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Riflessioni di Dharma sulla gioia e il samadhi

by Sirimedho - Stefano De Luca

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Riflessioni di Dharma sulla gioia e il samādhi, come rendere più semplice la nostra vita e trarre benefici immediati dalla pratica. Possiamo investigare sulle condizioni che portano alla gioia, e creandogli un terreno fertile per dimorare sempre di più nel samādhi, una condizione perfetta per calmare mente e corpo e consentire, appena se ne è usciti, di avere quella morbidezza in cui si disvelano le intuizioni profonde.

Trascritto

Dopo questa meditazione sulla gioia,

Volevo fare qualche riflessione sempre su questo tema.

Perché la gioia è un tema particolarmente importante nel buddismo.

Il buddha ne parla spesso,

Ne esutta,

In diverse versioni.

Diverse versioni perché c'è Mudita,

Quella che in lingua Pali si chiama Mudita,

Che è la gioia con partecipe.

Che è uno dei quattro incommensurabili,

Delle quattro timore divine.

Che è quella gioia che proviamo per gli altri,

Anche quando non siamo noi ad averla regata.

Vediamo una persona che è felice per qualche ragione,

Anche noi siamo felici di questa cosa.

Vediamo una persona che ha raggiunto un buon traguardo spirituale nella vita e noi siamo felici.

E' una gioia che in un qualche modo tocca gli altri,

Ma poi si riverbera anche su di noi.

E' un tipo di gioia che piano piano plaga la gelosia,

Plaga l'attaccamento,

Plaga quel senso di questa cosa non l'ho ottenuta io,

Quindi non va bene,

La volevo ottenere io.

Se andiamo a vedere tutti gli stati salutari che il buddha ci indica,

Sono tutti quanti stati che ci portano oltre questa dicotomia del voglio o non voglio,

Mi piace o non mi piace,

Bello o brutto.

E ci consentono piano piano di lasciare andare,

Di stare più comodi.

Erebbe da dire che un buon raggiungimento spirituale è quello della comodità.

Quando stiamo comodi con la nostra vita,

Quando stiamo comodi un po' in tutte le situazioni.

Quando abbiamo parlato dell'equanimità abbiamo visto che c'è un termine in pali che vuol dire stare nel mezzo di tutte quante le cose,

Stare comodo in mezzo a tutte quante le cose.

Tatramaggiatatta,

Una parola composta che proprio vuol dire questo,

Stare tranquilli,

Stare sereni.

E questa è l'equanimità.

La gioia è l'energia che ci porta a raggiungere questa equanimità,

È un buon propellente di questa condizione.

Un buon propellente tant'è che è considerato uno dei sette fattori di illuminazione,

Precisamente il quarto.

E sta a metà tra l'energia che è il terzo e la calma,

Il rilassamento,

La serenità che è il quinto.

Ci vuole energia per raggiungere la gioia e una volta raggiunta la gioia finalmente possiamo stare comodi.

E da lì poi pian piano fa di svelare tutti gli altri fattori di illuminazione che ci portano non soltanto a stare calmi ma anche ad accogliere le intuizioni che sono tipiche della saggezza,

Del vedere le cose così come sono.

Se noi andiamo a guardare l'ottuplice,

L'ottuplice sentiero,

Vediamo che ci sono tre grandi parti che sono sila,

Samadhi e pagna.

Sila che è la moralità per cui troviamo la retta azione,

La retta parola,

Il retto sostentamento.

Chiaramente anche collegate ai cinque precetti quindi anche la retta parola,

Il retto comportamento sessuale.

Non assumere sostanze che ci riducono la consapevolezza e che possono mettere a rischio noi e gli altri.

Non uccidere.

Il sila è considerato un elemento importante dell'ottuplice sentiero perché è spesso visto come la base,

Almeno in Oriente è spesso visto come la base.

Si comincia con sila e poi si procede con il resto.

In Occidente è più facile che invece entriamo dalle parti di pagna,

Della saggezza e poi pian piano andiamo a sviluppare la moralità.

La saggezza è proprio questo,

Riconoscere le cose per come sono.

Ma la parte che mi interessava oggi toccare invece è quella del samadhi.

Il samadhi inteso in genere come pratiche meditative ma non soltanto.

E sono tre fattori che sono legati al samadhi.

Innanzitutto quello del retto sforzo che ci consente di stare più agevolmente comodi.

Poi c'è la retta consapevolezza,

Il sammasati.

