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Perché Siamo Attratti da ciò che ci fa Soffrire

by Ian Ritter

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Sembra incredibile, ma ognuno di noi ha una parte di sé che tende a cercare ciò che ci fa soffrire. Molte delle persone che incontriamo e delle situazioni nelle quali ci troviamo non ci capitano, bensì ce le scegliamo perché in qualche modo ce ne sentiamo attratti anche se ci fanno stare male. Prendere atto di questo meccanismo interno ci permette di riconoscerlo quando si manifesta e a cambiarlo in un altro che ci porta a scegliere ciò che ci fa star bene.

Trascritto

Nell'episodio di oggi ti parlo di come tutti,

In misure diverse,

Andiamo inconsciamente a cercarci quelle situazioni che ci portano a star male.

Sembra assurdo,

Ma in realtà è qualcosa di molto comune e ci sono motivi molto specifici per cui siamo portati a farlo.

Fintanto che non ne siamo consapevoli,

Questi meccanismi si ripetono all'infinito,

Ma nel momento in cui riusciamo a riconoscerli in noi,

Allora abbiamo anche la possibilità di trasformarli in comportamenti che invertono questo meccanismo e ci portano a cercare ciò che ci fa star bene.

Sono Ian Ritter,

Sono un counselor Brennan e ti do il benvenuto.

Questo è il mio podcast,

Dove offro spunti di riflessione per chiunque voglia portare maggiore consapevolezza e autenticità nella propria vita.

Se vuoi ascoltare altre mie condivisioni ed introspezioni durante la settimana,

Puoi unirti al mio canale Telegram,

Ian Ritter Evolution,

Dove potrai anche farmi le tue domande,

Se vorrai.

Buon ascolto.

Per alcuni di noi sembra che le cose non vadano mai per il verso giusto.

Che sia in amore,

In amicizia,

Sul lavoro o in qualsiasi altra situazione,

Pare che ogni volta le cose si ripetano sempre alla stessa maniera e mai come vorremmo.

Allora,

In base alle circostanze,

Finiamo per generalizzare utilizzando frasi come «non me ne va mai bene una» e «ma perché capitano tutte a me?

».

Gli uomini sono tutti uguali.

Non esiste un'azienda seria.

Non ci si può proprio fidare delle persone.

E via discorrendo.

Pensiamo di essere sfortunati,

Che il Padre Eterno ce l'abbia con noi o che abbiamo un brutto karma da smaltire.

Insomma,

Le pensiamo tutte,

Tranne che ci possa essere un nostro ruolo attivo in queste situazioni.

Quando però scegliamo di guardare la cosa un po' più da vicino e di considerare la possibilità che non sia tutto causa della sfortuna o delle circostanze,

Allora scopriamo che da parte nostra c'è spesso un'inconscia tendenza a cercarci quel tipo di persone e situazioni che ci portano a stare male.

Sembra incredibile che qualcuno possa preferire lo stare male allo star bene,

Eppure c'è in ognuno di noi una propensione a cercarci ciò che ci crea dolore piuttosto che ciò che ci dà benessere.

Questo meccanismo si chiama «intenzionalità negativa»,

Ovvero uno schema inconscio per il quale andiamo a scegliere proprio quelle situazioni che ci portano a stare male.

Ciò che ne deriva viene chiamato «piacere negativo»,

Che ci porta a trarre un certo appagamento fisico e psicologico nel vivere questo tipo di situazioni.

Se hai familiarità con la psicanalisi,

Potresti averla sentita chiamare «coazione a ripetere».

Di fatto,

Si tratta della stessa dinamica.

Se ci facciamo caso,

Spesso stiamo male nello stesso modo ripetutamente,

Che sia perché veniamo rifiutati,

Abbandonati,

Traditi,

Umiliati o trattati ingiustamente.

Dunque,

Per quale motivo,

Nonostante tutti siamo convinti di voler star bene,

Finiamo per sceglierci ciò che ci fa soffrire.

E perché lo facciamo sempre nello stesso modo?

E com'è possibile che ci sia addirittura un sottile piacere nel sabotare sistematicamente le nostre vite?

Nell'episodio di oggi andrò ad approfondire tutti questi aspetti.

Parlerò del perché di questo comportamento inconscio autosabotante.

Approfondirò questo cosiddetto «piacere negativo»,

Il meccanismo per cui traiamo piacere da ciò che ci fa star male.

Ed infine vedremo anche com'è possibile lavorarci e trovare spazio per un piacere positivo che ci porti a scegliere consapevolmente ciò che ci fa star bene e dunque a cambiare quest'attitudine.

Questa intenzionalità negativa non nasce dal nulla,

Naturalmente.

Si tratta di una dinamica presa in condizioni specifiche e che nasce nei primi anni della nostra esistenza.

Come spesso accade,

Dunque,

Per trovare le radici di un comportamento acquisito dobbiamo tornare alla nostra infanzia.

Come ogni neonato,

Quando veniamo al mondo siamo fragili e bisognosi.

Ogni comportamento da parte dei nostri genitori è per noi carico di significato.

Con modalità ed intensità diverse,

Ad ognuno di noi da piccoli è venuto a mancare qualcosa di cui avevamo bisogno.

Anche se da adulti può sembrare poca cosa il non ricevere un bacio o un abbraccio quando ne sentiamo il bisogno,

Per un bambino invece questa cosa può essere molto stressante.

Da bambini avevamo un profondo bisogno di sentire l'affetto dai nostri genitori,

Poiché traducevamo quest'affetto in senso di valore e rassicurazione.

Un bacio o un abbraccio potevano essere fonti di grande conforto in situazioni di disagio e quando gesti come questi mancavano ne risentivamo pesantemente.

