
Commento Al Sutta "Non Vostro" SN 22.33
Continuiamo questa serie ideale di commenti ai sutta, iniziata con l’Anattalakkana sutta, il sutta sul non-sé, seguita dalla risposta ad una domanda sul non-sé e continuata con l’Anicca sutta, il sutta sull’impermanenza. In tutti questi sutta il Buddha indica come gli aggregati che compongono la forma e la mente non siano affidabili (anicca) né luogo dove risiede un sé. Nell’audio c'è la lettura del Sutta con un breve commento.
Trascritto
Namo tassa bhagavato arahato samma sambuddhassa Namo tassa bhagavato arahato samma sambuddhassa Namo tassa bhagavato arahato samma sambuddhassa Buddham dhammam sangham namassami Abbiamo di recente letto due sutta la Natalakana sutta,
Il sutta sul non se sulla non identificazione di non se stabile poi abbiamo letto la Nicha sutta e oggi volevo leggere sempre un altro sutta dalla Samyutta Nikaya,
Dai discorsi collegati e in questo caso facciamo fa parte del gruppo di questo non è vostro,
Siamo proprio così e sono il gruppo diciamo numero 22 del Samyutta Nikaya e fa sempre parte della sezione degli aggregati quindi fa sempre parte dei 5 aggregati di forma,
Sensazione,
Percezione le possiamo chiamare o formazioni mentali o formazioni evolutive e da ultimo le coscienze sensoriali quindi occupa quella forma vede la sensazione,
Sagna la percezione,
Il riconoscimento sankara che sono tutti quanti questi blocchi di pensieri,
Emozioni,
Ricordi e da ultimo vignana che sono le coscienze sensoriali questo discorso è piuttosto breve e si chiama appunto non è vostro andiamo a leggere il 22 Samyutta Nikaya Samyutta Nikaya 22.
33 Assavatti Monashi,
Qualunque cosa non sia vostra abbandonatela quando l'avrete abbandonata ciò porterà al benessere e alla felicità e che cos'è Biku che non è vostro?
La forma non è vostra,
Abbandonatela quando l'avrete abbandonata ciò porterà al vostro benessere e alla vostra felicità la sensazione non è vostra la percezione non è vostra le formazioni volitive non sono vostre la coscienza non è vostra abbandonatela quando l'avrete abbandonata ciò porterà al vostro benessere e alla vostra felicità supponiamo Biku che le persone portino via l'erba i rami il fogliame di questo boschetto di geta oppure che li bruciano o ne facciano ciò che desiderano pensereste forse la gente ci porta via o ci brucia o fa di noi ciò che vuole no,
Venerabile Signore risposero Biku e per quale ragione?
Perché,
Venerabile Signore questo non è il nostro sé né ciò che appartiene al nostro sé e così anche,
Disse Buddha così anche,
Biku la forma non è vostra la sensazione non è vostra la percezione non è vostra le formazioni volitive non sono vostre la coscienza non è vostra abbandonatela quando l'avrete abbandonata ciò porterà al vostro benessere e alla vostra felicità come dire,
È un sutta molto molto breve spesso questi dalsamut e nikaya sono piuttosto brevi ma è molto molto denso cioè il sutta immediatamente successivo del canonepale è sempre lo stesso ma senza l'esempio che però è un esempio particolarmente felice come tutti gli esempi che fa il Buddha è quest'idea che in qualche modo se noi vediamo che qualcuno porta via i rami e le foglie di una foresta non ci andiamo a preoccupare che ci stiano portando via anche se ci sentiamo con una forte comunanza magari con questi alberi una forte identità con tutto l'universo quello che talvolta viene chiamato l'interesse anche questo interesse non farà sì che noi pensiamo che ci stiamo portando via ci stiamo bruciando o ci stiamo usando per piantare delle altre piante viene però da dire ok la foresta,
I rami stanno fuori da da quello che sono io non sono certo io se mi portassero via un braccio la questione non sarebbe proprio la stessa però in realtà può succedere che magari per qualche forma di malattia ci debbono portare via un braccio e ci potremmo chiedere se ci portano via un braccio sarebbero portando via tutto quello che siamo sarebbero portando via la nostra vera identità sicuramente cambierebbe qualche cosa senso un braccio diventa più difficile da fare dell'operazione se ci portano via il braccio della mano con cui scriviamo diventerà più difficile scrivere ma penseremo che non siamo più noi in qualche modo mentre che leggevo questo tutto mi sono ricordato che quando ero ragazzo a liceo il professore di religione ci faceva fare un compito in cui ci scrisse qual era il nostro più grande desiderio e il nostro la nostra più grande paura e mi ricordo che scrissi all'epoca da Corrego ero un buon corridore su su su le lunghe distanze e scrissi che la cosa la mia più grande paura era quella di non poter camminare più di non poter correre più e se ci ripenso adesso mi sembra una cosa così incredibile così incredibile che a qualche fase della mia vita possa aver pensato una cosa del genere penso che adesso se perdessi completamente l'uso delle gambe anche se spero che questo non accada non mi cambierebbe molto radicalmente la vita,