E d'ultimo c'è l'ottavo dell'ottuplice sentiero che è quello del sammasamadhi.

Il retto stato di concentrazione,

La concentrazione unificata.

Il samadhi è quando stiamo finalmente in pace serena,

In pace col corpo e in pace con la mente.

E in quel momento si unifica tutto quanto,

Si unifica il corpo,

Si unifica la mente e si unifica anche il cuore.

Cuore e mente nella lingua del Buddha avevano lo stesso termine.

Lo stesso termine che citta,

Che prende sia il cuore che la mente.

Il samadhi per qualche ragione non è molto popolare nella pratica.

Si cerca più di lavorare sulla parte mentale,

Su questa parte di comprendere le cose.

Ma è molto difficile comprendere le cose andando soltanto con la parte intellettuale.

La parte intellettuale è senz'altro importante per il Dharma e il Buddha l'ha sempre insegnata.

Dava spessissimo insegnamenti anche su tutte queste lunghissime serie numeriche.

Penso ad esempio ai 12 anelli della catena condizionata,

I 7 fattori di risveglio,

Le 4 di umore divino e così via.

Però quelle sono soltanto la mappa per poter poi arrivare all'intuizione diretta.

Ma l'intuizione diretta è molto difficile che possa arrivare senza il samadhi,

Senza questa calma serena.

Per cui verrebbe da chiedersi che c'entra la gioia con il samadhi.

In realtà il samadhi che nell'insegnamento del Buddha si esplica nei cosiddetti stati di assorbimento profondo,

I Jhana,

Sono 4 Jhana cosiddetti mondani e 4 Jhana sopramondani,

Che sono diversi livelli di progressivo approfondimento di questo stato di equanimità completa di mente,

Cuore e corpo.

Ragionando sul primo Jhana,

Che è quello ovviamente più semplice da ottenere,

È uno stato in cui in meditazione noi pian piano utilizziamo un elemento per consentire alla mente di fermarsi.

Quello che si chiama vitacca.

Innanzitutto c'è questa vitacca che porgo l'attenzione su qualcosa che scelgo.

Può essere il respiro,

Il suono del silenzio,

Quello che sentiamo fra le orecchie.

Può essere guardare qualcosa.

Un altro tipo di meditazione molto poco usata in occidente,

Sono quelle in cui si osserva ad esempio un pezzo di terra o un cerchio di color rosso a indicare il fuoco e così via,

Che sono chiamati casina.

Vitacca è proprio questa,

Mettere il punto d'attenzione.

Spesso si fa l'esempio dicendo che si prende un chiodo e lo si regge.

Poi però bisogna cominciare a martellare,

Mantenere l'attenzione su quell'elemento.

Per cui arriva questa seconda parte che è vicara.

Vitacca e vicara che spesso sono un po' come due mani che si sostengono una con l'altra.

Mantenere l'attenzione sul respiro non è soltanto un modo per stare tranquilli,

Un modo per portare finalmente un po' di quiete,

Che sono comunque aspetti assolutamente favorevoli alla pratica.

Ma sono anche gli aspetti che creano le condizioni per arrivare a questa gioia,

A questa gioia che porta proprio a questo stato di assorbimento.

Cioè prima,

Subito dopo,

Vitacca e vicara,

Dopo aver cominciato a metterci su un punto,

Aver mantenuto l'attenzione su quel punto,

Può arrivare questa grande gioia,

Questa grande gioia che in lingua Pali si chiama Piti.

Piti che è una gioia molto molto grande.

Il Buddha nei suoi insegnamenti dice che è come quando si va in un deserto e a un certo punto da lontano si vede che c'è un'ovasi piena d'acqua.

Ancora non siamo arrivati all'ovasi ma siamo così felici che finalmente ci sia dell'acqua,

Che non moriremo di sete e che potremo farci il bagno.

E poi arriva uno stato sempre di gioia,

Ma è una gioia più serena,

Una gioia appagata che si chiama Suka in lingua Pali.

Il Suka coincide proprio con l'entrata completa nel Primo Jhana.

Quindi si comincia a portare l'attenzione,

Decidiamo di metterci seduti e portare l'attenzione sul respiro ed è vitacca.

Continuiamo a portare l'attenzione sul respiro anche se ci distraiamo,

Ci torniamo sopra ed è vicara.

E poi senza che dobbiamo fare assolutamente nulla,

Senza che andiamo a caccia,

Di questa sensazione,

Di questa gioia,

La gioia semplicemente si presenta.