Tant'è che se quei gesti d'affetto ci sono venuti a mancare all'epoca,

Oggi da adulti è facile che abbiamo delle reazioni forti quando non li riceviamo.

Ma come per la mancanza di affetto e di attenzioni,

Le esperienze che ci hanno fatto soffrire da bambini erano diverse e possono essercene state anche di più forti,

Come l'abbandono o l'abuso.

In ognuno di questi casi eravamo talmente vulnerabili e avevamo talmente pochi strumenti per gestire questo tipo di situazioni,

Che da essi ci siamo sentiti sopraffatti e letteralmente minacciati nella nostra sopravvivenza.

A questo punto il nostro sistema ha reagito ad un livello puramente istintivo per non soccombere e si è attivato implementando un meccanismo per tollerare l'intensità di questi livelli di stress e sofferenza.

La nostra psiche nel tentativo di contrastare l'intensità del dolore ha indotto ciò che meglio lo poteva controbilanciare,

Ovvero il piacere.

In questo caso abbiamo implementato sia il piacere psicologico che quello fisico.

Così come è consueto che un bambino utilizzi la stimolazione genitale per dare a se stesso consolazione nei momenti più stressanti,

Anche in questo caso abbiamo implementato questo meccanismo per tollerare l'angoscia dell'evento traumatico.

Questo piacere erotico accompagnato da un piacere psicologico,

Come un calmante,

Ci hanno permesso di affrontare e superare le situazioni ansiogene di quel momento.

Analogamente,

L'abbiamo fatto tutte le volte successive,

Poiché quel tipo di piacere veniva indotto tutte le volte che da bambini sperimentavamo quel tipo di sofferenza,

Essi sono rimasti agganciati e da quel momento l'uno ha accompagnato sempre anche l'altra.

Questo sistema ci ha permesso da bambini di far fronte all'emergenza e con il passare del tempo possiamo anche esserci dimenticati di aver vissuto quell'esperienza specifica.

Ciò che però è rimasto è quel collegamento interno fra piacere e sofferenza.

In un'infanzia vissuta con molta sofferenza,

Il piacere era usato per tollerare il malessere.

Di fatto,

Però,

Può anche essere stata l'unica e più intensa forma di piacere che abbiamo mai sperimentato.

Pertanto oggi,

Da adulti,

Quando vogliamo ricercare del piacere,

Inconsciamente ed automaticamente ci orientiamo verso quello stesso tipo di situazioni e persone che all'epoca ci hanno permesso di sperimentare quell'intenso piacere.

Il piacere negativo.

Negli anni,

Questo meccanismo di dolore e piacere si è ripetuto nel cervello migliaia di volte,

Andando a creare percorsi neuronali familiari e consolidati.

Questi pattern abituali,

Uniti ad emozioni così forti,

Sono diventate quelle predisposizioni delle quali non siamo consapevoli.

Le consideriamo semplicemente i nostri gusti personali,

Ignorando lo schema che si ripete dentro di noi volta dopo volta.

Esse ci portano inconsapevolmente a ricercare situazioni nelle quali potremo sperimentare nuovamente quella qualità unica di piacere,

Ma che inevitabilmente ci portano anche a soffrire.

Ciò che però è fondamentale tenere presente è che ogni essere umano tende a ricercare ciò che gli è familiare piuttosto che ciò che gli è sconosciuto.

Pertanto scegliamo sistematicamente la via conosciuta piuttosto che confrontarci con la paura dell'ignoto,

Anche se esso potrebbe portarci a situazioni di maggiore benessere e forme di piacere più positivo.

Ed ecco che quello che è nato come un meccanismo di sopravvivenza è ora diventata una dolorosa abitudine.

Questa dinamica si manifesta per lo più nelle relazioni di natura romantica.

In questi casi ci sentiamo inspiegabilmente attratti da certe persone perché ci fanno provare emozioni intense e familiari.

Siamo convinti che se ce lo dice la nostra pancia,

Allora non può che essere vero.

Tendiamo a considerare questo senso di familiarità come un indicatore innegabile di qualcosa di positivo per noi,

Quando invece è vero l'esatto contrario.

Dunque,

Poiché questo meccanismo nasce nella nostra infanzia,

Allora possiamo chiaramente vedere la correlazione tra dinamica familiare originaria e la predisposizione odierna.

Per cui una bambina con un padre assente e anaffettivo si sentirà attratta da uomini non disponibili.

Un bimbo con una mamma con problemi mentali si sentirà attratto da donne con comportamenti imprevedibili.

Chi ha vissuto dinamiche di prevaricazione da parte di un genitore dominante tenderà a preferire partner particolarmente autoritari e o una predisposizione erotica per pratiche sadomasochistiche o giochi di dominazione sotto missioni più o meno intensi.

Chi è cresciuto con genitori che non davano mai un riconoscimento del proprio lavoro cercherà ambienti lavorativi nei quali il capo non loda il buon lavoro dei propri subalterni.

In questi esempi ci è molto più chiaro il termine psicoanalitico coazione a ripetere,

Ovvero quella compulsione inconscia che ci porta a ricreare eventi passati dolorosi nella nostra vita di tutti i giorni.

Non sempre però ricordiamo gli eventi specifici della nostra infanzia,

Ma il nostro comportamento oggi ne è comunque un riflesso.

Quindi anche se non ricordiamo di essere stati in una situazione di conflitto o di un conflitto dei nostri genitori,

Ci troviamo ad esserlo oggi nei confronti di figure di autorità come medici,

Capi e forze dell'ordine.

