
Riflessioni sulle Quattro Nobili Verità nella vita quotidian
Riflessioni rivolte a un aspetto cruciale della pratica degli insegnamenti del Buddha, il Buddhadharma, che è proprio la comprensione delle Quattro Nobili Verità: che via sia sofferenza, insoddisfazione e stress; che questa sofferenza sia causata dai veleni degli attaccamenti, dalle avversioni e dall’ignoranza; che si possano lasciare andare questi veleni raggiungendo la pace stabile del nirvana; che vi sia un percorso per raggiungere questo obiettivo dato dal Nobile Ottuplice Sentiero.
Trascritto
Volevo oggi prendere un po' spunto da una conversazione che ho avuto questi giorni con Giuliano Giustarini che ci sta tenendo questo bel corso sul Dato Vibhanga Sutta che è il sutta sulla pratica di tutti gli elementi che sono gli elementi del corpo,
Quindi terra,
Acqua,
Fuoco e aria e vento e poi anche l'osservazione dello spazio e l'osservazione della coscienza.
Parlando con lui abbiamo discusso sulla coincidenza tra saddha,
La fede,
La fiducia e la retta visione cioè se si può in qualche modo progredire nel percorso spirituale semplicemente sulla base della fede,
Della fiducia nell'insegnamento del Buddha.
E un elemento importante è quella di dire sì,
Va bene,
Ma la fiducia in che cosa?
Se devi avere fiducia devi almeno avere in qualche modo compreso quelli che sono gli aspetti principali dell'insegnamento del Buddha che sono proprio quelli dati dalla retta visione.
Allora ho preso sempre dal Samyutta Nikaya questa raccolta dei discorsi collegati,
Dei discorsi in gruppi,
Dall'ultimo capitolo,
Dal grande libro,
Il cosiddetto Mahavagga è l'ultimo libro del Samyutta Nikaya che comprende un primo capitolo che è particolarmente importante che è il capitolo 45 che si chiama Magga Samyutta.
Samyutta vogliono dire appunto i discorsi collegati e Magga è il percorso.
Quando diciamo seguiamo il percorso,
Il sentiero del Buddha in pali,
Il percorso si chiama Magga.
E volevo leggere velocemente un primo sutta che è molto breve che si chiama Ignoranza che dice così ho sentito una volta il Beato dimorava a Savatti nel giardino di Geta,
Nel boschetto di Geta,
Nel parco di Anatapindica.
Lì il Beato parlò ai monaci dicendo monaci venerabile Signore risposero immediatamente i monaci e il venerabile così parlò monaci l'ignoranza è la causa dell'entrata in stati non salutari con la mancanza di vergogna e la mancanza di paura di fare male che li segue immediatamente.
Per una persona non saggia immersa nell'ignoranza la scorretta visione sorge immediatamente.
Per chi ha la scorretta visione la scorretta intenzione sorge.
Per chi ha la scorretta intenzione sorge la scorretta parola e per chi ha la scorretta parola sorge la scorretta azione e per chi ha la scorretta azione sorge la scorretta gestione della propria vita la gestione dei propri mezzi di sostentamento.
Per chi ha la scorretta gestione dei mezzi di sostentamento sorge un cattivo sforzo,
Uno sforzo scorretto e per chi ha uno sforzo scorretto una consapevolezza errata,
Una consapevolezza sbagliata emerge e per chi ha questa consapevolezza sbagliata emerge una cattiva concentrazione,
Una scorretta concentrazione.
Monaci,
La vera conoscenza invece ci porta a entrare in stati mentali salutari con un senso di vergogna,
Di paura delle cose malfatte che lo precede.
Per una persona saggia che è arrivata alla vera conoscenza la retta visione emerge,
Per chi ha la retta missione emerge la retta intenzione,
Per chi ha la retta intenzione emerge la retta parola,
Per chi ha la retta parola emerge la retta azione e per colui che ha la retta azione emerge anche i mezzi corretti di sostentamento e per chi ha i mezzi corretti di sostentamento emerge anche il retto sforzo,
Per colui che ha il retto sforzo emerge la retta consapevolezza e per colui che ha la retta consapevolezza emerge la retta concentrazione.
Questo è il Sutta SN 45.
1 Samyutta Nikaya SN 45.
1,
Il 45esimo capitolo e uno è il primo Sutta di questa porzione.
Qui il Buddha semplicemente ci ha detto che c'è una progressione,
Una progressione in cosa?
In quello che è l'ottulice sentiero,
Quello che il Buddha ci ha detto,
La retta visione,
La retta intenzione,
La retta parola,
La retta azione,
I retti mezzi di sostentamento,
Il retto sforzo,
La retta consapevolezza e la retta concentrazione sono gli otto passi che il Buddha esprime nella Quarta Nobile Verità.
