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Dovere e Responsabilità: Come Trovare l'Equilibrio

by Ian Ritter

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Nonostante possiamo averli sempre considerati la stessa cosa, c’è una profonda differenza tra il dovere e la responsabilità. Ancor di più, c’è differenza tra il senso del dovere ed il senso di responsabilità, perché è molto diverso il come ci fa sentire l’uno e come l’altro. Comprenderne le differenze può significare passare dal sentirci sotto pressione e in ansia, a vivere con maggiore leggerezza e senso di proposito diversi ambiti delle nostre vite.

Trascritto

Sono Ian Ritter,

Sono un Counselor Brennan e ti do il benvenuto.

Questo è il mio podcast dove offro spunti di riflessione per chiunque voglia portare maggiore consapevolezza e autenticità nella propria vita.

Nonostante possiamo averli sempre considerati la stessa cosa,

C'è una profonda differenza tra il dovere e la responsabilità.

Ancora di più,

C'è differenza tra il senso del dovere ed il senso di responsabilità,

Perché è molto diverso come ci fa sentire l'uno e come l'altro.

Comprenderne le differenze può significare passare dal sentirci sotto pressione e in ansia a vivere con maggiore leggerezza e senso di proposito diversi ambiti della nostra vita.

La necessità di fare questa distinzione si presenta spesso nelle sedute con i miei clienti perché confondere le due cose può portarci a grandi sofferenze e non è raro che persone si rivolgano a me proprio perché sono rimaste incastrate nel dovere.

Per questo,

Avere chiare le differenze fra le due cose può portarci a vivere molto meglio il nostro ruolo in famiglia,

Sul lavoro e nelle relazioni.

Nell'episodio di oggi parlerò della differenza di significato e dell'impatto che hanno su di noi il senso del dovere e di responsabilità.

Mi concentrerò un po' di più sul senso del dovere perché esso può facilmente diventare una gabbia nella quale perdiamo di vista i nostri bisogni e il nostro benessere personale.

Per comprendere la sostanziale differenza tra dovere e responsabilità vorrei cominciare proprio dal loro significato,

Partendo dalla definizione che c'è nel dizionario.

Ti chiedo un minuto di pazienza perché ritengo sia molto interessante vedere come questa distinzione sia già presente in maniera molto chiara nella sua definizione e soprattutto nella sua etimologia.

Parto dalla definizione di responsabilità,

La condizione di essere responsabile,

Ovvero che risponde delle proprie azioni e dei propri comportamenti rendendone ragione e subendone le conseguenze.

Passiamo alla definizione di dovere.

Il dovere è l'obbligo morale di agire in una data direzione,

In generale o in particolari settori,

Doveri civili,

Militari,

Religiosi,

Sociali,

Verso la famiglia,

La patria,

L'umanità.

Il dovere dunque,

In quanto obbligo,

È un comportamento imposto da una serie di norme di natura religiosa,

Morale,

Legislativa,

Razionale,

Sociale che ci obbliga ad agire in determinate maniere.

Già soltanto ascoltando verbi come imporre e obbligare possiamo sentire quanto il peso di questa parola sia molto diverso da quello della responsabilità.

E se non fosse abbastanza,

Laddove in latino la parola responsabile è composta da responsus,

Participio passato di rispondere,

Quindi rispondere,

La parola dovere viene da debere,

Che è il participio passato di debitus,

Quindi debito,

Composto da de-hibere,

Ovvero non possedere,

Non avere,

Aver perduto il possesso,

Avere l'obbligo di dare o rendere altrui che che sia.

Quindi,

Giusto per mettere una ciliegina di tre chili su una torta già non particolarmente leggera,

Il dovere,

Oltre che obbligo,

È debito.

Diversamente,

La definizione di responsabilità parla di impegno,

Di comportamento consapevole,

Di accettazione,

Di scelta del proprio ruolo,

Dell'essere chiamati a rispondere degli effetti delle proprie azioni.

Quindi il dovere è un obbligo,

La responsabilità è una scelta.

