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Riflessioni sullo sviluppo della mente dell’illuminazione

by Sirimedho - Stefano De Luca

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Queste riflessioni sono relative a come sviluppare il bodhicitta, la mente e il cuore dell’illuminazione, l’apertura che porta al risveglio, all’empatia alla compassione verso tutti gli esseri. Sebbene sia un termine principalmente usato nel buddhismo Mahāyāna, è facile vedere i punti di contatto con i quattro stati incommensurabili dei Brahmavihāra, le Quattro Dimore Divine di gentilezza amorevole (mettā), compassione (karuṇā), gioia compartecipe (muditā) ed equanimità (upekkhā).

Trascritto

Qualche giorno fa al monastero stavo con Dorian,

Parlando con Dorian,

Donna in responsabile del gruppo di meditazione di Locanata in Abruzzo,

Un altro dei gruppi associato al Santo Città Rama,

E mi diceva che a lui,

Più che di insegnare,

Gli piace dire che lui racconta le sue cose alle persone.

Gli ho detto,

Va beh,

Ma che intendi per raccontare le sue cose?

Gli ho detto,

Racconto le mie cose e l'effetto che mi fa dal punto di vista del Dharma.

Gli ho detto,

Beh,

Mi sembra un ottimo modo di introdurre il Dharma.

Ed è questo,

Diciamo,

La modalità che lui trova,

Che è molto aderente a quello che è il modo della tradizione della foresta di insegnare quello che è il Dharma.

Allora oggi vorrei raccontarvi anch'io le mie cose,

Come dice Dorian.

Ed è andata così,

Un tema che poi si sposa molto bene con la meditazione satipatana sulla mente.

Ed è questo,

Stavo facendo una riunione,

In cui a un certo punto mi chiedono,

Era un gruppo di lavoro,

Se uno degli attori esterno a questo gruppo di lavoro,

Quindi non c'erano,

Avesse mandato quello che doveva mandare,

Dovevano mandare dei dati.

E io stavo per partire dicendo,

No,

Hanno mandato tutta altra roba,

Tutto meno quello che ci serviva.

Ma mentre era partito questo pensiero così,

Come dire,

Non propriamente gentile,

Si è fermato prima che arrivasse alla lingua questa cosa,

Ho detto,

Forse lo posso dire in un altro modo questa cosa.

E allora ho cominciato a dire,

Sì,

Ci hanno mandato dei dati,

Sono dei dati bellissimi,

Dei dati molto utili per quello che dobbiamo fare,

Dei dati che ci possono consentire di capire meglio la cosa che stiamo facendo,

Che è una cosa,

Tra l'altro,

Anche utile a tante persone.

E quindi,

Insomma,

Ci hanno molto facilitato in questo,

E quindi ne siamo del tutto gradi di questa cosa.

Però i dati che ci dovevano mandare,

Che avevamo chiesto,

Ancora non ce li hanno mandati,

Però fortunatamente hanno mandato questi altri.

E lì ho finito di parlare.

Ma la cosa interessante è stata che,

Mentre che,

Anziché dire,

Sannaggio a questi che ci hanno mandato tutto,

O meno il necessario,

Invece l'ho raccontata in quest'altro modo,

Che mi sembra,

Effettivamente,

Forse più gentile,

Più aderente ai principi della retta parola,

Della gentilezza amorevole,

Mi sono reso conto che,

Proprio mentre parlavo,

Effettivamente mi si è sviluppata gratitudine verso queste persone che ci hanno mandato non le cose che avevamo chiesto,

Che comunque effettivamente era stata bella,

Utile.

Non quella necessaria,

Ma senz'altro hanno fatto un ottimo lavoro,

Hanno fatto anche un ottimo lavoro per raccogliere quei dati,

Perdere tempo per portarceli e così via.

Mi si è sviluppata in cuore una gratitudine che all'inizio non c'era assolutamente.

Anzi,

Nel momento in cui stava partendo quel missile dalla testa alla lingua che diceva,

Annaggia a questi che non ci hanno dato le cose,

Tutto c'era a meno che gratitudine.

Quindi semplicemente con questa osservazione,

Con questa osservazione che quello che stavo per dire non era particolarmente consapevole.

La mente non era ripiena di consapevolezza,

Di sati.

E all'avvertire questa cosa ho cercato invece di portare consapevolezza a tutta la situazione che è stato di fatto un cambio,

Un cambio di prospettiva.