Quando noi diciamo che abbiamo fiducia negli insegnamenti del Buddha,
Quello che diciamo è abbiamo fiducia nella pratica delle Quattro Nobili Verità e qua siamo partiti dalla coda,
Dalla parte pratica.
Il primo elemento della Nobile Verità è dire c'è sofferenza,
Nella mia vita c'è stress,
C'è insoddisfazione,
C'è sofferenza e probabilmente in buona parte delle cose che ho provato fino adesso ha continuato sempre a esserci questo marchio inevitabile della sofferenza di Dukkha che magari ha anche insoddisfazione semplicemente,
Una vibrazione che sentiamo essere stress.
E questo è il primo elemento della Prima Nobile Verità,
L'insoddisfazione che è condita da un senso di sé permanente,
Da quello di atta,
Come si dice in Pali,
E dall'idea che non ci siano cambiamenti.
La Seconda Nobile Verità è semplicemente il Buddha che dice ok,
So qual è la ragione per cui c'è questa insoddisfazione,
Questo dolore,
Questa sofferenza e te la vado subito a dire,
È semplice.
Tutto questo nasce dal fatto che ci attacchiamo,
Ci attacchiamo alle cose,
Ci attacchiamo alle cose piacevoli,
Poi le cose piacevoli vanno via e soffriamo.
Ci attacchiamo alle cose che vorremmo,
Poi non arrivano e soffriamo.
Ci attacchiamo alle cose piacevoli,
Ne veniamo separati e continuiamo a soffrire.
E lo stesso per l'avversione.
Abbiamo qualcosa che non ci piace,
Abbiamo un naso grande e non ci piace,
Non abbiamo i capelli lunghi e non ci piace,
Non abbiamo questo,
Non abbiamo quello,
E questa cosa ci fa soffrire,
Ma se ne abbiamo di cose spiacevoli ci fa soffrire altrettanto e quindi proviamo avversione.
Così come proviamo avversione quando qualcosa di spiacevole,
Che non ci piace,
Ci si avvicina.
E tutto questo è condito dall'ignoranza.
E quindi il Buddha dice,
Ci sono tre veleni,
C'è il veleno dell'attaccamento,
C'è il veleno della repulsione,
Dell'avversione,
Ma tutto questo nasce dall'ignoranza,
Tant'è che questo sutta che abbiamo letto si intitola l'ignoranza.
L'ignoranza che hanno le persone che non conoscono il Dharma e che invece non hanno le persone che conoscono il Dharma.
La terza nobile verità ci dice,
Ok,
Puoi essere felice,
Puoi essere sereno o serena,
C'è un modo per risolvere questo problema e si può raggiungere uno stato in cui non c'è più sofferenza,
Se non quella del dolore fisico,
Del dolore mentale,
Ma non aggiungiamo sofferenza e viviamo con molta serenità quella è la terza nobile verità.
E l'ultima il Buddha dice,
Ok,
Adesso ti ho detto che c'è la sofferenza,
Ti ho dato la ragione,
Ti ho detto che possiamo andare oltre e stare magnificamente nel Nibbana,
In questo stato che non è più legato ad attaccamenti,
Ad avversioni d'ignoranza e ti do pure però un sentiero per arrivarci,
Con questi otto passaggi che cominciano dalla retta visione.
La retta visione vuol dire so qual è l'insegnamento del Buddha,
So quale sono le quattro nobili verità,
So che dall'ignoranza sorgono le formazioni mentali,
Le formazioni karmiche,
Da questa sorge il corpo,
Nel corpo sorgono le porte sensoriali,
Il naso,
Le orecchie,
La mente e così via.
E a contatto delle porte sensoriali con qualche oggetto sorgono le sensazioni,
Dalle sensazioni sorgono le percezioni,
Riconoscere cosa abbiamo fatto entrare nel nostro campo.
Dalle percezioni si sviluppano innumerevoli pensieri,
Emozioni,
Ricordi,
Che sono i sankara,
Le formazioni mentali.
E poi da lì la coscienza di quello che abbiamo portato all'interno del nostro campo di percezione.
E poi da lì abbiamo però,
Nel momento in cui si è sviluppata questa cosa,
Rischiamo di avere un attaccamento,
Di volere quella cosa per sempre,
Di avere la sete,
La brama e dalla brama nasce la voglia di cambiare,
Di divenire,
Di essere qualcos'altro.
Da questa voglia di divenire nasce la nascita,
C'è una nuova nascita,
Una nuova rinascita.