Si presenta per una ragione molto semplice perché c'è sempre stata.

C'è sempre stata,

Noi in realtà siamo impastati di gioia e impastati di serenità.

Ci sono altre tradizioni spirituali in cui si lavora moltissimo sullo Shakti,

Su questa energia.

Quest'energia ha anche,

Facendo riferimento all'energia di Kundalini,

Ma non solo,

Che ci pervade e che ci consente di raggiungere in quest'altra tradizione il Divino.

I nomi sono diversi ma la sensazione non è molto,

Molto di simile.

Ognuno poi chiaramente la sperimenterà a modo suo,

Qualcuno come luce,

Qualcuno come luce.

Ognuno poi chiaramente la sperimenterà a modo suo,

Qualcuno come luce,

Qualcuno come energia.

Però sta di fatto che a un certo punto arriva improvvisa una grande felicità,

Una grande gioia.

E poi questa gioia pian piano si va a stemperare,

Si passa da Piti che è la gioia,

Gioia molto forte,

Assuga,

Questa gioia invece è più appagata.

Abbiamo raggiunto l'Oasi,

Dice il Buddha,

E finalmente ci stiamo facendo il bagno.

Abbiamo mangiato e ci stiamo facendo il bagno.

Adesso siamo appagati e possiamo stare serenamente in questa condizione.

Non è uno stato che va cercato ma senz'altro bisogna,

Bisogna.

Senz'altro è utile nella pratica,

Nella pratica cercare di creare le condizioni.

L'insegnamento del Buddha non è tanto faccio questo per raggiungere qualcosa,

Ma piuttosto di creare le condizioni per poter fare qualche cosa.

È come dire voglio andare a Milano con l'automobile.

Per far questo devo avere un'automobile,

Ci deve stare il carburante,

Devo sapere la strada,

Devo avere la voglia di andare a Milano,

E devo mettere l'intenzione per andare a Milano,

E poi devo fare anche la fatica per andare a Milano piano piano.

Voler dire voglio andare a Milano e pensare che mi trasferisco direttamente a Milano è un ottimo modo per non arrivarci mai,

Partendo da Roma ovviamente.

E la stessa cosa è per gli stati di assorbimento profondo.

Se noi diciamo voglio raggiungere lo stato di assorbimento profondo è come se dicessimo voglio andare in un'altra città senza mettere in atto tutte queste precondizioni che sono necessarie,

Senza procurarmi l'automobile,

Il carburante,

La mappa,

La voglia,

L'essere capace di guidare,

Piano piano andare.

Poi come tutte le cose decidete di andare in automobile,

Possiamo decidere di andare in aereo,

In bicicletta,

Accompagnati,

Guidando.

Questo non importa,

Tant'è che questi stati di assorbimento profondo si raggiungono sia con la meditazione sul respiro,

Si possono raggiungere anche con l'osservazione profonda della vipassana,

Si possono raggiungere anche con la meditazione di metta,

Si possono raggiungere semplicemente stando un attimo in pace,

Stando un attimo in pace e godendoci questa pace.

Il Buddha racconta un suo ricordo in cui da bambino si sedette sotto un albero mentre il padre faceva questa cerimonia inaugurale della mietitura e già stando lì probabilmente raggiunse il primo jhana.

Probabilmente abbiamo già provato delle sensazioni di questo genere,

Più sono pure,

Più sono stabili,

Più dureranno del tempo e più potremo chiaramente dimorare con pace.

Il Buddha racconta spesso le diverse categorie,

Le diverse categorie sono dei stati di assorbimento profondo dei jhana,

Per cui il secondo jhana non è nient'altro che come il primo,

Però non serve più questo sforzo iniziale,

C'è bisogno di mettere un'attenzione concentrata ancora,

Che è quella di vichara ma non c'è più vitacca,

Non serve più di reggere ben stretto il chiodo prima di martellare,

Si può cominciare semplicemente a martellare.

E poi il terzo jhana invece semplicemente che non c'è più bisogno né di reggere il chiodo né di martellare,

Si sta un attimo in pace ed è possibile già raggiungere questo stato di assorbimento.

Poi il Buddha insegna che tutti questi stati vengono considerati progressivamente progressivamente troppo grossolani,

Quindi si lascia andare,

Quindi questa gioia così forte la si lascia andare,

La si raggiunge direttamente quella più stemperata di suga,

Quella gioia che è l'appagamento.

