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Riflessioni sulla Rete del Dharma

by Sirimedho - Stefano De Luca

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Gli acquedotti romani portavano l’acqua lontana decine di chilometri fin dentro le case, permettendo alle persone di vivere meglio la vita, o fino a fontane che riempivano di gioia e bellezza chi le ammirava. Così è il Dharma, che permette di portare la sua fresca energia a tutti gli esseri, che può essere divisa tra tutti gli esseri.

Trascritto

Ieri sera ho sentito una conferenza sugli acquedotti e le fontane di Roma,

Ed è stata piuttosto piena di sorprese per me,

Perché oltre che le cose che già sapevo,

Questi acquedotti incredibilmente tecnologici che già i romani duemila anni fa sapevano costruire portando milioni e milioni di litri d'acqua al secondo,

Erano però di fatto una rete di acquedotti che spostavano l'acqua dall'uno all'altro e arrivavano a portare l'acqua fino all'interno delle fontane,

Per cui alcune fontane di Roma molto belle,

Molto gioiose,

Piene di acqua,

In realtà spesso sono il punto terminale di questi acquedotti,

Con l'acqua che arrivava fino a 90 chilometri di distanza e dopo 90 chilometri arrivava in un punto centrale in una piazza portando acqua e quello dell'acqua era un problema piuttosto corposo per Roma perché ci sono stati tanti momenti in cui l'acqua non arrivava,

Quindi c'erano interi quartieri che dovevano camminare per andare a prendere l'acqua o comprarla perché non la avevano a disposizione,

Allora mi sono chiesto come mi sentirei se dovessi andare a prendere l'acqua così lontano con una grande fatica o spendere dei soldi per avere una persona che col carretto mi porta l'acqua,

È una di quelle tante cose che noi diamo assolutamente per scontato e poi però in realtà scontato non c'è niente,

Non c'è niente perché è soltanto grazie a questa rete non degli acquedotti ma alla rete delle persone che riusciamo ad aprire il rubinetto e ad avere l'acqua,

È una cosa di una complessità incredibile,

Già se prendiamo gli acquedotti romani c'era bisogno di chi lo progettava,

Delle persone che si mettevano lì a costruirlo con anche molta difficoltà,

Parecchi acquedotti erano molto alti,

C'erano persone che facevano la manutenzione giorno per giorno di questi acquedotti addirittura entrandoci all'interno quindi anche mettendo a rischio la propria vita e noi in realtà qualunque cosa facciamo in realtà non è completamente nostra,

Non siamo in modo assoluto autonomi,

Non c'è nessuna autonomia nella nostra vita,

L'unica autonomia che possiamo trovare è l'autonomia del pensiero,

L'autonomia del cuore,

Ma se andiamo a toccare anche l'autonomia del pensiero è soltanto un'immagine,

Un'illusione,

Una specie di effetto ottico,

Ho qui davanti a me un libro che è La Porta Senza Porta,

Un libro zen sui Koan di Mu Mon,

In realtà è Chan perché è cinese,

Un libro che ho letto,

Riletto e quindi mi è entrato dentro quindi adesso io penso di essere autonomo da Mu Mon che ha scritto quel libro ma chissà magari mi è rimasta qualcosa e quello che sto dicendo non l'avrei potuto dire senza Mu Mon oppure senza aver letto un altro libro,

Non necessariamente un libro di Dhamma,

Anche un romanzo,

Un racconto,

Una poesia,

Ho ascoltato persone infinite,

Ho ascoltato discorsi di Dhamma da tantissimi maestri e maestre,

Ho letto tanti libri di poesia,

Tanti racconti e il mio pensiero adesso è come una pianta che è cresciuta su tutto quanto questo humus,

Talvolta crescendo bene,

Talvolta scottandosi le radici o le foglie perché magari qualche pensiero che è entrato non era particolarmente salutare e così da un lato siamo come delle piante che assorbono e da una parte siamo come delle piante che mandano ossigeno nell'aria,

Anche noi contribuiamo a portare cose salutari o cose non salutari alle altre persone,

Agli altri esseri,

Quello che assorbiamo,

Quello che prendiamo non è soltanto per noi ma per tutti quanti,

È una specie di responsabilità,

La responsabilità pian piano di lasciare andare,

Pian piano di diventare sempre pi�� luminosi,

In questo modo possiamo essere più efficaci,

Possiamo più portare gioia al mondo,

Ridurre la sofferenza che c'è,

Specie questa sofferenza inutile,

C'è molta sofferenza che è dovuta agli attaccamenti,

Alle avversioni ma la causa più importante di tutta la sofferenza è l'ignoranza,

L'illusione,

Non saper riconoscere le cose come sono,

Far arrivare l'acqua da 90 chilometri per Roma significava magari smettere di fare 2,

3,

4 chilometri per andare a prendere l'acqua ma semplicemente averci l'acqua dentro casa,

Avere una casa più pulita,

Più genica,

Dove le malattie erano più difficili e così è un po' la vita per noi,

Noi pure riceviamo tante cose che arrivano da così lontano,

Arrivano lontano nello spazio,

Lontano nel tempo,

Leggiamo gli insegnamenti del Buddha arrivano da 2.