La differenza sostanziale fra responsabilità e dovere è dunque che la responsabilità è qualcosa che facciamo per nostra scelta,

Mentre il dovere è qualcosa che facciamo perché l'ha scelto qualcun altro.

Per carità,

Può benissimo essere una decisione altrui alla quale abbiamo scelto di sottostare,

Ma comunque non qualcosa che nasce da noi.

E poiché parliamo di senso del dovere e di responsabilità,

Per darti un'idea della profonda differenza non solo del significato ma anche di come ciascuna parola ci fa sentire,

Mi piacerebbe fare un esercizio e leggerti le espressioni che elenca il vocabolario in merito a ciascuna parola.

Prenditi dunque un attimo per ascoltarti.

Ti invito semplicemente ad ascoltare e notare come ti senti nel corpo man mano che leggo queste espressioni.

Comincio dal dovere.

Fare,

Osservare,

Compiere il proprio dovere,

Trascurare i doveri,

Mancare ai propri doveri,

Diritti e doveri del cittadino,

Doveri morali,

Civili,

Sociali,

Religiosi,

Coniugali,

Scolastici,

Doveri verso Dio,

Verso la patria,

Verso la società,

Verso il prossimo,

Verso la famiglia,

Verso se stesso,

Doveri di padre,

Di marito,

Di figlio,

Di studente.

Tutti abbiamo il dovere e il diritto di lavorare.

Conosco il mio dovere.

Mi sento in dovere di avvertirti.

La via del dovere,

La voce del dovere,

Rimanere vittima del proprio dovere.

Come ti senti?

Un senso di leggerezza o di pesantezza?

Ce l'hai fatta ad ascoltare tutto o ad un certo punto hai avuto il bisogno di trovare qualcosa con cui distrarti?

Semplicemente prendine atto.

Non c'è giusto o sbagliato.

Ora fai un respiro profondo,

Lascia andare,

Rilassati e ritrova il tuo centro.

Ascolta il tuo corpo mentre ti leggo qualche espressione che riguarda la responsabilità.

Assumersi,

Prendersi la responsabilità delle proprie azioni.

La responsabilità di quanto è accaduto è tutta tua.

Ognuno deve accettare la sua parte di responsabilità.

Non voglio alcuna responsabilità in questa faccenda.

Hai una grossa responsabilità,

Stai attento.

Fare una dichiarazione,

Impegnarsi sotto la propria responsabilità.

La responsabilità della casa è tutta sulle spalle di quella povera donna.

Come ti senti?

Leggerezza o pesantezza?

Come è stata questa volta rispetto alla prima?

Hai sentito il bisogno di distrarti o ti è riuscito di arrivare fino in fondo?

Magari disconnettendoti giusto quando è arrivata la povera donna.

Nonostante la responsabilità abbia un'energia più leggera del dovere,

Nel leggere che la responsabilità della casa è tutta sulle spalle di quella povera donna,

Ci rendiamo conto che la responsabilità è tale nel bene come nel male.

Anche se è un accordo nel quale abbiamo scelto consapevolmente di svolgere un determinato ruolo,

Questo può essere anche molto pesante.

Quindi prendiamo quest'esempio per parlare del fatto che dentro di noi,

Quando facciamo qualcosa,

Possiamo farla per responsabilità,

Vivendola come una scelta consapevole,

Possiamo farla per dovere,

Quindi come un'imposizione dall'esterno o dall'interno,

Oppure possiamo farla sia con l'una che con l'altra.

Vediamo meglio come questo avviene prendendo l'esempio di poco fa.

La responsabilità della casa è tutta sulle spalle di quella povera donna.

Possiamo sentire il peso della responsabilità di dover gestire una casa da sola in tutto e per tutto.

Ci immaginiamo i figli,

Le pulizie,

I pasti,

La spesa,

Le bollette,

La manutenzione e via di seguito.

Questa donna ha dunque scelto di assumersi questa responsabilità perché economicamente,

Come famiglia,

Magari non hanno alternative oppure perché hanno possibilità economiche ma vogliono risparmiare oppure di comune accordo perché ognuno ha scelto il proprio ruolo in questa situazione.