Per poi passare ai quattro jhana sopramontane in cui si sperimentano le sensazioni di,

Né sensazione né mancanza di sensazione,

Lo spazio infinito,

La mente infinita,

Sono semplicemente raffinamenti di queste situazioni.

Quali possono essere gli elementi che ci portano ad avvicinarci ad avvicinarci a questo stato di assorbimento che è un'energia particolarmente forte e particolarmente utile.

A Gian Sucitto,

In un testo che si chiama Samadhi,

È pura gioia.

Ci dice,

Quando l'intenzione della consapevolezza è di pura relazione,

La chiamiamo presenza mentale,

Ci riferiamo alle cose così come sono.

Quando si ottiene uno stato di pura relazione,

La presenza mentale raggiunge la gioia,

La contentezza,

Ed è questo stato che chiamiamo Samadhi.

È interessante notare le parole che utilizza Gian Sucitto,

Che è senz'altro uno dei più grandi insegnanti di Dhamma viventi in questo momento.

Non dice che la presenza mentale si sviluppa nella gioia,

Ma raggiunge la gioia,

La gioia già c'è.

La presenza mentale se ne rende conto.

Noi abbiamo un pozzo,

Un pozzo inesauribile di shakti,

Di energia stupendamente calma,

Stupendamente serena che sta nel nostro cuore.

Con la presenza mentale possiamo andarla a toccare.

Quando la tocchiamo non serve di far niente,

È semplicemente lì,

Disponibile per poter stare in gioia completa.

Relativamente alla concentrazione,

Gian Sucitto continua dicendo,

Proviamo a considerarla come l'ha descritto il Buddha,

Cioè come un diletto,

Un'esperienza piacevole.

Egli dice,

Per colui che ha il corpo ben bilanciato e rilassato,

Non occorre pensare che io sia rilassato,

Che io possa sentirmi sereno.

In altre parole,

Non è necessario fare alcuno sforzo.

Se il corpo è in armonia e le sue energie sono equilibrate,

Ci sentiremo già rilassati.

Non è neanche necessario produrre l'intenzione del tipo che io possa concentrarmi.

Chi ha rilassato è di fatti naturalmente concentrato.

E' questo lo stato di Samadhi.

Gian Sucitto cita anche un sutta del Buddha che sta nella Anguttara Nikaya,

La parte dei sutta numerici,

Quelli dove si toccano uno,

Due,

Tre e così via elementi.

E questo pezzo del sutta,

Quindi l'insegnamento diretto del Buddha,

Ci dice che un nobile discepolo,

La cui mente retta,

È ispirato dal significato,

È ispirato dal Dhamma e prova contentezza per il Dhamma.

C'è questa gioia del Dhamma.

Addirittura il Buddha spesso,

Quando va a trovare dei laici o dei monaci malati,

Gli recita il Dhamma,

Ad esempio gli recita i sette fattori d'illuminazione e queste persone,

Dopo aver sentito queste recitazioni,

Si sentono meglio e gueriscono.

Il sutta continua dicendo Quando si è contenti sorge la gioia,

Sorge Piti.

Per chi è gioioso il corpo si calma.

Chi ha un corpo calmo prova felicità.

È la felicità pagata di Suka.

In chi è felice la mente si concentra.

È detto che il nobile discepolo conserva il suo equilibrio in mezzo a una generazione priva di equilibrio,

Dimora privo di afflizioni in mezzo a una generazione afflitta,

Ed entrando nella corrente del Dhamma coltiva la riflessione sulla generosità.

C'è sempre questo tema magnifico degli insegnamenti del Buddha che sono sempre tutti insieme.

C'è questo rilassamento,

Questa calma che fa apprezzare il Dhamma.

Apprezzando il Dhamma si raggiunge il primo livello di gioia,

C'è questa gioia forte di Piti e poi la gioia più stemperata,

Più appagata che è Suka.

E così la mente si calma e è possibile comprendere meglio il Dhamma.

E il Buddha dice che quando si comprende meglio il Dhamma si entra nella corrente del Dhamma.

Entrare nella corrente è il primo livello di illuminazione.

Ed entrati nel primo livello di illuminazione non c'è più un se.

Non ci si attacca più un se.

E quindi non a caso il Buddha dice che il praticante coltiva la riflessione sulla generosità.

La gioia non può che portare alla generosità.

La gioia non può essere gioia soltanto nostra,

È gioia di tutti gli esseri.