Dunque,

Osservando i nostri comportamenti di oggi,

Possiamo avere un'idea di ciò che è avvenuto all'epoca,

Ma che non ricordiamo.

In questo stesso meccanismo c'è una seconda modalità in cui andiamo a ripetere gli eventi della nostra infanzia.

Finora ci siamo concentrati sulla prima e la seconda modalità,

Ma in questo Finora ci siamo concentrati sulla prima modalità,

Che è quella in cui perpetuiamo quell'antico piacere negativo ricreando e rivivendo le stesse situazioni che abbiamo vissuto da piccoli.

Questa modalità è detta familiare.

La seconda è detta compensativa,

Ovvero quella nella quale anziché ricreare le condizioni della parte bambina,

Andiamo invece ad adottare gli stessi comportamenti dei nostri genitori.

Come abbiamo visto nell'episodio sulle dipendenze affettive,

La teoria dell'attaccamento ci racconta di quanto sia importante che nei primi anni di vita il bambino trovi nei genitori un senso di sicurezza,

Accoglienza,

Protezione e affetto per poter crescere in un adulto stabile e dalla sana personalità.

Quando queste prerogative vengono a mancare,

Però,

Allora si sviluppano quelle dinamiche di negatività di cui abbiamo parlato nel segmento precedente.

Dunque la tipologia di negatività di ciascun individuo si svilupperà in base alla tipologia di ferite di attaccamento incompleto vissuto nell'infanzia.

Il primo modo,

Detto familiare,

In cui questa negatività si potrà manifestare è come ripetizione del ruolo del bambino all'interno della famiglia,

Dando un senso di comfort,

Sicurezza,

Eccitazione e piacere legato a quella familiare distorsione dell'amore ricevuto.

Ciò che soggiace e alimenta questo comportamento è la speranza inconscia di ricevere finalmente quell'amore e accettazione che il bambino non ha ricevuto e dunque di poter guarire quell'antico dolore.

Fondamentalmente,

Mossi dal nostro ego infantile,

Cerchiamo di ricreare quelle stesse condizioni di quando eravamo piccoli,

Nella speranza di dare un lieto fine alla nostra insoddisfacente storia familiare.

Naturalmente il finale è sempre lo stesso,

Quindi generando dolore,

Rabbia ed elusione.

Nonostante tutto,

Però,

Sistematicamente ci prendiamo un po' di tempo per poi riprovarci con qualcun altro che abbia le stesse caratteristiche.

Il secondo modo di manifestare il proprio piacere negativo,

Quello compensativo,

Sarà identificandosi con il ruolo genitoriale e adottandone i comportamenti.

Questa è una modalità inconscia di evitare e o compensare per il dolore dell'infanzia,

Sostenendo con lealtà i ruoli,

Valori e i sistemi di credenza familiari.

In questo tipo di situazioni,

Il piacere può arrivare anche dal controllare e punire gli altri,

Infliggendo loro il dolore che si è sofferto nell'infanzia trasferendo sull'altro la figura genitoriale verso cui nutriamo quell'antico risentimento.

Quindi agiamo come i nostri genitori,

Punendo gli altri.

È una forma di subconscia vendetta dal sapore dolce amaro.

Naturalmente quando si tratta di semi sconosciuti la cosa non ci pesa più di tanto,

Ma quando gli oggetti della nostra vendetta diventano i nostri partner,

Allora la cosa non fa bene a noi e non fa bene alla coppia.

Inoltre va da sé che quando diventiamo genitori,

Se non siamo pienamente consapevoli di questi nostri schemi comportamentali,

Finiamo per comportarci con i nostri figli esattamente come hanno fatto i nostri genitori.

E pensare che i nostri figli debbano subire queste modalità sicuro non fa bene al cuore,

Ma è così che la dinamica viene inconsciamente tramandata di generazione in generazione.

Ti farò ora qualche esempio nel quale metterò in evidenza la differenza tra le due modalità familiare e compensativa.

Ovviamente quando parlo del bambino lo uso come termine generico ed è implicito che mi riferisco anche alle bambine.

Dunque la prima modalità,

Quella familiare,

È quella del bambino che si è sentito mancato di rispetto,

Trascurato o amato solo quando c'era l'approvazione genitoriale.

Come adulto,

Egli può trarre quel familiare piacere negativo da reprimere,

Sacrificare o tradire i propri bisogni e desideri.

Potrebbe anche esserci piacere nello sforzo di dimostrare il proprio valore e guadagnarsi l'approvazione altrui,

Generando una vita carica di ansia e non sentendosi mai completamente appagato.

In alternativa,

Può esserci piacere negativo compensativo nell'adottare i comportamenti genitoriali mettendo pressioni sugli altri e pretendendo che forniscano prestazioni di livello,

Che dimostrino il loro valore o che in qualche modo si diano una mossa nella vita.

Un altro caso può essere il bambino con genitori timorosi e ansiosi che usavano molto il giudizio,

Le pretese,

Le aspettative e il controllo.

Egli,

Crescendo,

Potrà arrepiacere negativo familiare dal cercare relazioni con partner o datori di lavoro che sono rifiutanti,

Giudicanti,

Controllori o pieni di pretese.

In alternativa,

Il piacere può derivare da un comportamento compensativo nel quale è egli stesso ad essere giudicante,

Controllore e pieno di aspettative nei confronti degli altri.

Un'altra situazione è quella del bambino che è stato sistematicamente contraddetto,

Invaso o è masculato da una madre soffocante,

Da un padre autoritario o al quale in qualche modo non è stata data la possibilità di diventare un individuo autonomo.