Anche se il dovere richiederebbe che ci fosse un'entità che le imponesse di assolvere a questo ruolo,

Il motivo per cui ha scelto di assumersi la responsabilità di gestire tutta la casa da sola può anche benissimo arrivare da un senso del dovere che ha ereditato dalla sua famiglia d'origine.

A questo punto,

L'entità alla quale ubbidisce può benissimo essere la figura della madre che questa donna ha interiorizzato e che le è intima di svolgere questa funzione di tutto fare.

Questa figura che le parla con la voce della madre è il giudice interiore che le dice «è tuo dovere morale occuparti di tutta la casa».

Sentendosi dunque in dovere di farsi carico di quel ruolo,

Allora sceglie anche di assumersi quella responsabilità.

Però,

Poiché il vocabolario la definisce «una povera donna»,

È evidente che le pesa e non sappiamo quanto ancora reggerà questo fardello sulle spalle.

Ce l'immaginiamo affannarsi malvolentieri per riuscire a fare tutte le faccende domestiche.

Alla prima occasione,

Che sia facendo la spesa o con le amiche per strada,

Ce l'immaginiamo però anche lamentarsi di quanto è stanca e di quanto ancora deve fare,

Ammesso che si conceda il lusso di prendersi qualche minuto per conversare con le amiche per strada.

E qui vediamo un bel esempio di come i due concetti vanno a confondersi dentro di lei.

In questa situazione,

Questa donna non ha chiaro se è suo dovere o sua responsabilità farsi carico di tutta la casa.

Può essere che non ci siano le condizioni per fare altrimenti e quindi,

Suo malgrado,

Una persona si assuma la responsabilità della difficile situazione,

Si rimbocchi le maniche e faccia del suo meglio per riuscire a far fronte alle tante inconvenienze della gestione di una casa.

C'è risolutezza,

C'è impegno e determinazione in questa scelta.

È un impegno consapevole.

Diversamente,

Se di fronte a questa necessità,

Internamente c'è una voce che dice che devi fare questa cosa,

Allora la determinazione viene meno,

Perché non è un'energia nostra che ci porta a muoverci verso un obiettivo,

Ma è un'energia che ci viene da altri,

Che abbiamo interiorizzato e che ci spinge a fare una certa cosa perché ci dice essere il nostro dovere.

È un'energia riflessa,

Se vogliamo,

Un condizionamento che possiamo aver acquisito da retaggi familiari,

Sociali,

Culturali e religiosi che ci porta ad agire meno consapevolmente.

Sono tutte quelle influenze esterne che oggi per lo più si traducono in pressioni interne.

Ma perché il senso del dovere ha su di noi un ascendente così forte?

Perché non riusciamo semplicemente a dire di no a questa voce interiore?

Beh,

Innanzitutto perché,

Come abbiamo visto,

Questa voce è il nostro giudice interiore,

Ovvero la nostra voce genitoriale,

Per come l'abbiamo interiorizzata.

Il giudice interiore ha un'influenza molto forte su di noi,

Ed è per questo che ho registrato un episodio specificamente su questo tema e che puoi ascoltare,

Se vuoi.

Questa voce ama usare il verbo dovresti nel parlare di comportamenti da assumere e mansioni da svolgere.

Questa voce continua a ricordarci ciò che sarebbe giusto fare.

Poiché viene da dentro di noi,

Le diamo implicitamente valore e diamo per scontato essere la nostra verità interiore.

Ma se abbiamo fatto un po' di lavoro per identificare il giudice interiore,

Allora sappiamo che è semplicemente ciò che era giusto per i nostri genitori.

Se ci accorgiamo che spesso usiamo il verbo dovrei,

Allora è probabile che questa sia la voce del giudice interiore che da un lato ci dice ciò che dovremmo fare,

Dall'altro ci fa sentire in colpa quando non lo facciamo.

Proprio perché il dovere è per definizione un obbligo morale,

Il prezzo da pagare nel momento in cui veniamo meno a quest'obbligo è il peso del senso di colpa.

Quella stessa voce dentro di noi che ci dice quello che dovremmo fare è la stessa che quando non lo facciamo ci dice che siamo sbagliati.