600 anni fa dall'India,

Sta praticamente rispetto all'Italia dall'altro lato del mondo,

2.

600 anni fa era veramente molto molto lontano nel tempo eppure è come quell'acqua che arriva fino alla fontana centrale,

Un'acqua limpida,

Bella,

Piena di vita,

Un'acqua che per essere portata dal Buddha ha avuto bisogno anche questa di essere nutrita da tutte quanti i muratori che hanno costruito gli acquedotti,

Dagli ingegneri che si sono messi lì con l'intenzione di farlo,

Giorno dopo giorno andando a osservare se ci fossero problemi,

Osservare se l'acqua magari non arriva più pulita e quindi bisogna fare qualcosa e c'è anche bisogno dell'intenzione della persona alla fine di usare quest'acqua,

A volte capita che c'è tanta acqua che arriva,

Tanta acqua buona e non la utilizziamo,

Magari non sarà l'acqua che esce dal rubinetto che non usiamo,

Ma ci sono tante conoscenze,

Ci sono tanti modi di vivere meglio che pur avendolo a disposizione per paura principalmente,

Pensando che non sia una cosa più appropriata,

Lasciamo stare lì,

C'è una storia di una ricca persona che incontra un mendicante,

Lo invita a casa e lo fa mangiare,

Lo fa mangiare e lo fa bere,

Poi questo mendicante ad un certo punto si addormenta,

Allora il ricco prende la tonaca e ci cuce dentro un diamante,

Pensando che poi tanto l'avrebbe trovato e quindi avrebbe smesso di essere un mendicante,

Avrebbe potuto vivere più felice senza troppi problemi,

Poi alla fine il mendicante si sveglia,

Ringrazia e va via,

Un paio di anni dopo il ricco incontra di nuovo il mendicante e vede che ancora sta mendicando,

Gli dice ma perché sta ancora mendicando,

Lui dice beh non ho niente,

Cos'altro potrei fare,

Lui dice ma guarda nella tua tonaca,

Guarda lì sul bordo,

Il mendicante guarda e scopre questo diamante preziosissimo e impazzisce dalla felicità,

Era stato per anni senza sapere che aveva la soluzione a tutti i suoi problemi,

Almeno i suoi problemi terreni,

Dentro la tonaca con sé e solo in quel momento riconoscendo,

Portando la consapevolezza,

Portando la conoscenza principalmente,

Portando la conoscenza che aveva questo oggetto,

Allora riesce a liberarsi da questa cosa,

Noi per la pratica spirituale spesso siamo in una situazione ancora più bizzarra di questa del mendicante,

Perché alla fine le cose che insegna il buddha,

Che insegnano gli illuminati non è che siano così difficili,

L'insegnamento arriva subito,

Se noi leggiamo un paio di sutta,

Due o tre sutta già abbiamo tutte tutte le carte in regola per capire come liberarci,

Però un po' che ce ne dimentichiamo,

Un po' che non basta,

Non basta leggere ma bisogna poi fare come le persone che giorno dopo giorno sistemano quell'acquedotto per far sì che quell'acqua non smetta mai di arrivare,

Non ci mettiamo abbastanza energia per far sì che quel diamante esca fuori e venga utilizzato,

Sappiamo che c'è,

Ma lo vediamo sporco,

Lo vediamo magari semplicemente difficile per noi,

L'illusione non è soltanto nel non riconoscere il mondo esterno ma anche nel non riconoscere che siamo già liberi,

Già illuminati,

Già senza problemi,

Che c'è già un cuore aperto,

C'è già un cuore stabile,

Solo che per qualche ragione ci siamo confusi,

Come se è confuso il mendicante rimettendo la tonica,

Non riconoscendola come non una tonica ma una tonica con gioiello,

Modo per portare tanta acqua è quella di utilizzare proprio le quattro dimore divine,

C'è un sutta che sono le risposte alle domande di Milinda,

Non è un sutta del canone ma comunque un sutta molto conosciuto,

Sempre in pali ma non fa parte del canone pali,

In cui Nagasena,

Il monaco che dà insegnamenti a questo re,

Al re Milinda gli spiega che mentre la roccia non può essere portata da un acquedotto l'acqua si,

Quest'acqua può portare tanta gioia,

Tanta felicità ma la roccia,

Il duro invece non può essere portato,

Non può essere portato via e quando gli si chiede la ragione per cui soltanto l'acqua può essere portata e non la roccia,

Lui dice che l'acqua è come le cose salutari e la roccia è come le cose non salutari,

