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Riflessioni Su Samvega E Pasāda

by Sirimedho - Stefano De Luca

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La nostra pratica può essere fortificata da un senso di urgenza spirituale, samvega, che nasce da un senso di angoscia e disillusione sulla vita come di solito è vissuta, dal terrore di rimanere intrappolati nel dolore e nell’insoddisfazione, dalla determinazione a trovare una via più stabile e significativa. Questo senso di angoscia viene però bilanciato da un senso di serena fiducia, pasāda, che sorge nel momento in cui si trova un modo affidabile per andare oltre samveg

Trascritto

Questa meditazione che abbiamo fatto è parte dell'Anapanasati Sutta ed è un insegnamento particolarmente importante del Buddha che,

Mentre si pensa normalmente che la meditazione su respiro sia una meditazione dei principianti,

In realtà la meditazione su respiro il Buddha l'ha insegnata di fronte a mille monaci,

Quasi tutti completamente illuminati e chi non era completamente illuminato aveva raggiunto un altro dei tre stati di illuminazione.

Però è una meditazione così importante che anche tutti noi possiamo praticarla e trovarne assoluto beneficio.

Sono 16 passaggi di questa meditazione e quelli che abbiamo fatto oggi sono dal primo al sesto.

Poi dopo c'è una parte che è relativa alle sensazioni,

Poi è relativa alla mente e poi è relativa ai Dhamma dove si medita sulle quattro nobili verità,

Sull'impermanenza appunto,

Sul non se e così via.

E penso che piano piano potremo sperimentarle tutte quante insieme.

Come tutte queste meditazioni sono così importanti che vi consiglio comunque di praticarle per diversi giorni,

Non soltanto una volta insieme ma di rifarla anche successivamente,

O ascoltando la meditazione guidata o semplicemente portando i vari passaggi a mente mentre che la praticate.

L'ideale è quella di praticarla senza ascoltarla,

Però magari all'inizio uno la sente un paio di volte per capire come funziona e poi abbandona la registrazione.

Le riflessioni di oggi che volevo fare erano un po' partite dal tema della volta scorsa.

La volta scorsa abbiamo parlato della gioia e poi è emerso anche questo aspetto invece di apparente negazione della gioia,

Cioè quando c'è molto dolore,

Quando c'è molta difficoltà,

Quando c'è un'insoddisfazione profonda,

Ma può essere anche un dolore fisico.

Abbiamo accennato al fatto che il Buddha ha parlato esplicitamente della forza che ci può portare nella pratica questo dolore e questa insoddisfazione.

C'è un termine che lo rappresenta bene che si chiama Samvega.

Samvega è un termine particolarmente utilizzato non tanto all'interno del termine in sé,

Quanto come termine riportato nei verbi,

Riportato all'interno delle espressioni del Buddha.

Che cosa vuol dire Samvega?

Samvega vuol dire lo shock che si prova quando c'è un forte dolore o una forte insoddisfazione,

O al tempo stesso può essere anche lo shock che si prova vedendo una cosa particolarmente bella.

Un shock che si ha nel momento in cui si osserva ad esempio un'immagine del Buddha,

O tradizionalmente si parla di visitare i luoghi del preliminaggio del Buddha,

Dove il Buddha è nato,

Dove si è illuminato,

A Bodh Gaya,

Che è il posto più importante di tutti,

Dove il Buddha ha dato il primo insegnamento,

Quello della messa in moto della ruota,

Il Dhammacakkappattanasutta,

E anche chiaramente il luogo dove poi il Buddha ha raggiunto il parinibbana,

Quindi al momento della morte.

Sono tutti luoghi che possono scuotere molto,

Così come può scuotere molto anche una singola statua e così via.

Ad esempio,

La prima volta che sono stato al monastero Santa Città Rama,

Sono rimasto particolarmente colpito dal fatto che dovunque mi girassi c'era uno statue del Buddha.

Ero già praticante dell'insegnamento del Buddha da qualche anno,

Ma non ero mai stato in un monastero,

E quindi trovarmi con statue del Buddha molto grandi,

Statuette,

Dove dovunque ci si girava c'erano statue.