Egli potrà arrepiacere negativo nel lavoro e in relazioni adulte dove c'è una familiare mancanza di confini o fusione di questi e una perpetuazione di dinamiche di dipendenza.

Oppure,

Un movimento compensativo nel quale cerca di punire o esercitare dominanza e controllo sugli altri,

Sia apertamente che in forma velata.

Un ultimo caso è quello del bambino che è stato vittima di abuso emozionale o fisico.

Egli,

Da adulto,

Deriverà piacere negativo da relazioni adulte nelle quali c'è crudeltà,

Umiliazione,

Giochi di potere nei quali o è la vittima,

Quindi come modalità familiare,

Oppure è il carnefice,

Che è la modalità compensativa.

Questi esempi non significano che non siamo mai in grado di trarre piacere anche da situazioni positive.

Significa soltanto che il motivo per cui tendiamo a prediligere quelle negative è perché hanno una maggiore attrattiva e ascendente su di noi.

Ma dunque perché continuiamo a portare avanti questi comportamenti malsani?

Al di là di un piacere erotico,

Per quanto forte possa essere,

Non ci accorgiamo di stare male e che c'è qualcosa che non va?

Beh,

La risposta a queste domande è né.

Il piacere negativo non ha soltanto la componente erotica e familiare,

Ma anche delle forti componenti psicologiche ed emozionali.

Benché possiamo ribellarci o lamentarci del nostro malessere,

A livello inconscio una parte di noi sente di meritarlo.

Questo perché è percepito come il prezzo necessario da pagare per ottenere qualcos'altro in cambio.

E questo qualcos'altro ha per noi un valore sufficiente per giustificare tutta la sofferenza a cui sottoponiamo noi stessi.

Fondamentalmente,

Ciò che vogliamo ottenere riguarda l'esterno e come gli altri percepiscono il nostro malessere.

Può essere per procurarsi maggiori attenzioni,

Per ottenere compassione e o per far sì che gli altri si prendano cura di noi.

In alcuni casi può anche essere per punire gli altri che vedendoci così sofferenti soffrano a loro volta.

Sembra assurdo,

Ma non lo è e nel prossimo segmento comprenderai perché.

Un elemento fondamentale in questa dinamica che merita un capitolo a sé stante è quello del vittimismo.

Il vittimismo è quella modalità per cui incolpiamo le persone e le circostanze per ciò che ci accade e per come ci sentiamo.

Nel vittimismo c'è molto piacere negativo per diversi motivi,

Ma quello principale è perché ci permette di non assumerci la responsabilità del nostro malessere o del nostro benessere.

Nel vittimismo possiamo dare il 100% della colpa a qualcuno o a qualcos'altro per ciò che ci accade e per i nostri stati d'animo.

Anche se questo qualcuno ha solo parte della responsabilità,

Il vittimismo ci permette di dargliela tutta,

Così non dobbiamo vedere la nostra.

Poiché vediamo ogni responsabilità collocata al di fuori di noi,

Ci sentiamo legittimati a poter proiettare esternamente la nostra rabbia e il nostro biasimo.

Il vittimismo alimenta il nostro rancore e ci rende difficile fare pace con persone dalle quali ci siamo sentiti maltrattati.

Il piacere negativo in questo caso è lo sfogare la nostra rabbia e aggredire qualcun altro sentendoci legittimati dal fatto che siamo vittime.

Dunque,

Poiché è stato fatto a noi,

Allora ne abbiamo pieno diritto.

Questa rabbia liberatoria ci dà un'illusoria sensazione di potere e libertà,

Laddove in realtà il vittimismo va solo ad alimentare il nostro senso di impotenza.

Poiché siamo abituati a proiettare esternamente la responsabilità del nostro malessere,

Lo facciamo anche per il nostro benessere.

Questo ci porta a perdere l'abitudine di ascoltare internamente quelli che sono i nostri bisogni,

Indebolendo la nostra capacità di prendercene cura.

Il piacere negativo in questo caso è quello di dire «ecco,

Vedi che nessuno si accorge dei miei bisogni» alimentando un senso di impotenza.

Un altro aspetto della persona vittimista è legato alla sensazione che la vita e le persone ce l'abbiano con lei,

Portando ad una costante diffidenza che va a confermare la convinzione che della gente non ci si può fidare e nutriendo quel piacere negativo di averne ripetutamente la conferma.

Parte del piacere negativo è la tendenza che porta la persona vittimista a vedere sempre gli aspetti negativi anche nelle situazioni positive.

C'è sempre quel «ecco,

Lo sapevo,

Ma è una gioia» che alleggia nell'aria e che alimenta quell'immagine di sé di persona sfortunata.

Quella sottostante è naturalmente la parte sofferente e bisognosa della persona,

Che però non riuscendo a chiedere utilizza il vittimismo per indurre gli altri a fornirle un trattamento speciale poiché la vita è stata particolarmente ingiusta con lei.

Inutile a dirsi,

Questo attecchisce unicamente sulle persone che soffrono di un profondo senso di colpa,

Perché per chiunque altro risulta essere un comportamento fastidioso e manipolatorio che non dispone affatto al sostegno.

Questa poca disponibilità al sostegno da parte della maggior parte delle persone viene presa dal soggetto come la conferma che la vita e le persone sono particolarmente ingiuste verso di lui,

Alimentando il proprio vittimismo ed il circolo vizioso che ne consegue.

Sotto al vittimismo c'è una parte ferita che prova rabbia nei confronti di coloro che ritiene responsabili per il proprio dolore.

Questo porta ad una componente di aggressività passiva nei confronti delle figure genitoriali.

C'è dunque piacere negativo nella propria continuata insoddisfazione e malessere.