Sicuramente starei più scomodo sicuramente ci sarebbero tanti problemi pratici ma sicuramente non non è la mia più grande preoccupazione né mi sentirei probabilmente in quasi nessun modo diverso da da quello che da quello che sono in quel momento invece quando ero quando ero più giovane quando ero più atletico anche mi identificavo in questa corsa così come magari potremmo identificarci in questi rami che vengono portati via dal boschetto dal boschetto di geta e quindi per me perdere l'uso delle gambe sarebbe stata una vera e autentica tragedia non mi ricordo molto bene che qualche anno dopo invece la mia paura era diventata un'altra quella di perdere la vista perché per me sarebbe stato molto difficile leggere,
Sarebbe stato difficile fare quello che volevo fare,
Studiare approfondire e così via quindi in qualche modo mi ero identificato con questa con questa vista poi però uno legge le storie,
Ad esempio Borges che è stato uno dei grandi scrittori forse uno dei più grandi scrittori del novecento che era diventato cieco ma ha continuato a scrivere senza problemi,
Ha continuato ad essere un faro della cultura occidentale allora ci si chiede,
Beh,
Forse anche senza vista la vita non sarebbe stata così drammaticamente diversa sono andato ad arrivare addirittura a persone come Stephen Hawking che era completamente bloccato,
Aveva soltanto il movimento di un dito e con il movimento di un dito è riuscito a scrivere dei libri che hanno cambiato in modo radicale come percepiamo il mondo,
La fisica dandoci una grande illuminazione questa metafora che stavo facendo del se perdo le gambe non mi succederà molto,
Io lo dico per come dire per ipotesi,
Stephen Hawking l'ha vissuta direttamente,
Così come l'ha vissuta direttamente un mio amico una ragazza ha fatto un salto dentro il mare per scherzo,
Con l'acqua alta forse una cinquantina di centimetri è andato di testa e si è infilata la testa nel corpo si è praticamente spezzata una vertebra quindi è rimasto completamente paralizzato lui che era un campione di nuota ha rischiato di morire in cinquanta centimetri d'acqua e da quel momento in poi è rimasto sulla sedia a rotelle facendo poi comunque una vita una vita piena,
Una vita molto molto intensa avendo un figlio dirigente di una grande impresa essendo una persona molto generosa e il corpo è un po' il corpo la forma,
Qui parliamo di forma che è più ampia rispetto al corpo è sicuramente un grande attrattore delle nostre identificazioni per cui tendiamo molto a riconoscerci dal corpo poi magari passando gli anni ci si riconosce sempre un po' meno perché si vede che questo corpo ormai se ne va un po' per affari suoi un giorno una cosa funziona il giorno dopo non funziona più come quando abbiamo una macchina un po' vecchia oggi cammina,
Il giorno dopo il motore scoppietta il giorno dopo si ferma del tutto e bisogna chiamare il meccanico allora l'identificazione col corpo comincia naturalmente a scendere quando si è a ragazzi che sembra che funziona tutto la macchina appena nuova,
Appena comprata questo ci sembra così impossibile,
Così incredibile l'identificazione con il resto delle cose però è senz'altro più più radicalmente difficile in particolare quello con i pensieri se pensiamo che buona parte della cultura occidentale si è basata su questo pensiero di cartesio del cogito ergo sum penso quindi sono è il pensiero che mi dà forma è il pensiero che mi dice che io esista e a un certo punto questo è stato molto molto criticato questo cogito ergo sum ma forse il Buddha sarebbe stato d'accordo con il cogito ergo sum che in qualche modo quello che ci dice il Buddha è che noi ci identifichiamo con questo pensiero e quindi diventiamo qualche cosa e quindi siamo qualcosa proprio perché pensiamo attaccati al pensiero quindi non è quello che ci voleva dire cartesio ma interpretando le parole in modo diverso in realtà il risultato rimane incredibilmente uguale con cartesio è il pensiero che definisce quello che è una persona e quindi non il corpo non la bellezza fisica non l'agilità non la velocità di correre e quindi per cartesio Stephen Hawking può dire io sono esattamente come può dirlo un grande atleta come la Federica Pellegrini che nuota a velocità della luce dentro l'acqua il Buddha ci dice invece che non ci dobbiamo identificare né con quello né con quell'altro né col corpo né con i pensieri né con nient'altro di ciò che nasce e poi muore e sembra una cosa veramente assurda veramente assurda perché uno dice ok il corpo non mi identificherò più di tanto però a un certo punto moriò e che rimane di me i pensieri se non sono i pensieri che mi definiscono cos'altro mi definisce se