Mentre prima avevo la mente totalmente concentrata soltanto sulla singola affermazione,

Mi serve questa cosa,

Cercando invece di trovare un modo più gentile,

La mente automaticamente mi si è aperta.

Quindi sono uscito dal singolo contesto e ho detto ok,

Quello è il contesto di questa cosa,

Ma apriamo un po'.

Vediamo cos'altro è successo oltre questa cosa che ci è stata chiesta e su cui stiamo lavorando.

E allora lì mi sono reso appunto conto che non c'era tanto altro lavoro e che quindi potevamo essere grati.

Ed è un processo interessante perché è il processo dell'apertura del cuore.

Nel buddismo Mahayana,

Questo si chiama generazione di bodhicitta,

Che è una cosa che nella tradizione della vada c'è,

Non è così centrale,

Almeno non è centrale nella parte di narrativa.

Ma in realtà,

Se andiamo a vedere,

È centrale in tutte le parti di meditazione,

Che è quella di riconoscere che quando portiamo la consapevolezza,

Apriamo il cuore.

E aprire il cuore ci porta vicini a uno stato di allontanamento dallo stato di sofferenza,

Ma ci porta invece a uno stato di maggiore duttilità,

Di maggiore flessibilità,

Di maggiore benessere.

Quel maggiore benessere quasi inevitabilmente non è tanto il benessere nostro quanto il benessere degli altri.

Quindi sviluppare bodhicitta,

Che è la prima cosa che in tutte le meditazioni Mahayana si dice.

Siediti sul cuscino e sviluppa bodhicitta.

E uno dice,

Ma che cos'è questo bodhicitta?

Bodhicitta sono due parole in realtà pali,

Quindi in termini antichi,

Dove bodhi è l'illuminazione,

La piena libertà dell'illuminazione.

Tant'è che c'è l'albero della bodhi,

L'albero dell'illuminazione sotto cui il Buddha si è illuminato,

Quello che sta appunto a Bodh Gaya,

Che è questo luogo dell'illuminazione,

Uno dei luoghi più importanti di pellegrinaggio buddista.

E l'altra parola è citta,

Citta che è questa parola che vuol dire contemporaneamente mente e cuore.

E quindi il bodhicitta è fondamentalmente la mente e il cuore dell'illuminazione,

Quindi l'apertura della mente e il cuore verso il senza morte,

Dove non c'è più la sofferenza,

Dove non c'è più il processo di voler continuamente cambiare,

Voler continuamente essere qualcos'altro.

Ma quando noi utilizziamo questi termini tendiamo un po' a perderci con i termini.

Per cui uno dice,

Sì,

Nel Mahayana si parla di bodhicitta,

Che è una cosa molto bella,

È una cosa bellissima,

Non molto bella,

Anche più che molto bella.

Nel Travada questa cosa non c'è,

Se ne parla poco,

Quantomeno non è che non c'è.

Però in realtà poi andiamo a vedere e scopriamo che c'è metta,

C'è karuna,

C'è mudita e c'è upekka,

Che sono i quattro stati mentali incommensurabili,

Quelli della gentilezza amorevole,

Della compassione,

Della gioia aperta verso tutti,

La gioia compartecipe,

La gioia empatica,

Fino ad arrivare all'equanimità,

L'equanimità che ci fa stare in pace verso qualunque cosa.

Se andiamo a vedere in sostanza quando abbiamo sviluppato bodhicitta abbiamo sviluppato anche i quattro stati incommensurabili della mente.

Quando abbiamo sviluppato la mente del Buddha abbiamo anche sviluppato questa gentilezza,

Questa compassione,

Questa gioia e questo saper stare con le cose così come sono.

E viceversa,

Quando abbiamo sviluppato i quattro stati incommensurabili siamo già assolutamente se l'abbiamo sviluppato in modo incommensurabile,

Cioè senza limite,

Completamente aperto,

Stiamo già completamente nella condizione di aver portato la mente e il cuore nell'illuminazione,

La mente e il cuore del Buddha.

Per cui non ci dobbiamo perdere con le parole.

Le parole però ci possono aiutare,

Ma non ci dobbiamo poi far separare dalle parole.