Come a dire,

Avete visto cosa mi avete fatto?

Avete visto come sono traumatizzato?

Avete visto quanto sto soffrendo nella mia vita per causa vostra?

Nella speranza che i genitori si sentano in colpa per la propria sofferenza e dunque punirli,

La persona vittimista sente di dover necessariamente restare in questa condizione di sofferenza.

Se stesse meglio allora non potrebbe incolpare i genitori.

È dunque necessario star male e inconsciamente cercare quelle situazioni che portano ad un'ulteriore e continuata sofferenza.

A volte abbiamo un giudizio sul nostro stesso vittimismo,

Dunque un passo in più in quest'ultima dinamica nella quale puniamo noi stessi per punire qualcun altro è quello nel quale scegliamo di indossare una maschera di amore e serenità per coprire la nostra sofferenza.

La lasciamo comunque trasparire,

Usando frasi come «eh,

Si tira avanti» o «non mi posso lamentare»,

Che già di per sé dicono quale meccanismo interno si è in corso,

Ovvero una sofferenza,

Ma non dandoci l'autorizzazione a mostrarla.

Oppure proprio non vogliamo dare alcuna speranza a chi ci osserva di poterci aiutare perché con queste maschere non gli diamo accesso alla nostra ferita.

In generale però il vittimismo ci dà l'opportunità di lamentarci.

Pertanto vediamo espresso il nostro piacere negativo nel fare cose che magari non ci fanno particolarmente bene,

Come esagerare col mangiare,

Col bere o con alcune attività,

Così da poterci poi lamentare del fatto che siamo ingrassati,

Che non stiamo bene o che le cose per noi vanno male.

Da un lato il vittimismo è liberatorio perché non ci carica di alcun peso di responsabilità,

Dall'altro esso ci tiene ingabbiati in uno stato di impotenza poiché come non siamo in contatto con le nostre responsabilità non siamo nemmeno in contatto con il nostro senso di poter cambiare ciò che non ci va bene.

Il vittimismo naturalmente non nasce da sé ed è una modalità appresa in uno dei due modi,

O imparandolo da un genitore o da particolari condizioni vissute in infanzia.

Poiché i bambini imparano per imitazione più che per educazione,

Un genitore che agisce in maniera vittimistica fa sentire in colpa il figlio che risponde a questo comportamento dando sostegno al genitore.

A questo punto però ciò che il bambino apprende è che il modo di ottenere sostegno è comportandosi in maniera vittimistica,

Applicandolo poi inconsciamente nelle relazioni con gli altri.

Il secondo caso è quello in cui il bambino ha vissuto il necessario attaccamento genitoriale in maniera frustrante o giudicante.

Aver vissuto trascuratezza,

Disinteresse,

Svalutazione e anche violenza contribuiscono a spingere il bambino a ritirarsi nel proprio mondo di autocommiserazione.

Vivere questi stati porta il bambino a non sentire fiducia in se stesso e negli altri,

Rafforzando l'idea di essere solo nella sua sfortuna e completamente impotente di fronte agli eventi.

Gli altri diventano dunque l'unico strumento attraverso il quale i suoi bisogni possono essere soddisfatti e poiché c'è la convinzione che se espressi apertamente questi non verranno ascoltati,

L'unico modo per esprimerli è farlo in maniera indiretta ed esasperata pur di venire ascoltato.

Tutti questi sono fattori familiari che minano l'autostima e accrescono l'autocommiserazione e il senso di inadeguatezza.

Di fatto,

Poiché il nostro cervello è a proprio agio con ciò che ci è familiare più che con ciò che è nuovo e diverso,

Sistematicamente ricerchiamo inconsciamente ciò che ci è conosciuto.

Quei percorsi neuronali che abbiamo imparato e ripercorso a più riprese nella nostra vita sono la zona di comfort nella quale siamo più a nostro agio e nella quale più amiamo muoverci.

Anche se questo ci porta ripetutamente a stati di malessere.

Quando incontriamo persone o situazioni che ci sono conosciute,

Allora è lì che si attiva quella parte di noi che riconosce un pattern familiare.

Si attiva nei nostri centri del piacere ed internamente sentiamo quel non so che che ci dice che questa situazione o questa persona ci piacciono.

Poiché questo è un processo inconscio,

Le prime fasi sono cariche di piacere.

Con il passare del tempo,

Però,

Iniziano ad emergere anche quelle sensazioni negative che accompagnano inevitabilmente questo tipo di dinamica.

Diventiamo dunque ambivalenti,

Ci sentiamo confusi,

Cerchiamo di risolvere la situazione nella quale ci troviamo cercando di convincere l'altra persona a cambiare o cercando di cambiare la situazione.

Questo tentativo di risolvere la situazione attuale non è altro che la nostra parte bambina che cerca di cambiare la propria narrativa dandole un epilogo differente.

In cuor suo,

Il nostro bambino interiore è convinto che se troverà qualcuno di abbastanza simile al proprio genitore,

Allora potrà dare un finale diverso alla nostra infanzia.

Questa è la coazione a ripetere.

Il riconoscimento di queste persone che assomigliano ai nostri genitori è istintivo e immediato.

È per questo che lo sentiamo nella pancia e che rilascia tutti quegli ormoni che ci danno sensazioni così piacevolmente intense in tutto il corpo.

Ci sono le farfalle nello stomaco,

Il desiderio e l'eccitazione sessuale.

È una fondamentale sensazione di pancia che questa persona è quella giusta per noi.

Quasi sempre attribuiamo questo tipo di sensazione al famoso colpo di fulmine,

Concludendo che queste sensazioni così immediate ed intense non possono che essere un innegabile segno di qualcosa di speciale.