La pena della nostra mancanza viene inflitta internamente e istantaneamente,

Se veniamo meno al nostro dovere,

Attraverso il senso di colpa.

Per carità,

Il senso di colpa può essere anche utile,

Esso emerge anche quando veniamo meno alle nostre responsabilità,

Ma si tratta di due sensi di colpa molto diversi.

Nel caso del senso del dovere,

Il senso di colpa che emerge è quello malsano che ci dice che,

Poiché è un nostro obbligo morale,

Nel momento in cui veniamo meno siamo sostanzialmente delle brutte persone e dovremmo vergognarci di noi stessi.

Nel caso della responsabilità,

Invece,

Il senso di colpa che emerge è quello sano che ci ricorda che siamo venuti meno ad un impegno che ci eravamo presi e che è dunque il caso di porre in qualche modo rimedio alla nostra mancanza.

Se vuoi approfondire l'argomento,

Ho registrato un episodio anche su questo tema,

Facendo chiarezza fra senso di colpa e vergogna.

Dunque,

Da dove ha origine questo nostro senso del dovere?

Il concetto di dovere è antico e potente,

Promosso e rafforzato da ogni genere di sistema economico,

Politico,

Religioso,

Culturale e sociale,

Ognuno con le proprie regole e tradizioni.

Crescere in un qualunque ambiente che scelga di abbracciare questi principi fa sì che ci vengano insegnati e dunque da parte nostra assimilati.

I nostri retaggi culturali determinano la struttura all'interno della quale si sviluppa la nostra vita,

Fornendo ad essa i valori e le credenze ai quali ci ispireremo.

In parte,

Molto di quello che abbiamo interiorizzato a essere il nostro dovere arriva da ciò che ci è stato detto dai nostri genitori e altri adulti quando eravamo bambini.

Ma poiché i bambini imparano per imitazione più che per educazione,

Molto di più l'abbiamo appreso osservando come loro si comportavano nei confronti di se stessi e degli altri.

In parte,

Vivendo in Italia ed essendo cresciuti a stretto contatto con la Chiesa Cattolica,

Molti di questi pensieri li abbiamo assimilati da nonni,

A scuola,

A catechismo,

All'oratorio,

A messa e in qualsiasi altro ambiente che avesse un'influenza ecclesiastica.

Se siamo stati esposti a questo tipo di influenza,

Possiamo riconoscere come il senso di colpa sia stato un elemento integrante della crescita di molti di noi.

Siamo cresciuti con forti concetti di giusto e sbagliato,

Così come con le conseguenze di ciò che avrebbe comportato non seguire queste indicazioni.

Soprattutto qualche decennio addietro,

Poiché molte delle linee guida sulla condotta dell'individuo erano prescritte dalla Chiesa,

Il fatto che violandole si commettesse peccato induceva automaticamente un senso di colpa e di vergogna.

L'interpretazione letterale delle sacre scritture faceva sì che fosse la legge divina a dettare quelle norme comportamentali alle quali ci dovevamo attenere.

Ma il sacrificio è grande,

Perché dobbiamo rinunciare ai nostri bisogni e desideri,

Arrivando a dover smettere di ascoltarci se i nostri bisogni sono in antitesi con il nostro dovere.

Inoltre,

Se facciamo qualcosa per senso del dovere,

Agiamo in base alle aspettative del mondo esteriore in generale o di una particolare persona.

Con il passare del tempo,

Facciamo nostre quelle aspettative.

Inizialmente,

Da piccoli,

Potevamo esserci ribellati ad esse,

Ma quel senso di colpa che ci veniva alimentato ogni qual volta non rispondevamo a queste aspettative ha avuto un impatto su di noi,

Portandoci ad ignorare i nostri bisogni e desideri pur di far cessare questo senso di colpa.

E oggi,

Essendo quel senso di colpa autogenerato ogni volta che veniamo meno al nostro dovere,

Fa sì che il meccanismo continui anche se non c'è nessuno a sgridarci.

Ci pensiamo noi a farlo.

