad arrivare a uno stato in cui queste cose non si presentano più,

O lo fanno in modo marginale.

Ma non è così che funziona.

Cambiare non significa eliminare l'ansia.

Significa cambiare il modo in cui ci stai quando arriva.

Significa che,

A parità di intensità dell'emozione,

Cambia la reazione che hai con essa e la tua capacità di gestirla.

Solo che questo tipo di cambiamento è molto meno evidente,

Molto meno misurabile,

Perché non è qualcosa che si vede subito dall'esterno e a volte nemmeno dall'interno.

Non è uno stato permanente che puoi raggiungere e mantenere.

È qualcosa che si manifesta nel momento in cui l'ansia si presenta.

È lì che si vede se qualcosa è cambiato.

E spesso il cambiamento è più sottile di quanto ci aspettiamo.

Non è «non provo più ansia».

Quando arriva,

Non mi ci perdo completamente dentro.

Oppure.

.

.

Riesco a restare un po' più presente mentre la sento.

Ancora,

Non ho più bisogno di farla sparire subito.

Questi sono cambiamenti profondi,

Ma non fanno rumore.

Non sono spettacolari.

E proprio per questo rischiano di passare inosservati.

In questo senso,

Siamo condizionati dallo stereotipo di santone autorealizzato che è immune a qualsiasi turbamento.

Se continui a misurare il tuo percorso in base all'assenza di ansia,

Non vedrai mai questi progressi,

Perché il parametro è sbagliato.

È come valutare se stai diventando più forte guardando solo se non provi più fatica.

La fatica continuerà ad esserci,

Ma cambia il modo in cui la attraversi.

E qui c'è un altro punto importante.

Quando non riconosci questo tipo di cambiamento,

È facile pensare di non stare progredendo,

Di essere sempre allo stesso punto,

Perché guardi solo ciò che non è sparito,

E non vedi come stai vivendo ciò che c'è.

Ma se ti fermi un attimo e guardi indietro,

Spesso ti accorgi che qualcosa è cambiato davvero.

Magari anni fa un certo livello di ansia ti avrebbe completamente bloccato,

Ti avrebbe fatto entrare in spirali molto più lunghe e molto più intense.

Oggi forse c'è ancora mai più spazio,

Più risorse,

Più possibilità di restare in contatto.

Questo non significa che sia facile,

Non significa che non faccia male o che non sia faticoso.

Ma significa che non sei i doveri prima.

Il problema è che finché l'obiettivo implicito rimane «non devo più sentire queste cose»,

Ogni presenza dell'ansia continuerà a sembrare una regressione,

E quindi continuerai a vivere il tuo percorso come insufficiente,

Anche quando non lo è.

Ma cambiare non è arrivare a uno stato in cui tutto è a posto,

È piuttosto sviluppare la capacità di stare con quel che c'è anche quando qualcosa non è a posto,

Senza trasformarlo automaticamente in un problema da risolvere o in una prova del fatto che qualcosa non va in te.

Ed è un cambiamento molto più radicale di quanto sembri,

Perché non riguarda solo l'ansia,

Riguarda il modo in cui stai con tutta la tua esperienza interna.

A questo punto si apre un passaggio delicato,

Perché quello che succede spesso non è che il controllo sparisce,

È che cambia forma.

All'inizio del percorso il controllo è più evidente,

È il tentativo di gestire le situazioni,

Le persone e come ci sentiamo.

Cerchi di evitare ciò che ti fa stare male,

Di prevenire,

Di tenere tutto sotto controllo per non entrare in certi stati.

Poi inizi a lavorare su di te.

E qualcosa cambia davvero.

Diventi più consapevole,

Inizi a lasciare andare certi meccanismi,

A mollare un po' la presa sul mondo esterno.

Ma se guardi bene,

Quel bisogno di controllo non è detto che scompaia.

Spesso si sposta.

Anzi,

Spesso si acuisce perché pensi di avere più potere e più strumenti per controllare.

Da fuori a dentro.

Non stai più cercando di controllare quello che succede,

Stai cercando di controllare quello che senti.

Vuoi portare più calma,

Più presenza,

Più centratura,

Vuoi gestire meglio le emozioni,

Vuoi non farti travolgere,

Vuoi restare stabile.

E in sé non c'è nulla di sbagliato in questo.

Il problema è quando diventa una nuova forma di rigidità,

Quando non è più una direzione,

Ma uno standard,

Quando invece di essere una possibilità diventa qualcosa che dovresti essere.

E allora succede che ogni volta che non c'è calma,

Centratura o presenza,

Qualcosa dentro di te si attiva.

Non è più solo l'ansia,

È il fatto che non stai rispettando quell'immagine idealizzata di te.

È però un controllo più raffinato,

Più difficile da vedere,

Perché usa il linguaggio della crescita.

Non ti dici più «non devo avere ansia».