E lo è qualcosa di speciale,

Ma non per i motivi che pensiamo.

È speciale perché abbiamo trovato un sosia sufficientemente convincente della nostra figura genitoriale e ci sentiamo pronti ad intraprendere un altro giro di giostra nel tentativo di cambiare il finale della nostra storia personale infantile.

C'è un senso di piacere al pensare di dare finalmente un lieto fine ed è per questo che volta dopo volta ricreiamo le stesse situazioni.

Troviamo inoltre conforto nel vivere circostanze e sensazioni familiari poiché non c'è il disagio del cambiamento,

Che per quanto necessario è comunque fonte di stress perché ci porta in territori appunto poco familiari e conosciuti.

Vogliamo continuare a muoverci su sentieri conosciuti,

Evitando quelli che anche se potrebbero portarci in luoghi di maggiore benessere,

Di fatto ci fanno paura perché ignoti ed inesplorati.

Dunque,

Come si lavora sull'intenzionalità negativa per passare a quella positiva?

Possiamo pensare che se c'è tanta sofferenza assieme al piacere,

Arrivi un momento in cui sentiamo di voler smettere di star male,

Ma questo non è necessariamente vero.

Non vedendo alternative,

Spesso restiamo in questo tipo di situazioni per lungo,

Lungo tempo.

Non è però indispensabile sapere già qual è la strada alternativa.

Inizialmente è sufficiente riconoscere di essere in difficoltà e rivolgerci a qualcuno che possa indicarci la via.

Come nell'anonimo alcolisti,

Il primo passo è dunque quello di riconoscere di avere un problema.

Considerare la possibilità che il ripetersi di queste situazioni negative nelle nostre vite possa avere una nostra compartecipazione è indispensabile.

Prendere atto del fatto che abbiamo questa tendenza a cercare ciò che nel tempo ci fa soffrire è fondamentale per potercene assumere la responsabilità e trovare la forza per lavorarci.

Diversamente,

Se manteniamo un atteggiamento fatalista o vittimista,

Nulla potrà mai cambiare dentro di noi.

È inoltre importante prendere atto del fatto che,

Anche se ci accorgiamo dopo settimane o mesi che ci troviamo male in questi contesti,

In realtà ne avevamo riconosciuto le caratteristiche familiari sin dal primo momento.

E poiché il meccanismo è inconscio,

Abbiamo dovuto aspettare che il malessere diventasse sufficientemente intenso per poterne prendere pienamente atto.

A livello istintivo,

Però,

L'avevamo colto sin da subito.

Ci diciamo che non potevamo saperlo,

Perché magari quelle caratteristiche erano tenute nascoste o comunque dormienti,

Ma la verità è che,

Seppur inconsciamente,

A livello istintivo le avevamo già riconosciute e pertanto ne eravamo attratti.

Ciò che contraddistingue la coazione a ripetere o l'intenzionalità negativa che dir si voglia è il fatto che,

Anche nel momento in cui ce ne rendiamo conto,

Comunque restiamo in queste situazioni e cerchiamo di risolverle in qualche modo.

Addociamo un sacco di motivazioni,

Anche plausibili per non cambiare,

Ma fondamentalmente,

Inconsciamente,

Sono situazioni che non vogliamo lasciare andare.

Abbiamo un conflitto interiore,

Perché da un lato c'è una parte di noi che vorrebbe andarsene da quella che può essere una relazione dove ci sentiamo costantemente inadeguati,

In pericolo o comunque a disagio.

Dall'altro c'è un'inspiegabile compulsione a restare.

Nell'ambito professionale,

Ci diciamo che abbiamo troppo bisogno di soldi e non possiamo lasciare andare questo lavoro,

Spesso non cercandone nemmeno un altro con cui sostituirlo.

Nelle relazioni sentimentali,

Diciamo che siamo troppo innamorati,

Dunque non possiamo lasciare andare l'altro.

Oppure che l'altra persona non è sufficientemente forte e senza di noi non ce la farebbe.

E via dicendo.

Se quest'ultimo tipo di dinamica ti è familiare,

Potrebbe interessarti l'episodio del podcast sulle dipendenze affettive.

Prendere atto del fatto che il nostro è un comportamento compulsivo guidato da un piacere negativo,

Ci aiuta quantomeno a mettere in dubbio che le scelte che compiamo volta dopo volta non siano l'unica scelta possibile.

Abbiamo l'opportunità di comprendere che la carica sessuale alla base di questa spinta non è altro che dolore erotizzato,

E di iniziare a mettere in dubbio il fatto che ciò che percepiamo come familiare ci faccia effettivamente bene.

Inizialmente,

Forzandoci un po' a provare qualcosa di diverso,

Ci permette di aprire la strada a nuove possibilità.

Come dice Abdi Assadi,

È come passare dal mangiare solo fast food a mangiare verdure.

Inizialmente le nostre papille gustative non sono nemmeno in grado di gustare un cibo naturale,

Poiché non è né salato né dolce a sufficienza.

Può volerci del tempo per imparare a sentirci attratti da ciò che ci fa bene e ancora di più a farla diventare un'abitudine.

Ciò che è interessante,

Però,

È che se si passa ad una dieta di cibo pulito,

Poi di fatto si sta male se si mangia anche solo un po' di cibo spazzatura.

Le relazioni sane sono la stessa cosa.

Spesso non siamo nemmeno in grado di riconoscere ciò che è sano inizialmente,

Ma dopo aver fatto il lavoro necessario per vedere le cose come stanno e perseverato con ciò che ci fa bene,

Ci domandiamo come c'è stato possibile sentirci attratti a quelle malsane.

