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Spazi Pieni e Spazi Vuoti

by Sara Todeschini

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Prendendo consapevolezza delle cavità corporee distesi a terra o seduti, apriremo l’attenzione verso ciò che si riempie e si svuota con la respirazione. Possiamo sciogliere, tendere, allargare, rilassare diversi distretti corporei con l’intento di creare una mappa sempre più precisa della percezione corporea e respiratoria.

Trascritto

Ciao,

Grazie di essere qui con me.

Spazi pieni e spazi vuoti.

Ho scelto questo titolo per avvicinarci a questa pratica immaginandoci le cavità del corpo che esploreremo insieme.

È importante che il corpo si mantenga rilassato,

Quindi l'ideale sarebbe sdraiarsi a terra con una coperta per rimanere al caldo.

Se decidiamo di rimanere seduti sulla sedia o a terra,

Gambe incrociate,

Sarebbe meglio appoggiarsi al muro in modo da rilassare completamente l'addome e non avere bisogno di quella piccola contrazione necessaria a mantenere la colonna vertebrale diritta.

In questo modo far sì che il nostro respiro sia completamente libero.

Quindi scegliete se volete distendervi o se volete stare seduti e iniziamo.

Apriamo uno sguardo di insieme al corpo e al contatto.

Questo corpo che si arrende alla gravità e che possiamo sentire attraverso i diversi punti di appoggio.

Potrebbe essere la testa,

Potrebbero essere le scapole o semplicemente la base della posizione seduta.

Gettiamo le radici di questo contatto attraverso i glutei,

Le gambe,

I talloni e lasciamo che piano piano si componga una mappa dei punti di appoggio a cui affideremo tutto il peso del nostro corpo.

Sarà soprattutto l'espirazione ad aiutarci nel lasciare andare questo peso e nel rilassare progressivamente.

Inspiriamo e poi espirando sciogliamo,

Sciogliamo qualcosa di più delle tensioni che portiamo con noi tutto il giorno.

A volte senza accorgercene.

E poi focalizziamo l'attenzione solamente all'appoggio della testa o se siamo seduti alla testa,

Sospesa.

Rilassiamo gli occhi,

Il viso.

E con lo sguardo della mente disegniamo il perimetro della nostra testa,

I confini.

Sentiamo il tocco dell'aria sulla pelle del viso e piano piano iniziamo a inspirare ed espirare dentro la testa come se fosse una cavità elastica che può espandersi e svuotarsi accogliendo la possibilità di ascoltare tutto quello che si scioglie magari nel collo,

Nella mandibola,

Nel viso.

Facciamo esperienza dello spazio pieno e dello spazio vuoto facendo attenzione soprattutto agli occhi che si muovono insieme alla nostra mente.

Lasciamoli riposare e teniamo lo sguardo all'interno.

Poi scendiamo e prendiamo contatto con il punto di ascolto del respiro al centro del petto,

La cavità del torace.

La delineiamo,

La disegniamo e la ascoltiamo.

Poi iniziamo a esplorarla con il nostro respiro naturale che può abitare con l'inspirazione e l'espirazione e la cavità del petto.

Il lento riempire dell'aria che entra e il lento svuotare dell'aria che esce.

E anche qui lasciamoci aiutare dal respiro per ammorbidire le spalle,

Per cedere con i gomiti,

Per sentire che l'inspirazione non trova ostacoli e espande e solleva completamente il nostro torace.

Prima che il respiro si tuffi nuovamente verso l'espirazione lunga e prolungata,

Il lungo e prolungato vuol dire prendersi tutto il tempo per riempire e tutto il tempo per svuotare.

Se abbiamo bisogno di ascoltare più da vicino le sensazioni del respiro in questa cavità del petto,

Possiamo anche appoggiare per un attimo la mano morbida e calda sopra il torace e sentire chiaramente il movimento che si sposa con il tempo del nostro respiro naturale.

Fino a che non saremo pronti a lasciare andare e continuando a scendere incontreremo la cavità del bacino.

E anche qui inizieremo a tracciare i limiti,

I confini di questa struttura,

Facendo circolare dal respiro diaframmatico,

Addominale,

Il pieno e il vuoto del nostro respiro nella cavità pelvica.

Questa sensazione di leggerezza che emerge dalla ispirazione e questa sensazione di completo e progressivo rilascio che emerge dalla ispirazione.

E anche qui se siamo a nostro agio possiamo appoggiare una mano sull'ombelico e ascoltare.

Sentirsi spaziosi,

Elastici,

Sazi con l'ispirazione e pronti a lasciare andare e svuotare con l'espirazione.

Poi lasceremo che questa attenzione si muova ancora in giù verso le gambe.

Se siamo distesi sarà più facile ascoltare tutto il profilo delle gambe fino a raggiungere i talloni.

Se siamo seduti forse potremmo ascoltare le sensazioni anche di scomodità delle nostre gambe piegate nella posizione seduta.

E poi immagineremo che sia possibile ispirare ed espirare direttamente dalle piante dei piedi per riempire e svuotare tutto il corpo e tutte le cavità dai piedi alla testa,

Dalla testa ai piedi,

Come un'altalena tra il pieno e il vuoto della nostra esperienza di respiro in questo momento.

Inspirando dai piedi l'aria sale,

Riempie e espande fino a raggiungere la testa.

E,

Espirando dalla testa svuoto completamente,

Ritorno ai piedi.

Attraverso e nutro ad ogni respiro il corpo,

Completamente presente a questo mondo di piccole sensazioni che ci accompagnano,

Un respiro alla volta.

Fino a raggiungere la percezione di ampiezza che pervade tutta l'esperienza del corpo.

Il respiro che conquista tutti gli spazi interni,

Li abita e ci permette di conoscere e di sentire.

Possiamo dimorare in questo respiro senza sforzo che ci appartiene.

Apprezzare il momento dedicato a questa pratica.

Apprezzare tutte quelle persone che magari in questo momento stanno praticando con noi.

Grazie per essere qui con me.

Quando ci sentiremo pronti,

Lasceremo andare la posizione.

Ci prenderemo tutto il tempo per aprire gli occhi,

Riprendere contatto con il mondo esterno.

Grazie ancora e ci vediamo alla prossima pratica.

© 2026 Sara Todeschini. All rights reserved. All copyright in this work remains with the original creator. No part of this material may be reproduced, distributed, or transmitted in any form or by any means, without the prior written permission of the copyright owner.

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