Fra l'altro al monastero c'è anche una bellissima statuetta della Dea Kannon,

La Dea Kannon è la raffigurazione cinese del Bodhisattva Avalokitesvara,

Mentre il monastero di tradizione d'Iravada è Avalokitesvara,

E quindi la Dea Kannon,

Che è una delle rappresentazioni,

È di tradizione mayana.

E quindi c'era già questo senso di completezza in cui c'era tutto,

Senza negare purché fosse frutto del Buddha Dharma,

Dell'insegnamento del Buddha.

E vedendo semplicemente queste immagini,

Queste statue e così via,

Per me c'è stato un grande senso di liberazione,

Mi sono sentito veramente a casa.

Se io debbo dire i posti dove mi sento veramente a casa,

Uno dei più importanti è proprio questo monastero,

Proprio perché lì per la prima volta mi sono sentito parte di una comunità,

Parte di una comunità molto accogliente e molto saggia.

E questo è passato per queste immagini,

Chiaramente l'immagine è soltanto un veicolo di questa cosa,

Non è l'obiettivo,

Non è che stiamo venerando delle immagini,

Le immagini sono quello che sono,

Ma è stato un momento di liberazione.

Samgway ha proprio questo effetto,

Proviamo un forte dolore,

Un forte lutto,

Un grande senso di instabilità,

Possiamo provare un dolore che non abbiamo mai provato,

Possiamo perdere il lavoro,

Avere un lutto in famiglia,

Essere noi stessi in grande difficoltà di salute e magari anche a rischio di vita.

E a questo punto possiamo però portare più attenzione su questa grande quantità di dolore e di insoddisfazione,

Cercando di non lasciarla sprecare.

Quello che accade spesso è che quando sentiamo dolore,

Quando sentiamo insoddisfazione,

Proviamo a scapparne,

Proviamo a scapparne perché ovviamente è una cosa che non ci piace ed è tutto sommato anche naturale che non ci piace.

Per cui quando proviamo questo forte forse disturbo magari a quel punto vogliamo lasciar perdere,

Ci mettiamo a leggere un libro,

Guardiamo la tv,

Andiamo a fare una passeggiata,

Qualunque cosa pur di non sentire quel dolore.

Ma se invece osserviamo con cura quel dolore,

Quell'insoddisfazione,

Allora potremmo sentire che quel dolore e quell'insoddisfazione in un qualche modo vanno a permeare quasi tutta la nostra vita,

Stanno permeando quasi tutta la nostra vita.

E allora quello che accade nel cuore è che non ne possiamo più,

Non ne possiamo più.

Sentiamo che la vita così è semplicemente una sequenza di dolore,

Una sequenza di insoddisfazione e quello che avviene diciamo è proprio una forma di disturbo grande,

Del tipo ma veramente devo stare tutta la vita così?

Veramente devo sempre avere questa insoddisfazione,

Questa vibrazione,

Questo senso che mi manca sempre qualche cosa,

Veramente devo sempre provare questo dolore senza potermi mai poggiare da qualche parte.

Possono essere momenti veramente destabilizzanti.

Ci sono molte occasioni in cui negli insegnamenti del Buddha si fa riferimento a questa sensazione,

Si parla ad esempio di quando una persona si trova di fronte a un leone che ruggisce,

È capitato una volta allo Zodisi di andare a vedere i leoni e mentre stavo lì,

Forse perché aveva semplicemente fame,

Il leone ha mandato un ruggito enorme e io devo dire che stavo al di là di uno spessore di vetro forse di 10 centimetri,

Quindi probabilmente resisteva pure un elefante ma è stata una cosa veramente terrificante.

E questo senso,

Questo samvega,

Il Buddha lo paragona proprio a questo ruggito del leone oppure lo paragona a quando si scappa di fronte a un fiume in piena o quando sentiamo la morte che ci si avvicina.

Sono tutte sensazioni così dannatamente destabilizzanti perché in quel momento veramente tutto ciò che abbiamo in mente non c'è più,

Scompare,

Se dobbiamo scappare di fronte a un fiume in piena non è che stiamo pensando a che studi abbiamo fatto,

Che lavoro stiamo facendo,

Se siamo buddisti o forse no,

Se siamo di destra o di sinistra o nessuna cosa di questo genere,

L'unica cosa che sentiamo è che stiamo per soccombere e quindi dobbiamo correre via il più velocemente possibile.