E quindi quello che possiamo fare nella nostra pratica,

Nella nostra pratica quotidiana è cercare di creare le condizioni per arrivare a questa gioia.

E la più forte delle condizioni è osservare il nostro panorama interno.

Che cosa c'è?

C'è qualcosa che ci affligge,

Qualcosa che ci dà fastidio?

Anche nel corpo abbiamo un dolore,

Possiamo fare qualcosa per questo dolore?

Se possiamo farlo,

Facciamolo.

Se non possiamo farlo,

Bisognerà che scendiamo a patti con questo dolore.

Se c'è qualcosa nella mente che ci affligge,

Dobbiamo riconoscere anche altrimenti è come avere una spina infilata sotto un piede e non rendercene conto.

E ogni volta che camminiamo,

Zoppichiamo senza nemmeno farci caso.

Si forma del pus,

Peggiora continuamente la situazione fino magari a perdere completamente il piede.

Se pensiamo a queste afflizioni mentali,

Significa perdere completamente il controllo,

Perdere completamente la pace.

E allora bisogna fare un lavoro abbastanza sporco.

E' come quando abbiamo cucinato e dobbiamo pulire il lavello che magari il sugo che abbiamo cucinato ha schizzato dappertutto,

Il brodo è uscito fuori.

Abbiamo fatto cadere il caffè sul lavello per farlo,

C'è polvere di caffè dappertutto.

Lo dobbiamo prendere una bella pezzetta e con molta calma,

Senza che ci dà fastidio lo sporco del brodo,

Lo sporco del sugo.

Senza che ci disperiamo a vedere questa polvere di caffè che appena la tocchiamo scappa da tutte le parti.

Pian piano con questa pezzetta cominciamo a pulire.

E così dobbiamo approcciare questi stati mentali che ci affliggono semplicemente come cose che ci sono,

Semplicemente come del sugo che è schizzato fuori.

Pulendoli piano piano,

Anche se sono cose faticose,

Anche se sono cose che magari sono radicate nella nostra personalità,

Ma piano piano pulendole.

Thich Nhat Hanh,

Che su questa parte ha dato dei grandissimi insegnamenti,

Diceva che queste afflizioni vanno abbracciate,

Vanno prese e abbracciate,

Vanno riconosciute e abbracciate.

Ed anche questa è un'operazione che parte dai due lati.

Possiamo partire pulendo e piano piano andiamo a togliere le afflizioni e raggiungere quindi la gioia,

La pace.

Oppure possiamo provare a sviluppare la gioia che mano mano pulisce queste afflizioni,

Come se la gioia mandasse dell'acqua sul lavello e magari non pulisce tutto,

Ma già un bel po' del sugo,

Un po' del brodo si sono rimossi.

Sviluppando quindi la moralità che senz'altro ci consente di essere più bilanciati,

Più sereni,

Ascoltando gli insegnamenti del Buddha e in particolare leggendo gli insegnamenti diretti del Buddha che sono sempre esemplari per bellezza,

Per semplicità,

Per capacità di arrivare immediatamente al cuore,

E sperimentando con la pratica meditativa e anche la pratica informale di tutti i giorni,

Possiamo fare piano piano dei passi che ci portano poi a sperimentare direttamente questa gioia.

E la sperimentazione della gioia è un ottimo passo per liberarci,

Non è nulla di cui aver paura,

Il Buddha lo ripete in continuazione,

La gioia degli stati d'assorbimento non è una gioia ondana,

Non è gioia perché abbiamo un bel corpo,

Perché abbiamo tanti soldi o quel che sia,

Ma è una gioia che si sviluppa quando non c'è attaccamento,

Quando a un certo punto non si mette più il sé davanti alle cose,

Non c'è quindi nessuna forma di paura,

Nessuna forma di terrore,

Questo è quello che il Buddha ci assicura che possiamo raggiungere ancora prima di raggiungere anche il più semplice dei livelli di illuminazione.

E quindi se il Buddha ce lo dice e così tanti praticanti l'hanno ottenuto,

Forse è il momento che anche noi cominciamo con questa pezzetta,

A pulire pian piano e a starcene un po' tranquilli,

Senza voler fare troppo e senza però perdere l'energia.

E con l'aucurio che tutti possiamo sperimentare queste forme di gioia,

Assaporarle e raggiungere questo stato di entrata nella corrente,

Di vivere nella generosità e nella pace,

Concludo le mie riflessioni per oggi.

Grazie.

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