Molte scelte nella nostra vita possono essere il risultato del senso del dovere più che della responsabilità.

Pensiamo a chi si sposa perché lo vogliono i genitori o perché è arrivata una gravidanza inaspettata,

Chi resta al lavoro nell'azienda di famiglia nonostante non vorrebbe farlo,

Chi fa continui straordinari non retribuiti perché se lo aspetta il capo e via discorrendo.

Sostanzialmente chi sacrifica se stesso per le aspettative o nel nome di qualcun altro.

Questo non significa che ogni sacrificio è frutto di un inconsapevole senso del dovere.

Il sacrificare se stessi per il bene di qualcun altro può essere un gesto nobile e anche eroico,

Come qualcuno che si tuffa in acqua per aiutare qualcuno che sta affogando.

Il tipo di sacrificio di cui parlo è quello fatto per senso del dovere più che per una scelta consapevole.

Un esempio può essere quello della coppia nella quale non c'è più amore,

Ma che resta comunque assieme per il bene dei figli.

Questo tipo di sacrificio,

Quando è fatto per senso del dovere,

Non perché realmente si sente di volersi impegnare a ritrovare un'armonia nella coppia,

Ma risulta in una situazione nella quale si espongono i figli a tensioni,

Ad ostilità e ad un tipo di relazione di coppia nella quale non ci si vuole bene e ci si sforza a stare insieme.

Ancora una volta,

Poiché i figli imparano per imitazione più che per educazione,

Essi apprenderanno che questo è il tipo di coppia che vorranno creare per se stessi in futuro,

Una nella quale staranno assieme per dovere più che per amore e gioia di vivere.

Dunque,

Se in questo stesso scenario si volesse parlare di responsabilità più che di senso del dovere,

Allora ci chiederemmo qual è la responsabilità di un genitore nei confronti dei figli.

Se crediamo che la responsabilità di un genitore sia quella di salvaguardare i figli dal punto di vista psicologico,

Emozionale e fisico,

Allora cercheremmo di creare intorno a loro quelle situazioni nelle quali verrebbero esposti al minormale possibile.

Se quindi la coppia è scoppiata e c'è costante conflitto,

Benché una separazione sia comunque dolorosa per un figlio,

È probabile che sulla distanza lo sia meno dell'assistere per anni ad un quotidiano scontro fra genitori non più innamorati.

Quindi in questo scenario ipotetico – e ogni situazione è diversa,

Quindi non voglio generalizzare – il dovere nei confronti dei figli non collima con la responsabilità verso di loro.

Non solo,

Ma essendo focalizzati sulla voce dentro di noi che ci dice cosa dovremmo fare,

Perdiamo completamente di vista l'impatto che il nostro comportamento sta avendo sugli altri.

Essere troppo focalizzati internamente ci porta a non vedere con lucidità ciò che accade esternamente.

A peggiorare il tutto il fatto che il senso del dovere falleva sul senso di colpa e dunque ci mantiene in uno stato di ansia e paura.

Il cuore resta inevitabilmente chiuso,

Non permettendoci di empatizzare con coloro che ci circondano e finiamo per agire non curanti del danno che potremmo stare facendo intorno a noi.

In questo senso possiamo vedere come la responsabilità sia un gesto consapevole,

Di cuore,

Che prende in considerazione il bene altrui,

Mentre il dovere risulta un gesto egoistico,

Fatto per paura del proprio senso di colpa,

Che non ha alcuna correlazione con lo stato d'animo degli altri,

Ma unicamente ciò che ci governa internamente.

Come abbiamo visto nel caso della povera donna,

I due possono esistere dentro di noi contemporaneamente e possiamo essere ambivalenti,

Continuamente saltando dall'uno all'altro.

Solo portando attenzione a ciò che accade dentro di noi e osservandoci senza giudizio,

Avremo la consapevolezza per poter scegliere da quale di queste due parti vorremmo agire.

C'è un frequente malinteso che riguarda il dovere,

Ed è che,

Poiché siamo costretti a sacrificare noi stessi,

Esso è implicitamente un gesto altruistico.