Inevitabilmente la nuova nascita,
La nuova rinascita porta alla sofferenza della vecchiaia,
Alla sofferenza della malattia e quella della morte.
E quindi si arriva alla morte.
E da lì si ricomincia il ciclo.
E questo è il paticcia samuppata,
La coproduzione condizionata.
Quando c'è ignoranza ci sono gli effetti del karma,
Quando ci sono gli effetti del karma c'è il corpo e così via.
E questa è teoria.
Ma dal punto di vista pratico,
Nella nostra pratica quotidiana ci poniamo dal punto di vista dell'ottuplice sentiero,
Lo utilizziamo,
Perché altrimenti rischiamo di perdere una buona bussola,
Una buona bussola.
Spesso il Dharma viene rappresentato con una ruota,
Una ruota con otto raggi.
E questi otto raggi sono proprio questi otto fattori dell'ottuplice sentiero,
Dalla retta visione,
Alla retta intenzione e così via.
E questi otto raggi immersi nella ruota fanno molto pensare alla compass rose,
Come si chiama,
Alla stella dei venti,
Al simbolo della bussola.
Ed è come se noi avessimo a disposizione una bussola in cui sappiamo che talvolta stiamo lavorando meno sul retto sforzo,
Per cui non ci va di meditare,
Non ci va di essere consapevoli.
A volte ci va poco di lavorare,
Di avere un retto mezzo di sostentamento e magari rischiamo di fare cose poco adatte a noi,
Cose che magari portano sofferenza,
Oltre che a noi,
Anche a altre persone,
A altri esseri.
E quindi,
Giocando un po' da una parte e un po' da un'altra,
Possiamo cercare di bilanciarci.
Però il punto è,
Se io non le porto a mente questi otto raggi della ruota,
Sto lì che vivo senza avere una guida,
Senza avere un riferimento.
Quando dico fiducia nel Buddha,
In realtà,
Sto dicendo una cosa che non è proprio così vera,
Perché il Buddha ha detto,
Questo è il mio insegnamento,
È quello che ho ripetuto sempre.
Quattro nobili verità,
Ottubrice sentiero.
Se andiamo a vedere nel canone,
Le quattro nobili verità non vengono raccontate molto spesso,
Anche se sono state l'oggetto del primo insegnamento del Buddha,
Quello della messa in moto della ruota del Dharma,
Il Dhammacakkappavattanasutta,
Che vuol dire proprio questo.
Il discorso in cui il Buddha ha raccontato al mondo il suo modo di raggiungere l'illuminazione è quello che ha visto che era ottimale per chi vuole eseguire i suoi insegnamenti.
Però continuamente vengono raccontati,
Invece,
Questi otto fattori dell'ottubrice sentiero.
Un po' perché spesso si dava per scontato che già gli altri tre fossero noti.
Sofferenza,
La ragione della sofferenza data dall'attaccamento e dal fatto che togliendo l'attaccamento si raggiunge nirvana,
Togliendo l'ignoranza si raggiunge nirvana.
Allora il Buddha,
Come un fabbro,
Continua a martellare e a martellare e a darci questi otto fattori che servono a farci,
Se non illuminare,
Quantomeno a stare decisamente meglio.
Per cui la domanda che ci possiamo fare è sto lavorando sulla mia retta visione,
Sto cercando di capire meglio che cosa intendeva il Buddha.
Magari sto leggendo qualche sutta del Buddha,
Sto sentendo qualche discorso di Dharma.
Da questo punto di vista leggere direttamente i sutta del Buddha,
Ascoltare direttamente i sutta del Buddha è senz'altro un grande acceleratore della retta visione perché non c'è nulla di più chiaro delle parole del Buddha,
Nulla di più forte.
Il Beato era veramente un eccellente insegnante.
Abbiamo una retta intenzione.
La retta intenzione vuol dire ci va di fare qualcosa per ridurre gli stati mentali non salutari,
Stiamo facendo qualcosa per aumentare gli stati mentali invece salutari che ci fanno star bene,
Stiamo creando le condizioni per creare gli stati mentali salutari e stiamo invece ponendo dei semi per diminuire quelle degli stati mentali non salutari.
Se so che rubare mi fa star male,
Sto cercando un buon lavoro,
Anche un lauretto che mi consente di non rubare,
Di non raggiungere questo stato mentale non salutare.
Se so che litigare con le persone mi fa star male,
Sto cercando ad esempio di meditare,
Di fare la meditazione sulla gentilezza amorevole in modo tale che piano piano riduco questa cosa spiacevole del litigare e quindi riduco la possibilità di avere dei stati mentali non salutari.