Il Buddha ha raccontato che lui ha provato questa sensazione nel momento in cui ha visto dei pesci in uno stagno,

Dei pesci che stavano lì tutti ammassati per rubare il cibo uno all'altro,

Magari sbattendosi uno all'altro pur di prendere il cibo,

Completamente condannati a voler a tutti i costi mangiare quel cibo,

Quel poco cibo che c'era a disposizione senza nessuna libertà,

Uno stagno completamente vuoto ma tutti i pesci ammassati in un punto.

Il Buddha riconoscendo questa cosa,

Riconoscendo che tutti questi pesci erano comunque soggetti alla morte,

Ha sentito proprio questo senso di svuotamento,

Di incredibile insoddisfazione.

Questo ce lo racconta in un sutta,

In versi,

Molto molto bello,

E poi però il Buddha ci dice pure che questo svuotamento non è nient'altro che questa forza che ci porta a praticare.

C'è un aspetto nella cosmologia del canone buddista,

Ci sono tanti esseri tra cui anche i Deva che sono questa specie di angeli,

Di semi dei,

Anche loro mortali,

Anche loro impermanenti,

Che però sono assolutamente soddisfatti.

Si dice che quando un bicchiere d'acqua degli umani viene bevuto da uno dei Deva,

Quello lì diventa una specie di nettare bellissimo.

Quando del semplice pane viene mangiato dai Deva,

Quello lì è il cibo più buono dell'universo.

Qualunque cosa fanno è piena di luce,

Di gioia,

Di felicità,

Però la nascita umana è considerata superiore a questa dei Deva,

Perché la nascita umana è dolorosa e anche quella dei Deva in realtà dentro c'è del dolore e dell'insoddisfazione,

E questo dolore e questa insoddisfazione semplicemente vengono percepiti di meno,

Quindi i Deva continuano per tempi lunghissimi,

Per decine di migliaia d'anni,

Centinaia di migliaia d'anni,

Ad esistere senza porsi il problema di voler andare oltre questa sofferenza molto molto sottile che comunque c'è dietro,

Mentre noi umani lo sentiamo di più.

Mi è venuto in mente che noi,

Rispetto ad esempio agli uomini della prestoria,

Siamo come dei Deva,

Perché noi possiamo mangiare ogni volta che vogliamo.

Fortunatamente siamo nati in una nazione che ci permette di stare bene,

Protetti,

Senza guerre,

In salute,

Se stiamo male abbiamo chi ci accudisce,

Ci sono medici,

Ospedali che ci curano,

Abbiamo un tetto sulla nostra testa,

Non abbiamo paura delle tempeste,

Delle piogge,

Del sole eccessivo.

Possiamo muoverci e andare da qualunque parte del mondo,

È come se volassimo via.

Per un uomo della prestoria probabilmente noi siamo esattamente quello che questi Deva sembrano a noi,

Cioè degli esseri soprannaturali che hanno tutto tutto quello che vogliono.

Eppure io credo che gli uomini della prestoria provavano sofferenze e insoddisfazione probabilmente esattamente come la proviamo noi.

Questa sofferenza e questa insoddisfazione,

Soltanto che per loro era più difficile da nascondere.

Non c'era la televisione o un libro o della musica da ascoltare,

O pane e nutella per reprimerla,

O una bella Sachertorte come fa il buon regista Nanni Moretti,

Ma rimaneva lì.

Noi abbiamo tutte questi altri artifici per cui alla fine rimane un po' nascosta,

Un po' come quello che succede ai Deva,

Soltanto che poi ci sono dei momenti in cui si perde questa schermatura,

Si perde questa possibilità di nascondere e allora siamo forzati a guardare le cose in faccia.

Il Buddha ci invita a guardare le cose in faccia per cui ci chiede di provare tutti i giorni a recitare queste cosiddette cinque rimembranze,

Che sono semplicemente dei mementi che servono fra l'altro a essere pienamente vivi.

La prima è c'è la vecchiaia,

Anch'io invecchierò,

Non sono al di là della vecchiaia.

Il secondo è c'è la malattia,

Anch'io mi ammalerò,

Non sono al di là della malattia.

Il terzo è c'è la morte,

Anch'io morirò,

Non sono al di là della morte.