Ti dici «dovrebbe essere meno».

Dovrei essere più consapevole,

Dovrei riuscire a gestirla.

Sembra più evoluto,

Ma il movimento di fondo è lo stesso.

È ancora un tentativo di modificare l'esperienza interna per arrivare a uno stato considerato giusto.

E questo crea una tensione costante,

Perché la vita non è stabile,

È in costante movimento.

Gli stati cambiano,

Le emozioni si muovono e ci saranno sempre momenti in cui verrà a mancare la centratura,

La lucidità e non sarà in contatto.

Se in quei momenti c'è ancora l'idea che non dovrebbe succedere,

Allora il controllo si riattiva,

Magari in modo più sottile,

Ma si riattiva.

E qui entra un altro aspetto importante.

A volte utilizziamo anche gli strumenti della crescita personale come forme di evitamento.

Meditiamo per calmarci,

Respiriamo per abbassare l'ansia,

Analizziamo per capire e sistemare.

Tutte cose utili,

Ma che possono diventare,

Senza accorgercene,

Modi per non stare davvero con quello che stiamo provando.

Come se ci fosse sempre un passo in più da fare per arrivare a uno stato migliore,

Invece di fermarsi dove si è.

E questo mantiene una distanza costante da ciò che c'è davvero nel momento presente.

Il punto non è smettere di usare questi strumenti.

Il punto è vedere qual è l'intento con cui li stai usando,

Se li stai usando per aprirti all'esperienza o per allontanarti da essa.

Perché quando diventano un modo per evitare,

Anche se raffinato,

Continuano a mantenere viva la stessa dinamica.

Questa cosa non dovrebbe esserci,

Quindi faccio qualcosa per cambiarla.

E finché questa logica rimane attiva,

Anche in forme più evolute,

L'ansia continua ad avere un ruolo centrale.

Non perché sia più forte,

Ma perché è ancora qualcosa di sbagliato da sistemare dentro di te.

Ed è qui che si vede quanto sia sottile questo passaggio.

Non è più un controllo evidente,

Ma è comunque controllo.

E proprio per questo è più difficile da riconoscere,

Ma anche più importante da vedere.

A questo punto la direzione cambia,

Ma non nel modo in cui siamo abituati a pensare.

Non è più come faccio a non avere ansia.

Diventa «Cosa succede se smetto di trattarla come un problema?

» Cosa succede se quando arriva non ne aggiungi subito un secondo livello,

Se non la trasformi automaticamente in qualcosa che devi capire,

Sistemare o eliminare?

Se non diventa una misura di quanto stai facendo bene o male il tuo percorso di crescita personale.

Questo non significa ignorarla.

Non significa rassegnarti.

Significa iniziare a cambiare il rapporto che hai con quell'esperienza.

Perché finché l'ansia è qualcosa che non dovrebbe esserci,

Ogni volta che si presenta sei automaticamente in conflitto con quello che stai vivendo.

C'è sempre una parte di te che spinge nella direzione opposta.

Se invece anche solo per un momento togli quell'idea,

Si apre uno spazio diverso.

L'ansia può esserci senza diventare subito un problema,

Può essere intensa,

Scomoda,

Anche difficile,

Ma non deve per forza attivare tutto il meccanismo che abbiamo visto finora.

È un passaggio controintuitivo,

Perché siamo abituati a pensare che stare meglio significhi cambiare quello che sentiamo.

Qui invece la direzione è iniziare a stare con quello che c'è,

Senza aggiungere immediatamente un obiettivo.

E questo non è qualcosa che si fa una volta e basta.

È qualcosa che si impara gradualmente.

A volte riesci,

A volte no.

A volte ti accorgi dopo di essere di nuovo dentro il solito meccanismo e va bene così.

Anche questo fa parte del progresso.

Il punto non è riuscire sempre.

È iniziare a notare quando succede e creare poco a poco.

Alla volta uno spazio diverso.

Forse quest'episodio non è la risposta che una parte di te vorrebbe sentire,

Perché è più rassicurante pensare che ci sia un punto in cui semplicemente certe cose smettono di accadere.

Ma quello che cambia davvero non è che l'ansia scompare,

È che smette di essere un problema da risolvere ogni volta che si presenta.

Smette di essere una misura del tuo valore,

Del tuo livello o di quanto bene o male stai evolvendo.

E quando questo succede,

Anche se l'ansia ogni tanto torna,

Il modo in cui la vivi è completamente diverso.

Se questo tema ti risuona,

Nei prossimi episodi entrerò ancora più a fondo nel rapporto tra ansia e controllo,

Perché è uno dei punti centrali.

Vedremo cosa stai davvero cercando di evitare quando senti il bisogno di liberartene e come iniziare a lavorarci in modo più diretto.

Se senti di voler cominciare o continuare un percorso di crescita personale,

Puoi contattarmi attraverso il mio profilo.

A presto!

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