qualcuno mi riconosce incontrandomi per strada mi riconosce per come sono fatto nel corpo nella forma se qualcuno legge le cose che scrivo mi riconosce per i pensieri che esprimo ma quando andiamo a meditare cominciamo a vedere un po' quello che intendeva veramente il Buddha perché uno dei primi effetti della meditazione è quando cominciamo a osservare questo benedetto respiro che va e viene questo oggetto di focalizzazione così tremendamente noioso e poi espandiamo l'osservazione a qualcosa invece che ci sembra molto scoppiettante che sono i pensieri allora vediamo che ci sono dei pensieri nella nostra testa ricordo che la cosa che mi sembrò più incredibile quando cominciai a osservare i miei pensieri è scoprire che diamine ci stava dentro la mia mente diamine ci stava dentro la mia mente e ho scoperto che ero pieno di pensieri che non era roba mia assolutamente era del del pattume che stava lì che girava nella mente se leggevo un fumetto di Topolino mi trovavo con Paperino e Paperone e Topolino nella mente per giorni e giorni era la cosa più appiccicosa che mi rimaneva nella mente non ho capito perché ma erano veramente molto ingombranti questi fumetti della Walt Disney passavano cose che avevo sentito in televisione,
Che avevo letto che qualcuno aveva letto pensieri che in qualche modo mi ci riconoscevo altri assolutamente che non mi ci riconoscevo mentre stavo meditando poco fa a un certo punto mi è passato un pensiero fortissimo 36 euro e ho pensato complimenti da dove escono questi 36 euro?
Che cosa sono questi?
Di chi sono questi 36 euro?
Di chi è questo pensiero di 36 euro?
E allora la domanda è oggi tu ergo sumo,
Non mi posso identificare in questo pensiero di 36 euro mi posso identificare nell'immagine di Paperino che svolazza nella mia mente c'è qualcosa in cui mi posso realmente identificare?
È un po' un lavoro d'artisti questo che facciamo quando meditiamo in cui a un certo punto vediamo che nella mente c'è tanta roba allora per comporre un capolavoro cominciamo un po' a pulire a depurare soltanto che anziché poter prendere le cose direttamente lasciamo la mente un pochino più concentrata su qualcosa in modo tale che si stabilizza un po' da sola allora cominciano a cadere le immagini di Topolino cominciano a cadere le cose della televisione magari non tutte magari continuano a passare i 36 euro o qualche cosa del genere ma quello che sappiamo è che non ci identificiamo più non ci identificiamo più quando il Buddha dice le formazioni evolutive non sono le vostre,
I pensieri non sono i nostri,
La voglia di essere qualche cosa non è nostra non ci dice che non ci sono più formazioni evolutive cioè pensieri con la forma di pensieri o non ci sono più sensazioni e così via perché questi sono processi che con questo corpo e mente che abbiamo sono assolutamente automatici non può dirci non sono vostre,
Significa che non ci stanno,
Perché questa qui sarebbe un'alienazione completa il Buddha non ci insegna a essere alienati,
Ci dice semplicemente fai conto che non è roba tua fai conto che se provi una sensazione piacevole non è roba tua non ti c'è a attaccare vai a fare un massaggio molto bello,
Senti delle sensazioni estremamente piacevole,
Non ti c'è a attaccare caschi e ti sbucci in ginocchio senti un gran dolore una sensazione spiacevole non ti c'è a attaccare e così per tutte quante le altre cose il Buddha quello che dice è abbandonale ma abbandonare significa semplicemente abbandona l'attaccamento a questi cinque aggregati di nome e forma di Nama Ruba abbandona l'idea che tutta questa roba sia veramente roba tua abbandona l'idea che i personaggi della Walt Disney siano cose tue abbandona l'idea che magari ti passa nella mente un pensiero relativo all'intelligenza artificiale che farà perdere posti di lavoro magari al fatto che dobbiamo andare a prendere la bolletta o anche un pensiero del tipo devo andare al monastero perché a fine maggio c'è il Vesak qualunque sia di questi pensieri senza esclusione riconosciamo che non siamo che non siamo noi che non ci danno veramente forma non ci costruiscono un se intorno a noi e per riconoscere questa la cosa più semplice la cosa più semplice è quello di cominciare a lavorare durante la meditazione sulla mente che osserva cioè riconoscere che sì,
Mentre nella mente svolazzano paperino e paperina svolazzano i 36 euro svolazzano tutti quanti questi altri pensieri c'è qualcosa che stabilmente osserva tutto quanto questo e all'inizio non è facile riconoscere che c'è qualcosa che stabilmente osserva riusciamo a vedere perché prima siamo persi nei pensieri non ci accorgiamo nemmeno di quello che c'è poi cominciamo a separare un po' i pensieri ma non riusciamo nemmeno a andare molto oltre poi però possiamo fare questo salto che è un salto per la pratica estremamente importante è quello di riconoscere che mentre che passano tutti quanti questi pensieri,