Il quarto è sarò separato da tutte le cose,

Tutte le cose che mi sono care,

Tutte le persone che mi sono care,

Non sono al di là di questa separazione.

Il quinto ci ricorda che quello che sta succedendo è semplicemente un pezzo di un processo,

Per cui ci ricorda che siamo figli,

Eredi,

Frutti,

Siamo nati dal karma,

Siamo figli,

Eredi e frutti del karma,

Siamo nati dal karma.

Tutto ciò che facciamo è il nostro karma e tutto ciò che è il karma ci spingerà a fare delle altre cose.

E questa è la parte di Samuega,

La parte di Samuega in cui il Buddha dice attenzione c'è la sofferenza guardala in faccia.

Nelle quattro nobili verità questa è la prima,

È la prima che sembra più facile quando il Buddha dice c'è dolore e questo dolore è attaccamento,

Ma è come se questa Samuega fosse la verità nobile,

Verità numero zero,

Che è quella che dice c'è qualcosa che non va nella mia vita,

Voglio fare qualcosa per star meglio,

Cos'è che mi crea questa sofferenza?

E allora da lì cominciano le quattro nobili verità,

Però se non sentiamo prima questa urgenza,

Samuega viene tradotto anche come urgenza spirituale,

Se non c'è questa urgenza spirituale di voler cambiare,

Di voler star meglio,

È difficile che si possa entrare nel percorso del Buddha,

Nel sentiero del Buddha o in qualsiasi altro sentiero spirituale e quindi questa sofferenza,

Questa consapevolezza della sofferenza è particolarmente buona,

Ma il Buddha fortunatamente ci ha insegnato la via di mezzo,

Via di mezzo vuol dire che non non ci dobbiamo crogiolare nel dolore,

In qualche modo è come se il dolore ci stesse dando un calcio nel sedere mentre stiamo semplicemente lì seduti in mezzi addormentati e così via,

Per cui ci arriva questo calcio nel sedere di Samuega che ci dice,

Bello è arrivato il momento che ti muovi,

Non è che puoi stare sempre così in mezzo addormentato,

Poi quando sei sveglio senti dolore,

Sofferenza,

Ti arrabbi,

Non ti piace niente,

Poi ti riembri occhi e poi ricominci così,

Muoviti,

Datti da fare.

Il Buddha però ci consente di sperare perché a Samuega,

Come in tutto l'insegnamento della via di mezzo,

Contrappone un'altra parola che è Pasada,

Pasada è la calma,

La serenità,

Sapere che c'è calma e serenità e quindi l'insegnamento del Buddha è ok,

C'è questo dolore,

Questa sofferenza,

Ma sappiamo pure che c'è qualcosa che possiamo fare che ci porterà a star bene,

Non è che questa sofferenza ci dovrà devastare per tutta la vita,

Semplicemente adesso c'è,

Ma lavorando possiamo stare molto ma molto meglio.

In quel sutta che dicevo dopo aver parlato di questi pesci così ammucchiati,

Così che si mangiavano uno sull'altro,

Il Buddha però manda queste parole di speranza e dice che lui ha guardato in profondità visto che aveva nel cuore una freccia,

Una freccia infilata fino in fondo e che togliendo questa freccia non sarebbe mai più affondato,

Non sarebbe stato mai più trasportato,

Non sarebbe mai più stato trasportato da tutti quanti,

Chi lesa,

Da tutte quante queste contaminazioni dell'odio,

Della rabbia,

Del dubbio,

Ma sarebbe diventato stabile estirpando questa freccia e non sarebbe mai più affondato,

Non sarebbe mai più affondato negli stati mentali assolutamente non salutari.

Qual è questa freccia?

Evidentemente è la freccia della prima nobile verità,

È l'attaccamento,

Quindi estirpando fino in fondo l'attaccamento,

Estirpando fino in fondo mi viene da dire le cose non naturali perché tutti gli attaccamenti sono cose che sono arrivate dopo,

Il Buddha ci dice ok io ho visto che ce la posso fare,

Ce la potete fare anche voi,

Ce la possiamo fare insieme perché il Buddha ci sta insegnando,

Non ci sta lasciando da soli su questo sentiero ma ha insegnato 2.