Ieri su Facebook,

Utilizzo Facebook principalmente per il Dharma,

Ho tanti amici di Dharma che scrivono cose interessanti su Facebook,

Ci sono tanti gruppi buddhisti,

Sia monaci che laici,

Che mettono delle cose interessanti e un amico ha puntato un articolo interessante che parlava del ritrovamento di qualche anno fa,

Di una decina di anni fa,

Di alcuni testi che sono stati trovati nella zona del Gandhara che è ai confini del Pakistan,

Tra il Pakistan e l'Afghanistan,

Dove il buddismo si era esteso subito dopo l'India.

Proprio nei primi movimenti c'era stato un movimento verso la Grecia addirittura,

Passando proprio lì.

Se avete presente dove stavano quei famosi grandi Buddha che poi sono stati distrutti a cannonate qualche anno fa,

Enormi,

Alti una quindicina di metri,

In quella zona hanno sotterrato una serie di insegnamenti del Buddha,

Che sono appunto in lingua Gandhari,

E sono molto più antichi di qualunque altra registrazione precedente,

Sono più antichi del canone Sanskrito,

Ma sono addirittura più antichi del canone Pali,

Quello utilizzato nella tradizione Dharavada,

E quindi si potrebbe pensare che questi sono anche più vicini all'insegnamento diretto del Buddha.

Quando sono andati a vedere,

Si sono accorti che fondamentalmente dicono le stesse cose che hanno trovato nel canone Pali,

E che poi sono state riportate anche negli altri canoni,

Quindi non c'è molta differenza.

E questa è una cosa buona,

Perché ci fa pensare che quando leggiamo le parole del Buddha nel canone Pali,

Stiamo leggendo qualcosa di molto vicino a quello che il Buddha ha insegnato.

Non possiamo sapere se erano esattamente le sue parole,

Ma possiamo ragionevolmente essere confidenti che erano vicini alle sue parole.

Ma la parte interessante è che in mezzo a tutti questi sutta ne hanno trovato una decina che non sono vicini al canone Pali,

Ma sono invece vicini al Mahayana.

Mahayana è quest'altra tradizione buddista che punta molto sulla compassione e molto sul concetto di vuoto,

L'essere vuoto da un sé.

Allora è interessante che questa cosa che noi ci aspettiamo,

Ci siamo aspettati che tradizionalmente fosse successa dopo,

Qualche centinaio d'anno dopo.

Questi sono documenti che hanno ritrovato del primo secolo a.

C.

Invece già precedentemente probabilmente si praticava insieme quello che era il canone Pali e quello che poi dopo è diventato il canone Mahayana.

Tra l'altro hanno trovato una decina di sutra,

Alcuni che sono corrispondenti a quelli della Prajna Paramita,

Alla grande perfezione della saggezza.

A me piace questa cosa perché queste differenze io le trovo utili,

Queste differenze di diverse tradizioni,

Ma mi dispiace che vengano considerate delle differenze.

In realtà sono semplicemente accenti diversi.

È come se un pittore,

Se Monet,

Facesse un quadro e poi vedesse un quadro di Picasso.

Probabilmente Monet gioiva nel vedere un quadro di Picasso e Picasso gioiva nel vedere un quadro di Monet perché tutti e due sapevano che in fondo stavano trattando dello stesso argomento,

Della ricerca della verità.

E allora è bello trovare questi punti di contatto.

Un punto di contatto forte è proprio questo,

Il contatto fra il bodicitta,

Che potrebbe essere il quadro di Monet,

E quindi di sviluppare questo stato del cuore,

Della mente,

Dell'illuminazione e lo stato dei quattro stati incommensurabili,

Le quattro timore divine,

Brahma,

Vyara,

Di gentilezza,

Compassione,

Gioia ed equanimità.

Ed è interessante come queste qui ci possono essere utili a livello quotidiano perché in realtà noi siamo soggetti,

Siamo ai condizionamenti.

Allora piuttosto che rimanere soggetti ai condizionamenti non salutari ci possiamo condizionare anche noi da soli con i condizionamenti salutari.

Ci accorgiamo che la mente in quel momento non è particolarmente vicina ai quattro stati incommensurabili,

Alle quattro timore divine,

Mentre che parliamoci rendiamo conto che c'è poca gentilezza,

C'è poca compassione magari anche poca gioia,

Siamo anche un po' tristi e sicuramente non c'è equanimità,

Tendiamo a essere o verso una posizione o verso l'altra.