Un altro elemento fondamentale è quello di prendere pienamente atto di quanta negatività le nostre scelte portano nella nostra vita ed in quella di chi ci circonda.

Vedere il dolore che causiamo a noi stessi ed i nostri cari può innescare quel sano senso di colpa che può aiutarci a trovare la motivazione per scegliere una strada diversa.

E se non hai familiarità con la differenza fra senso di colpa sano e quello malsano,

Puoi fare riferimento all'episodio su vergogna e senso di colpa.

In conclusione,

Per citare Barbara Brennan,

Il nostro piacere negativo può essere una complessa combinazione di diversi meccanismi familiari e compensativi.

Ferite profonde e traumi importanti portano a comportamenti estremi.

Oppure può esserci ambivalenza,

Indecisione ed un sentirsi bloccati come risultato di rispecchiamenti e attaccamenti parziali avvenuti in infanzia.

Qualunque forma esso prenda,

Il piacere negativo si manifesta sempre come autonegazione,

Impedendoci un'esperienza di autentico contatto e amore,

Che sono le fondamenta del piacere positivo.

Il piacere negativo è spesso quella colla invisibile che ci tiene attaccati a quei vecchi schemi,

Nonostante possiamo avere una consapevolezza cognitiva adulta di quegli schemi stessi,

Fortemente limitando le nostre relazioni,

Carriere e sviluppo psicospirituale.

Finché non portiamo il nostro piacere negativo e le sottostanti ferite fuori dall'ombra,

Ne riconosciamo l'impatto sulla nostra vita quotidiana e ne osserviamo le conseguenze,

Solitamente abbiamo poco incentivo a scollarci da esso.

Giovanni ha 45 anni,

È un uomo molto sensibile che soffre di attacchi d'ansia e che ha scelto di fare un lavoro sul suo rapporto con il femminile ed il fatto che non riesce a creare una relazione stabile a lungo termine.

Da lungo tempo ha solo relazioni che durano un massimo di un anno e mezzo e l'unica relazione con una donna durata qualche anno risale a 15 anni prima.

Queste ultime relazioni hanno la prerogativa di essere tormentate e instabili,

C'è molta tensione e una forte componente sessuale,

Che spesso è la prima scintilla che porta emozioni intense nel rapporto,

Ma che nel corso della relazione vanno a discapito di quiete ed armonia.

Solo una di queste relazioni era tranquilla,

Ma per lui era anche molto noiosa e l'ha conclusa dopo pochi mesi.

Non capisce perché si trova sistematicamente in questo tipo di situazione dove le relazioni sembrano seguire sempre lo stesso copione.

Desidera fortemente una relazione a lungo termine,

Ma coloro a cui si sente istintivamente attratto sembrano essere quelle donne che non sono in grado o disponibili ad una reale intimità.

C'è una costante percezione di insicurezza nella relazione e di non sentire di poter fare realmente affidamento su di loro.

Durante il suo percorso terapeutico riemerge un ricordo dei suoi due anni,

Nel quale la madre,

Dopo essere stata con lui i primi anni dopo la nascita,

Ritorna al lavoro,

Lasciandola a casa con la tata.

Questa separazione ha su di lui un impatto profondo.

Non se ne sentiva pronto ed il senso di perdita e di insicurezza è quasi intollerabile.

Il bambino vive stati di angoscia e smarrimento profondi,

Accompagnati da una grande rabbia e da un senso di autosvalutazione alimentato dal pensiero «se la mamma non vuole più stare con me,

Allora vuol dire che non valgo abbastanza».

Questa angoscia lo accompagna per tutti gli anni successivi.

Ogni volta che c'è da staccarsi dai genitori,

Che sia per una settimana di colonia estiva o anche solo per andare a scuola o agli allenamenti,

C'è un'ansia pervasiva che non gli permette di godersi queste esperienze.

Anzi,

C'è una profonda disperazione che gliele rende strazianti.

In ognuna di queste situazioni cerca delle figure adulte di riferimento alle quali affidarsi per sentirsi pacificato nella sua profonda inquietudine.

Quando ne trova una,

Soprattutto femminile,

Allora riesce a stare tranquillo e anche a godersi l'esperienza.

Quando non ci riesce,

Fatica a legare con i compagni e tende ad isolarsi.

Nell'adolescenza questa dinamica va calando fino a scomparire.

Nei suoi vent'anni è un ragazzo sicuro di sé,

Anche sprezzante nei suoi modi,

Finché a 27 anni sua madre viene a mancare improvvisamente.

In quel momento sta convivendo con una compagna da diversi anni.

Questo evento è per lui uno shock enorme ed innesca una reazione profonda che riporta Galla alle sue antiche tematiche,

Iniziando a soffrire di esplosivi attacchi di panico.

Da lì a breve chiude anche la relazione con la compagna.

Da quel momento in poi,

Ogni donna che incontra e con la quale inizia una relazione è come se ci fosse un timer per cui da lì a qualche mese la relazione va a concludersi.

Nel corso del suo lavoro di crescita personale,

Giovanni si rende conto che questo brusco distacco per la morte della madre ha fatto da eco a quel distacco dei due anni.

Il dolore è talmente profondo che la componente erotica diventa lo strumento principale per alleviare questa sofferenza.

L'unione con una donna è accompagnata dal terrore di perderla.

Pertanto il fatto che ci sia una componente sessuale così forte,

Il piacere erotico indotto,

Permette di tollerare la paura.

Nel corso della terapia scopre che c'era un'intenzione inconscia nello scegliere solo donne con le quali sapeva che le cose non sarebbero potute durare nel tempo.