600 anni fa e continua a insegnare ancora ad oggi perché questi sutta sono tutti assolutamente vivi e vitali,

Vivi e vitali,

Oltre che bellissimi anche come letteratura e allora l'ideale è portare consapevolezza quando stiamo nei momenti di difficoltà,

Però è importante anche portare la consapevolezza nei momenti in cui anche noi riusciamo a vedere questa freccia,

Questa freccia dell'attaccamento,

Della rabbia,

Dell'odio,

Dell'illusione,

Nel momento in cui abbiamo tolto ignoranza,

Rabbia,

Odio,

Illusione che sono i tre veleni,

A quel punto possiamo stare in pace e un illuminato sta sempre in pace ma pure noi fortunatamente possiamo toccare ogni giorno qualche momento di pace,

Allora la nostra pratica può essere osservare quando c'è insoddisfazione,

Dolore ma osservare anche quando c'è gioia,

Quando c'è felicità e quando osserviamo il dolore possiamo utilizzarlo come energia,

Come una benzina che ci faccia sempre più praticare,

Sempre più praticare in profondità e quando tocchiamo la felicità sappiamo che quella felicità è parte della felicità,

Della felicità completa del Nirvana,

Quando pian piano lasciamo andare tutte le cose,

Quando stacchiamo queste frecce raggiungiamo lo stato di nibbita,

Quello di togliere tutte quante questi aspetti,

È una specie di spengere tutti quanti i fuochi,

Spengere i fuochi che permetta al cuore di non essere più martoriato da tutte queste frecce ma di essere finalmente un cuore aperto,

Libero e già sappiamo che il Buddha ci ha insegnato che quando il cuore è aperto e libero possiamo sviluppare questa grande capacità che è quella di essere generosi,

Di aiutare non soltanto noi stessi ma anche tutti quanti gli altri,

Per cui io penso che partendo proprio da queste due immagini del Buddha,

Da questi pesci che combattono uno con l'altro attaccati semplicemente a una mollichetta di pane e invece questa persona,

Questa grande essere che era il Buddha,

Ma anche noi possiamo diventare grandi esseri che vedono che c'è una freccia infilata nel cuore e vogliamo invece lasciare il cuore libero e completamente in pace,

Provare a sperimentare ogni giorno di più il dolore ma senza metterci dolore,

Quindi osservare che c'è il dolore dicendo ah c'è ancora dolore,

Ok mi si è sviluppato dolore,

Lo riconosco ma non mi farò abbattere da questo dolore,

Non mi farò abbattere però non mi voglio nemmeno far sommergere,

Per cui basta,

Basta,

Basta con queste rinascite,

Non voglio rinascere un'altra volta in cui la prossima vita magari aspiro essere il re di tutto il mondo e poi vediamo tutti i giorni che i re che abbiamo,

Tutti quanti i vari leader politici sono persone piene di sofferenza,

Piene di difficoltà,

Attaccati da tutti,

Qualunque scelta facciano,

Qualunque cosa facciano,

Pensate quanto quanto dubbio,

Quanta insoddisfazione quando non vengono riconosciute le loro cose,

Quanta insoddisfazione perché magari non riescono ad aiutare il mondo e quindi tutte le persone sulla terra,

Tutti gli esseri sulla terra sono soggetti a questo dolore,

Però quando lo vediamo non non ci facciamo più sommergere,

Non rimaniamo vittime di questo fiume che ha stralipato ma semplicemente corriamo,

Corriamo veloce dicendo basta,

Faccio questa pratica e in base a questa pratica riuscirò a liberarmi e poi portiamo sempre più attenzione a questa gioia,

Permettiamo alla nostra pratica di coltivare la gioia,

La gioia non è una cosa negativa,

È una cosa assolutamente positiva perché è là che stiamo puntando,

È una gioia assolutamente stabile,

Assolutamente stabile,

Allora coltivando questi piccoli scintilli,

Questi piccoli fiori,

Coltivando quando riusciamo a stirpare una freccetta,

Una piccola freccia,

Una scheggia o magari quando invece stirpiamo una grande una grande freccia,

Allora pian piano con questo percorso progressivo riusciremo anche noi a diventare grandi esseri a beneficio nostro e di tutti gli esseri visibili e invisibili e questo è il mio augurio per tutti quanti noi e per tutti gli esseri grazie

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Christian

May 5, 2021

Grazie! Sempre interessante🙏🏻

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