Poiché il dovere,

Per essere eseguito,

Spesso richiede di sopprimere l'ascolto dei nostri bisogni e delle nostre emozioni,

Finiamo per non sentire dentro di noi quando emerge quel rifiuto per ciò che non sentiamo giusto.

A questo punto perdiamo la capacità di autoascolto,

Perché dalla prospettiva del dovere pensare a noi stessi risulta essere un atto egoistico.

Questo tipo di idea ci viene inculcata sin dalla giovane età perché si basa su ciò che qualcun altro si aspettava da noi,

Facendoci sentire in colpa se non rispondevamo a queste aspettative.

Quando il senso del dovere verso gli altri è maggiore di quello che sentiamo verso noi stessi,

Allora siamo finiti nella sua trappola.

A questo punto il nostro benessere,

Il nostro sentire profondo,

Il nostro senso di giusto e sbagliato vengono poco alla volta messi a tacere a favore di quel surrogato di appagamento che è l'approvazione altrui.

Per coloro ai quali è stato insegnato un senso del dovere che nega il proprio sentire,

Il confine tra libero arbitrio e senso del dovere è molto sottile.

Quello che poteva essere nato come un gesto spontaneo e di cuore per aiutare persone bisognose,

Con il passare del tempo comincia ad avere un impatto sulla nostra vita privata e a pesarci.

A quel punto il pensiero di fare un passo indietro innesca i nostri sensi di colpa,

Vedendo quanto queste persone possono essere diventate dipendenti da noi.

Entriamo dunque in un conflitto interiore.

Ciò che era cominciato come uno spontaneo gesto di generosità è ora diventato un obbligo ed un peso.

Ne risente il nostro benessere emozionale e fisico e spesso ne risente anche la nostra relazione con queste persone.

Si insedia un senso di frustrazione e risentimento.

Sia che riusciamo a nasconderlo o no,

Trasparirà sempre a livello energetico.

Questa forma distorta di altruismo fa sì che ci dedichiamo a quelli che consideriamo nostri doveri ma senza ascoltare noi stessi.

Questo fa sì che dentro di noi si accumuli un senso di risentimento perché non stiamo facendo quei gesti con spontaneità e libera scelta,

Bensì spinti dal nostro latente senso di colpa che ci muove a far ciò che ci è stato insegnato a essere giusto e doveroso.

Arriviamo a sentirci vittime e a lamentarci di queste situazioni nelle quali ci sentiamo presi in ostaggio,

Ricattati dal nostro senso di colpa nel fare cose che in realtà non siamo o non siamo più disposti a fare.

Dunque,

Considerando che perdiamo la nostra capacità di sentire ciò che è veramente giusto per noi stessi,

Come facciamo a capire se siamo finiti nella trappola del dovere?

L'avere cura degli altri deve essere necessariamente bilanciato con il prenderci cura di noi stessi,

Altrimenti qualcuno ne paga in qualche modo le conseguenze o perché facciamo le cose malvolentieri o perché finiamo per trascurare noi stessi.

Non parlo di sacrifici come quelle situazioni d'emergenza dove bisogna agire senza pensarci per il bene di qualcun altro.

Parlo piuttosto di quelle situazioni di vita quotidiana nelle quali una madre deve lavorare e al contempo prendersi cura della casa e dei figli,

Di quelle persone che si prendono cura di genitori anziani,

Di giovani coppie che stanno tentando di costruirsi una vita e sono soggette alle interferenze dei parenti e via discorrendo.

Vogliamo essere d'aiuto?

Vogliamo proteggere e nutrire i nostri figli?

Vogliamo mostrare gratitudine verso genitori che ci hanno sostenuto tutta la nostra vita?

Ma qual è il confine?

A che punto possiamo cominciare a pensare a noi stessi?

Per molte persone la risposta è mai.

Questa dinamica è prevalente nelle donne,

In parte per una predisposizione biologica,

In parte per le aspettative di una società che delega a loro questo tipo di ruolo.

Gli è stato insegnato a dare incessantemente,

Trascurando i propri bisogni,

E che pensare a se stesse è egoistico.

Ma se vogliamo finalmente uscire dal Medioevo,

Dove sta il confine?