Tutte quante queste cose c'è qualcosa che sta lì stabile,
Tranquillo non è legata né al corpo né alla mente ed è qualcosa che osserva il corpo e la mente senza farsi trascinare dal corpo e dalla mente visto che non è legato a questo corpo a questa mente probabilmente anche veramente,
Veramente stabile ed è quello che il Buddha ci dice che quando avremo abbandonato queste credenze negli aggregati questo ci porterà al benessere e alla felicità perché qua chiaramente parliamo di un benessere e una felicità che non è legata alle sensazioni piacevoli perché quelle le abbiamo abbandonate e non è nemmeno legato a uno stato d'animo a un nostro raggiungimento intellettuale perché abbiamo abbandonato anche le formazioni punitive,
Le formazioni mentali quindi questo benessere e la felicità è una cosa più basilare,
Più difonte ed è una cosa che è possibile ottenere,
Possibile raggiungere possibile toccare magari a spazi,
Magari soltanto per un istante durante la meditazione quindi qua la meditazione diventa essenziale essenziale perché senza pulire la mente non riusciremo a percepire questo stato di benessere e felicità che si ottiene abbandonando tutti questi aggregati una delle cose che può essere interessante è che poi riusciremo addirittura ad arrabbiarci potremo addirittura riuscire a avere una mente che in quel momento lì non sta proprio al massimo della forma magari è triste e così via e contemporaneamente sentire però che c'è questo stato di questo strato di mente che osserva e trovare noi la stabilità serena di questo stato che osserva quindi se riusciamo a conservarlo magari possiamo smettere in quel momento di arrabbiarci possiamo smettere in quel momento di essere talmente felici da perdere il contatto con tutto quello che succede in un modo anche un po' eccessivo non succederà stabilità e serenità perché poi riusciremo a pian piano a toccare questa mente questa mente stabile,
Questa mente che osserva l'impresso che è qualunque qualunque momento neppure se non riusciremo sempre a fare quello che il Buddha qua ci indica di conoscere le nostre sensazioni percezioni,
Pensieri le coscienze in realtà sono come i rami che vengono portati via quindi cose di cui non ci deve interessare nulla però lo faremo sempre per più tempo quindi visto che il Dham è bello all'inizio è bello a metà,
È bello alla fine staremo già nella metà del Dham,
In quella metà in cui sappiamo come funzionano i processi non solo perché ce l'ha detto il Buddha in questo sutta perché l'abbiamo sperimentato direttamente e pian piano poniamo i semi,
Le basi per dimorare sempre di più sempre di più in questa tranquilla serenità che possiamo provare guardando le cose che scendono lungo il fiume o guardando le foglie che si muovono mosse dal vento c'è un'immagine bella che Antonino D'Affone usa spesso nei suoi discorsi che fa vedere un'immagine di un vulcano e uno si immagina di stare lì davanti al vulcano e fa paura solo all'idea di stare con i piedi vicini alla lava con quelle temperature che fa anche se sta a 3 o 4 metri già ci brucia e ci danneggia e poi fa vedere in altre immagini in cui invece il vulcano viene visto da qualche chilometro magari si vede proprio questo vulcano in mezzo al mare da tanti chilometri quindi si vede tutto il fuoco e le fiamme ma con quella serena stabilità che si ha sapendo che sta lontano e che non ci potrà danneggiare e questo questo zoom per cui a un certo punto ci allontaniamo dai fuochi del vulcano e stiamo a distanza è proprio un po' questo primo passaggio per cui possiamo cominciare a vedere i fuochi delle nostre sensazioni i fuochi delle nostre delle nostre formazioni collettive dei nostri pensieri a distanza e quindi anche se fanno fuoco fanno fiamme o vengono completamente alluvionati riusciamo comunque a vederli a distanza riconoscendo semplicemente che è un processo un processo che c'è ma che non ci riguarda per davvero e quindi prendere il tutto più tranquillamente quello che Angelo Sumeto dice quando ha questa indicazione di non prendere la vita troppo personalmente non prendere la vita troppo personalmente è come stare a 10 chilometri da un vulcano e vederlo eruttare può essere a quel punto una sensazione piacevole se prendiamo la vita troppo personalmente è come se stessimo con i piedi immersi nella lava dubito che possa essere una sensazione piacevole per nessuno sperando che il fuoco del Dharma ci porti a osservare i nostri fuochi con serenità con benessere e con felicità auguro che tutti noi possiamo sperimentare questo benessere e questa felicità e aiutate poi tutti gli altri esseri a trovare a loro volta la strada verso il benessere e la felicità grazie
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