E appena ce ne accorgiamo ci fermiamo un attimo tanto è questione soltanto veramente di un istante e proviamo a rigirare,

Proviamo a vedere se questa cosa che mi sta girando nella mente,

Che non sono io,

Non sono io la cosa che mi gira nella mente,

È una cosa che sta lì è frutto del mio karma,

È frutto del karma che mi ha portato qui,

Che mi ha fatto nascere in questa forma,

Con questo corpo,

Con questa mente,

Ma io non sono questo corpo e questa mente se non sono questo corpo e questa mente significa che posso cambiarlo se io fossi questo corpo e questa mente non potrei fare nulla così sono e così dovrei rimanere,

Rimarrei statico come una roccia,

Anche se poi nemmeno le rocce sono statiche e stabili ma la mente è molto più mutevole di una roccia allora proprio perché abbiamo questa possibilità di cambiarlo ci infiliamo dentro al processo ci siamo accorti di questa cosa,

Siamo entrati in contatto con questa sensazione e prima che ci sia attaccamento a quello che andiamo a fare andiamo a interrompere questo attaccamento,

Perché l'attaccamento poi ci porta inevitabilmente alla sete,

Alla sete dell'Abraham dall'Abraham poi,

Come abbiamo più volte detto come ci ha insegnato il Buddha nel Paticca Samuppada dall'Abraham si passa inevitabilmente all'attaccamento dall'attaccamento alla voglia di divenire,

Dalla voglia di divenire alla nascita e dalla nascita si va inevitabilmente verso il dolore e la morte per poi rinascere di nuovo pieni di ignoranza ancora in un altro corpo,

In un'altra mente che può essere un'altra vita,

Ma anche in questa stessa vita allora,

Stando attenti a quello che succede non c'è gentilezza,

Non c'è compassione,

Non c'è gioia e non c'è l'equanimità di riconoscere le cose così come sono allora proviamo a metterci dentro una piccola goccia di ognuna di queste cose per quello che ci riesce di fare e proviamo a vedere quello che succede nella nostra mente perché la parte interessante è anche riconoscere che stiamo facendo un esperimento,

Un esperimento su di noi e vediamo se questa cosa ci ha portato a maggiore beneficio e oggi quando ho fatto questa cosa mi sono accorto che non solo ha portato a beneficio ma anziché portare ulteriore stress non solo a me ma anche alle persone con cui stavo lavorando,

In realtà ha portato anche a beneficio a tutti perché hanno detto ah sì,

Sono stati bravi,

Potevano anche darci quest'altra cosa ma intanto ci hanno dato questa,

Li ringraziamo anzi poi gli mandiamo una mail diciamo che sono stati veramente bravi insomma si è creata un'armonia più forte che probabilmente con le altre parole invece non ci sarebbe mai stata,

Né nella mia mente né probabilmente meno anche nella mente degli altri anche se non è facile conoscere la mente degli altri quindi conviene rimanere sulla propria e quindi un po' come con l'aromaterapia portiamo in tasca l'olio essenziale di lavanda così quando siamo nervosi annusiamo un po' la lavanda che ci rilassa oppure magari invece siamo un po' giubbia o abbiamo bisogno di concentrazione annusiamo un po' di arancio che ci porta a concentrazione e così via portiamo in tasca questi quattro oli essenziali l'olio essenziale della gentilezza l'olio essenziale della compassione,

L'olio essenziale della gioia l'olio essenziale dell'empatica e l'olio essenziale dell'equanimità tutti quanti dentro una scatolina che è quello del bodhicitta della mente e del cuore del Buddha e così facendo prendiamo amicizia con questi strumenti diventano sempre più rapidi,

Sempre più veloci e ci impediscono da un lato di far danni e da un altro di liberarci progressivamente e il bello dell'insegnamento del Buddha è che non è che si può fare soltanto seduti sotto un albero da monice o da monache ma si può fare anche durante un riunione di lavoro mentre cuciniamo o accudiamo i figli e i genitori nella vita di tutti i giorni,

È una cosa che tutti gli esseri possono fare e con l'augurio che queste meditazioni queste riflessioni possono essere d'aiuto a noi e a tutti gli esseri concludo le mie riflessioni per oggi,

Grazie

4.8 (14)

Recensioni recenti

Fabrizio

December 24, 2025

Grazie per aver condiviso queste riflessioni

Selene

September 25, 2021

Bellissime riflessioni. Grazie per averle condivise 🙏 🙏

Emanuele

September 15, 2021

Grazie 🙏🙏

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