
A cosa serve meditare?
Buddha diceva che la meditazione è un cammino di gioia che porta alla massima felicità: parla di un cammino perché è un processo che dura tutta la vita e può essere intrapreso da chiunque a prescindere dall'età, dal orientamento spirituale, dal credo religioso... non c'è un momento giusto o sbagliato e non è mai troppo tardi!
Trascritto
Buddha diceva che la meditazione è un cammino di gioia che porta alla massima felicità.
Beh,
È un cammino perché è un processo che dura tutta la vita e può essere intrapreso da chiunque,
A prescindere dall'età,
Dall'orientamento spirituale,
Dal credo religioso.
Non c'è un momento giusto o sbagliato e non è mai troppo tardi.
Semplicemente si può iniziare in qualsiasi momento.
Non si tratta di una pratica ritualistica,
Di qualche esperienza trascendentale o di stato di coscienza alterato.
Diciamo che queste sono dimensioni che possono costituire un aspetto di alcune discipline meditative,
Ma l'insegnamento fondamentale della meditazione è davvero molto più semplice e il senso ultimo è di stare meglio nella nostra vita quotidiana,
Nelle relazioni,
Nel lavoro,
Nella famiglia,
Negli impegni.
Proviamo a chiederci se viviamo la nostra vita con generosità,
Gentilezza e sensibilità,
Se riusciamo ad affrontare le difficoltà con comprensione,
Se siamo in grado di accettare ciò che accade nella mente e nel corpo e soprattutto se riusciamo a coltivare uno spazio di pace nel caos della vita occidentale.
Sono queste le domande che sono alla base di un'esperienza di meditazione o di chi vuole iniziare un percorso di meditazione.
Con la meditazione,
Con l'attenzione consapevole,
Impariamo a coltivare questi desideri di pace,
Di benessere e di metterli al centro della nostra vita.
Iniziamo a scoprire che cosa significa essere più vigili,
Presenti alle gioie e alle difficoltà di tutto quello che accade ogni giorno,
Invece di sentirci trascinati,
Di vivere come degli zombie in mezzo al caos e sballottati qua e là.
Riusciamo a ritagliarci dei momenti di pace e di presenza e soprattutto di intima connessione con noi stessi.
Non ci lasciamo più dominare dai pensieri ossessivi e caotici.
Magari li vediamo,
Magari ci sono ancora,
Perché prima che se ne vadano ci vuole tempo,
Ma riusciamo a riequilibrare questi stati di alterazione emotiva e soprattutto ad avere uno strumento per avvicinarci a loro e a farlo in maniera costruttiva,
Qualcosa che serva a noi e al nostro benessere.
La meditazione non è teorica,
Possiamo leggere tantissimi libri,
Studiare tantissimo,
Ma è una materia profondamente esperienziale,
Quindi la sua profondità e l'efficacia dipendono dalla nostra disponibilità a coltivarla,
Dal tempo che vogliamo dedicarti,
Con questo non voglio dire che serva per forza mezz'ora al mattino o mezz'ora alla sera.
Io stessa vivo una vita molto densa,
Impegnata e carica di appuntamenti e cose da fare e la meditazione non deve diventare qualcosa da aggiungere in più per trovare un altro modo per giudicarci se non facciamo bene o aggiungere altra ansia da prestazione alle nostre giornate,
Ma ci sono strategie e modi per coltivare presenza anche facendo e vivendo le nostre giornate.
Ovviamente man mano saremo poi noi stessi a ricercare altri spazi,
A ritagliarci altri momenti di quiete e di calma.
Più impariamo a diventare attenti e presenti alla nostra vita,
Più ci rendiamo conto di come noi influenziamo il nostro mondo e di che cosa noi proiettiamo nelle cose che accadono attorno a noi o nelle relazioni.
E questa capacità da coltivare,
Di rimanere vigili,
Presenti,
A me piace dire vivi,
È proprio il punto di partenza.
Questo non significa che la meditazione ci porti perennemente in uno stato di benessere,
Felicità,
Quiete e pace.
Non possiamo evitare la vecchiaia,
La morte,
Le malattie,
I lutti,
I dolori,
Gli stati di angoscia,
Però possiamo affrontarli senza caricare ulteriormente.
Il Buddha parlava delle due frecce,
La prima freccia quella del dolore che fa parte della vita,
Inevitabile per tutti,
Ma possiamo osservare la nostra mente ed evitare di scagliare altre frecce,
Altri dolori,
Altra sofferenza.
E soprattutto impariamo che non c'è un io,
Una definizione stabile e precisa di quello che sono e di quello che non sono.
Spesso con le parole ci definiamo,
Io sono bravo,
Io sono pigro,
Io sono lento,
Io sono un procrastinatore seriale,
E le parole hanno un'energia.
E più facciamo invece esperienza di quanto tutto sia mutevole e in trasformazione,
Più riusciamo a rientrare anche noi in questo flusso di trasformazione mutevole e a smettere di etichettarci e a credere nella possibilità trasformativa di noi stessi e delle nostre vite.
Tutto questo comincia con la consapevolezza.
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