È come se il bambino in lui dicesse «non voglio più attaccarmi ad una persona così profondamente e rischiare di perderla».

Pertanto la scelta era specifica per quelle donne con le quali non c'era il potenziale per una connessione profonda la cui dissoluzione potesse essere altrettanto traumatica.

In qualche modo era al sicuro dal vivere quello stesso intenso dolore.

Al contempo c'era un profondo senso di solitudine e vuoto per una parte importante della sua vita che mancava.

Lavorando sul trauma Giovanni è stato in grado di vedere come il suo piacere erotico fosse agganciato al suo trauma da distacco.

Poiché utilizzava il desiderio sessuale come principale guida per scegliere una compagna,

Questo sistematicamente lo portava a quelle donne fuggitive che gli avrebbero fatto ripetutamente sentire il dolore da distacco nel corso della relazione.

Il fatto che il rapporto avesse i giorni contati era un meccanismo di difesa che gli avrebbe permesso di non entrare troppo a fondo nella relazione salvaguardandolo dal dolore della separazione.

Questo però creava periodicamente quel senso di vuoto e di solitudine di quando non era in relazione.

Questa era la sua coazione a ripetere.

Donne che non c'erano per lui e la disperazione dell'isolamento.

Questo circolo vizioso è durato per molti anni finché Giovanni si è sentito in grado di interromperlo.

Durante il periodo in cui ha lavorato su di sé è rimasto single,

Frequentando qualche donna ma mai impegnandosi in un rapporto a lungo termine,

Non sentendo di essere pronto per farlo o di aver trovato la persona giusta.

Si è reso conto che le donne che non erano capaci o disponibili ad una reale intimità facevano da specchio la sua incapacità e poca disponibilità a farlo per paura del distacco.

Grazie all'elaborazione del suo trauma da distacco,

Il riconoscimento del suo piacere negativo e ad un lavoro dedicato a mettere a fuoco quali fossero i suoi bisogni profondi legati al piacere positivo,

Giovanni ha imparato a distinguere tra quelle donne che attivavano questo suo antico schema e quali lo facessero sentire diversamente,

Meno eccitato ma più calmo e al sicuro.

Oggi Giovanni sta entrando nel quarto anno di relazione con una compagna disposta a restare con lui e con la quale è in grado di entrare in un contatto autentico e appagante,

Sapendo che come ogni relazione anche questa potrebbe un giorno per qualche motivo finire,

Ma essendo comunque disposto a viversela pienamente e accettandone il rischio e accogliendone i benefici.

Qualcosa che avviene sistematicamente e che ho potuto riscontrare negli anni di lavoro con le persone è il fatto che anche se abbiamo un buon livello di consapevolezza e stiamo facendo un lavoro di crescita personale,

Abbiamo comunque quasi tutti una qualche forma di resistenza verso lo star meglio.

C'è una tecnica che utilizzo molto nelle sedute che si chiama EFT.

Quando la insegno alle persone con cui lavoro,

Spesso è estremamente efficace nel giro di pochi minuti per ridurre i livelli di stress emozionale.

Ciò che trovo sempre affascinante però è il fatto che nonostante sia tangibile il miglioramento a seguito dell'esecuzione della tecnica,

La maggior parte delle persone poi a casa sceglie di non praticarla,

Tornando la settimana dopo con gli stessi disagi di prima.

E questo l'ho fatto anch'io per molti anni,

Nonostante conoscessi la tecnica e la sua efficacia.

Questo non significa che siamo stupidi o mendaci quando diciamo di voler star meglio.

Significa soltanto che a volte il bisogno di qualcosa di familiare è talmente più forte che piuttosto continuiamo a star male.

Ma non vogliamo abbandonare quella copertina di linus che ci dà un senso di sicurezza,

Ma che ormai è diventata ruvida e maleodorante.

Finché non siamo pronti a fare il passo,

Di fatto ciò che la copertina rappresenta è più importante dei pochi benefici che ci dà.

In questo ci aiuta la nostra intenzionalità positiva.

Man mano che prendiamo pienamente atto del malessere generato da vecchi schemi e prendiamo atto dei benefici che portano alle nuove modalità,

Allora abbiamo anche l'opportunità di scegliere momento per momento la direzione che vogliamo far prendere alla nostra vita.

Naturalmente non è un processo né facile né veloce,

Poiché per cambiare un'abitudine consolidata in decenni non bastano pochi giorni.

Al contempo per fortuna non servono nemmeno decenni.

Però,

A prescindere da quanto tempo ci vorrà,

Quantomeno lo sforzo che facciamo sarà rivolto verso una direzione che sappiamo portarci verso il nostro benessere.

In caso contrario,

Investiremmo un sacco di energie per mantenere in essere sistemi e modalità che ci tengono solo incastrati nel nostro abituale pantano.

Naturalmente questo comporterà scegliere di rinunciare ad un piacere conosciuto,

Familiare,

Ma anche negativo e carico di malessere.

Questo a favore di un piacere magari meno esplosivo,

Ma più sano e più sicuro.

Se senti il desiderio o il bisogno di cominciare o continuare un percorso di crescita personale,

Puoi contattarmi dal sito www.

Ianritter.

Com.

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Farmi delle domande,

Ascoltare le mie introspezioni nel corso della settimana,

Ti invito ad unirti al gruppo Telegram chiamato Ian Ritter Evolution.

A presto.

4.8 (30)

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Ramona

December 17, 2024

Molto profondo e vero grazie per la consapevolezza

Davide

February 12, 2024

I suoi podcast trattano tematiche per me interessanti e sono molto piacevoli da ascoltare

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