Come capiamo quando il nostro dare sconfina nel togliere a noi stessi?

Quando l'altruismo diventa autoprivazione.

Un buon modo per capire se una certa situazione ci sta pesando è notare quelle sensazioni di disagio come segnale che è il momento di prendersi un attimo per riflettere su queste particolari circostanze.

Se c'è un dovere in particolare che ti fa sentire frustrazione,

Irritabilità o ti sfinisce e al quale ti ritrovi a pensare spesso negativamente,

Allora vale la pena portare un po' di attenzione ad esso.

Protratte nel tempo,

Queste sensazioni lograno il nostro sistema su più livelli e ci portano a sviluppare condizioni di salute fisica e mentale che non ci fanno bene.

I bisogni personali,

Anche se nascosti,

Non scompaiono e traspaiono manifestandosi a livello fisico,

Sotto forma di insonnia,

Stanchezza,

Mal di testa,

Pressione alta,

A livello emozionale e psicologico sotto forma di insoddisfazione,

Frustrazione,

Ansia,

Panico,

Depressione,

Fobie e disturbi ossessivi.

Per aiutarti a capire se c'è qualche situazione nella tua vita nella quale stai perdendo di vista i tuoi bisogni e poco alla volta richiudendoti nella gabbia del dovere,

Ti farò dieci domande alle quali potrai rispondere sì o no,

Alla fine delle quali ti dirò come valutare l'esito di questo esercizio.

Pensa dunque ad un'attività qualsiasi nella tua vita,

Un lavoro,

Una mansione,

Un incarico,

Un servizio,

Qualsiasi cosa.

Pensando a questo dovere,

Conta quante volte risponderai affermativamente a queste domande.

Cominciamo.

Svolgi quest'attività con allegria,

Ma ti senti negativamente dopo averla svolta?

Svolgi quest'attività perché ti senti in obbligo di farlo piuttosto che farlo perché lo vuoi?

Passi molto tempo pensando a quest'attività prima e dopo averla svolta?

Provi disagio al pensiero di svolgere quest'attività?

Provi risentimento per il fatto che devi svolgere quest'attività?

Ti lamenti con gli altri per il fatto che devi svolgere quest'attività?

Provi risentimento verso gli altri che non ti aiutano a svolgere quest'attività?

Provi ansia prima di svolgere quest'attività?

Anche se stai facendo del tuo meglio,

Ricevi comunque critiche per come svolgi quest'attività?

Provi spesso rabbia dopo aver svolto quest'attività?

Se hai risposto sì anche a solo una di queste domande,

Allora è arrivato il momento di sederti con le persone coinvolte in quest'attività e avere una discussione costruttiva sull'argomento.

Se questo non è possibile,

Allora comunicare di cosa hai bisogno dagli altri perché tu possa svolgere questa mansione con maggiore contentezza.

Potresti anche aver bisogno di decidere se vuoi cambiare il modo con cui la svolgi oppure se abbandonarla è basta.

Poiché un'attività è un gesto ripetitivo,

Tendiamo a farci l'abitudine.

Il problema è che ci abituiamo anche ai pensieri e alle emozioni che proviamo durante questo lavoro,

Facendoli diventare la norma.

Dopo un po',

Siamo talmente abituati ad essere infastiditi,

Frustrati ed esausti nello svolgere questi doveri,

Che ci dimentichiamo che c'era un tempo dove non ci sentivamo così male.

È per questo che è importante fermarsi ogni tot per verificare come ci fa sentire lo svolgere una particolare attività,

In modo da evitare che diventi un sacrificio del nostro benessere e dei nostri bisogni.

Riascoltare queste dieci domande periodicamente ti può aiutare a comprendere in che misura ti sta pesando questa attività.

Sembra incredibile,

Ma nonostante gli anni vissuti con noi stessi,

Per molti di noi può essere ancora difficile capire di cosa abbiamo realmente bisogno per essere felici.

Può essere perché nessuno ha mai prestato particolare attenzione ai nostri bisogni,

Oppure perché l'espressione dei nostri bisogni è stata accolta negativamente in passato.