Magari invece meditando sulla meditazione di gentilezza amorevole,
Riconoscendo che non c'è differenza reale fra noi e le altre persone,
Metto i semi per stati mentali più salutari e questa è la retta intenzione.
Il Buddha dice che dalla retta intenzione naturalmente sgorga,
Sgorga direttamente,
Questo è il termine che usa,
La retta parola.
Se sto cercando di aumentare i miei stati mentali salutari,
È evidente che la retta parola,
Non dire bugie,
Non parlare a vanvera,
Non fare pettegolezzi,
Non aggredire le persone con la parola,
Fanno sì che siano le nostre parole coerenti con questa buona intenzione di essere e stare sempre meglio.
E dalla buona parola,
Il Buddha dice,
Sgorga la buona azione,
Il comportarsi bene oltre che con la parola,
Anche con il corpo,
Con le azioni.
E da lì naturalmente sgorgano anche i retti mezzi di sostentamento,
Cioè di vivere senza produrre ad esempio armi,
Senza produrre veleni,
Senza uccidere nessuno,
In modo tale da non aggiungere sofferenza al mondo esterno.
E questa sofferenza del mondo esterno è anche la nostra sofferenza,
Non c'è mai una reale differenza fra interno ed esterno.
Il Buddha dice,
Dai retti,
Dai giusti mezzi di sostentamento,
Arriva,
Naturalmente sgorga,
Il retto sforzo.
E questo è più strano,
Ma a che c'entra il retto sforzo con i mezzi di sostentamento corretti?
Ad esempio se noi facciamo un lavoro che ci prende 13 ore al giorno e poi giustamente appena abbiamo finito non vediamo l'ora di buttarci dal letto e dormire,
È ben difficile che riusciamo a trovare un po' di spazio per la nostra crescita spirituale,
Per il nostro star bene.
E quindi magari invece impostare una vita in modo tale di avere un po' di spazio per noi,
Un po' di tempo per noi,
È proprio un buon modo per avere un retto sforzo.
Un retto sforzo è quello che ci permette di sostenere la nostra pratica e di fare gli sforzi verso gli stati mentali salutari invece di allontanarci da quelli non salutari.
E dal retto sforzo nasce anche la base necessaria per poter essere più consapevoli,
Per praticare la meditazione di consapevolezza,
Il vipassana,
Quella in cui osserviamo le cose,
Ad esempio osserviamo il corpo,
Le sensazioni e tutti gli altri aspetti che il Buddha ci ha insegnato nel Satipatthana.
Osserviamo la mente,
La coscienza e osserviamo anche i Dharma direttamente,
Anche intesi come quattro nobili verità,
Osserviamo direttamente i fattori di illuminazione e quindi osservandoli con consapevolezza,
Con Sati,
Riusciamo a vederli già in noi e a farli crescere in noi.
E avendo questa consapevolezza si sviluppa poi il Samadhi che è l'ultimo punto dell'ottobre sentiero,
Quella che viene normalmente tradotta come retta concentrazione,
Ma in realtà è una calma concentrativa,
Una calma spirituale,
Quella che dà luogo alla conoscenza diretta ed è anche una retta concentrazione piena di pace,
Piena di gioia,
Piena di stabilità.
E sapendo che ci sono questi otto raggi della ruota io penso che possiamo metterci seduti e dire vediamo questo raggio,
Che ho fatto fino adesso per stare dietro a questo raggio?
Ho fatto qualcosa o no?
E quest'altro?
E quest'altro ancora?
Perché la pratica è così,
Non basta dire pratica,
Bisogna anche un po' sfidarsi.
Davvolta si dice che bisogna essere dei guerrieri spirituali perché serve avere coraggio e dire quello che sto facendo non va bene oppure quello che sto facendo va proprio bene e guardare con acutezza però se è vero e se non è soltanto un'illusione.
E poi riconoscere che in fondo possiamo sempre ritornare alle parole del Buddha.
Noi siamo fortunati che ce le abbiamo scritte su tanti bei libri e sì,
Ci siamo persi qualche cosa,
Rileggiamo un'altra volta le parole del Buddha e poi magari il giorno dopo le rileggiamo un'altra volta ancora finché piano piano non scendono come dice un signore in un altro sutta come se fossero l'ambrosia,
L'ambrosia del Dhamma.
E quello curioso è che tutti noi possiamo bere l'ambrosia del Dhamma e diventare come gli dèi dell'Olimpo greco raggiungendo però non l'Olimpo ma l'illuminazione.
Concludo le mie riflessioni di oggi.
Grazie.
Incontra il tuo insegnante
5.0 (6)