Coloro che sono rimasti intrappolati in una vita nella quale si dedicano alla soddisfazione dei bisogni altrui hanno dimenticato chi sono e il più delle volte non sono nemmeno consapevoli di aver perso di vista se stessi.

Per ritrovare se stessi,

È necessario ristabilire un contatto con i propri desideri e bisogni.

Questo può essere vissuto inizialmente come un gesto egoistico,

Ma è necessario spostare l'attenzione su noi stessi per poter riprendere contatto con il nostro sentire ed uscire dalla gabbia del dovere.

Può essere più comodo inizialmente convivere con i sensi di colpa e senso di inadeguatezza,

Piuttosto che cercare la propria felicità correndo il rischio di essere additati come insensibili ed egoisti.

Per molti può sembrare meno doloroso convivere con un profondo disagio emozionale autoinflitto piuttosto che con la disapprovazione inflitta da altri.

Ma la disapprovazione altrui non è una conseguenza inevitabile.

Può succedere,

Ma le persone che più ci amano ci incoraggeranno sempre a fare ciò che è meglio per noi.

A volte riceviamo questo tipo di supporto anche da persone dalle quali non ce lo saremmo mai aspettato.

Qualunque attività nella nostra vita può essere svolta con senso di irresponsabilità o senso del dovere.

Questo significa agire mossi dall'amore per ciò o coloro di cui abbiamo consapevolmente scelto di farci carico oppure con paura di quelle pressioni interne o esterne che ci impongono di svolgere il nostro dovere.

Vuol dire riprendere in mano il potere della nostra vita assumendoci nella piena autorità.

Come per tutti i cambiamenti importanti nella nostra vita però ci vogliono tempo,

Pazienza e amore.

Circondarci di coloro che fanno il tifo per noi è essenziale per ricevere il sostegno necessario ma ancora di più importante è la nostra consapevolezza di come stiamo scegliendo di rimanere nella gabbia del dovere e poco alla volta trovare la motivazione per muovere qualche passo verso l'uscita.

Molto dipenderà anche da come sceglieremo di comunicare la nostra scelta se con velato senso di colpa oppure restando saldamente fermi sulle nostre decisioni.

Questo tipo di posizioni abbinate ad una aperta e onesta comunicazione di cuore possono fortificare notevolmente delle relazioni che prima potevano essere state impostate su principi diversi.

Non ti dimenticare che il più delle volte lo comunichiamo noi con le nostre parole e i nostri gesti come vogliamo essere trattati dagli altri.

Se il nostro comportamento afferma lo so che sto facendo una cosa sbagliata per la quale meriterei di essere punito allora istintivamente il comportamento degli altri sarà quello di biasimo.

Se diversamente affermiamo la nostra verità con fermezza e amore per noi stessi gli altri spesso si adegueranno e si rivolgeranno a noi con lo stesso rispetto che abbiamo deciso di avere per noi stessi.

E chi si ostinerà a volerci nella gabbia del dovere nonostante i nostri bisogni siano altri potrà essere tranquillamente invitato ad andare a fare in cui.

Se senti il bisogno di cominciare o continuare un percorso di crescita personale puoi contattarmi attraverso il link che trovi nel mio profilo.

A presto!

4.8 (34)

Recensioni recenti

Cinzia

April 17, 2024

… mi hai aperto un mondo! Soprattutto con la frase finale! Sono in quella fase… dopo AVER DOVUTO FARE per una vita (ho 51 anni) adesso un giorno si e l’altro anche quello che faccio è ciò che voglio e non ciò che devo… e chi non si adegua può andare a fare… 🤣

Alessandra

September 3, 2023

Grazie di cuore ❤️

Paolo

April 2, 2023

Chiaro,profondo e pacato, come sempre. E’ bello avere spunti per migliorare se stessi e quelli che ci amano invece di lasciarsi andare e accontentarsi di condividere la propria negativita’ con il prossimo. Grazie, mi hai fatto bene e sento gioia anche se sono in lutto per la morte del mio vecchio cane.

Serena

March 30, 2023

Grazie

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