Allora Milinda si stupisce e dice vabbè che differenza c'è fra le cose salutari e quelle non salutari per cui una può essere portata e l'altra no,

Nagasena gli fa notare che le cose non salutari si fanno solo per sé,

Si fanno soltanto per sé senza senza pensare agli altri,

Quindi è come se fosse una singola goccia,

È come se si mettesse una goccia dentro un acquedotto,

Quella goccia non andrebbe da nessuna parte,

Si fermerebbe subito,

Mentre quando si fanno le cose non soltanto per sé ma anche per tutti gli altri,

Per il bene di tutti gli esseri,

Allora quella goccia va a tutte quanti gli esseri e quindi non è soltanto una goccia ma è un'infinità di gocce e quindi diventa un'acqua incredibilmente ampia,

Incredibilmente veloce e quindi l'acquedotto si riempie facilmente di acqua,

Arriva da tutte le parti e questo è il bello di dimorare nelle quattro dimore divine,

Che le quattro dimore divine sono sempre per noi e per tutti gli esseri,

Talvolta anche in modi particolarmente difficili perché gli insegnamenti ci dicono di portare questa gentilezza amorevole questa questa accoglienza non soltanto ai nostri ai nostri genitori e già portare ai genitori può essere un'esperienza molto difficile per alcune persone,

L'insegnamento ci dice di portarla a se stessi e spesso questo in occidente l'insegnamento è estremamente difficile perché non ci vogliamo bene non non ci vediamo se non dietro una cortina di risentimento di delusione e poi l'insegnamento ci dice di portare questa gentilezza ai nostri maestri non soltanto i maestri del Dhamma ma anche i maestri delle scuole alimentari delle media ci hanno insegnato a leggere scrivere e grazie al fatto di saper leggere possiamo anche leggere le parole del buddha possiamo anche trovare un retto sostentamento trovare un buon lavoro che ci consenta di star bene per noi per gli altri quindi i maestri e le maestre sono molto molto ampie sono tutte le persone che ci hanno insegnato qualcosa di utile e poi ci ci invita anche a toccare le persone neutre quelle che incontriamo tutti i giorni di cui in realtà spesso non ci interessa molto non ci toccano molto fino ad avere il coraggio di portare questa gentilezza anche alle persone che ci hanno creato problemi che ci hanno ferito magari non portando necessariamente amore ma semplicemente riconoscendo che ci sono riconoscendo che ci sono e che noi siamo esseri e loro sono esseri noi siamo vittima di illusioni e anche loro sono vittima di illusioni e tutto questo a un certo punto è come aumentare questa gocciolina nell'acquedotto di Nagasena si comincia con la gocciolina che portiamo a noi stessi e poi tante più gocce quando le portiamo ai genitori molte molte più gocce quando le portiamo ai maestri e alle maestre sempre più gocce quando riusciamo a portarle anche agli esseri che ci hanno dato problemi che ci hanno messo in una situazione di difficoltà diventa una specie di oceano una specie d'oceano che veramente riempie completamente l'acquedotta a quel punto non c'è più limite possiamo portare veramente quest'acqua l'acqua della gentilezza a tutti gli esseri dell'universo è una dica che se rotta ormai non non possiamo più più tornare indietro magari smettendo la meditazione sembrerà che torniamo indietro ma ci possiamo tornare in ogni momento in questa in questa condizione e così come facciamo con la gentilezza amorevole possiamo fare con la compassione aprire gli occhi alla sofferenza è una cosa estremamente curativa curativa tante volte si può portare benefici alle altre persone non facendo nulla di particolare ma semplicemente sentendo osservando sono persone che hanno così tanto dolore che non riescono a tenere all'interno ma non sanno nemmeno a chi dirlo o quando lo dicono non si sentono ascoltati e tramite la compassione caruna noi possiamo fare questa cosa possiamo accogliere la nostra sofferenza e riconoscerla accogliere la sofferenza degli altri esseri riconoscerla trovando però come costituente la base la base stabile del Dhamma senza farci portare via tutta questa sofferenza perché se ci facciamo portare via non siamo nemmeno più capaci di ascoltare bene ci perdiamo la sofferenza a quel punto usciamo dall'incontro con con quell'altra persona e ritorniamo in noi perché è diventata la nostra sofferenza nostra sottolineato molte volte quando è ben difficile trovare una vera differenza fra noi e gli altri però la nostra sofferenza la sofferenza degli altri e allora imparando a guardare si impara anche a guardare le cose belle non soltanto le cose brutte che è la cosa per tutti noi umani più facile osservare la gioia essere contenti per la gioia degli altri ci consente di essere felici in ogni istante perché anche nei momenti in cui noi stiamo particolarmente in difficoltà possiamo riconoscere però che ci sono delle cose delle cose belle delle cose felici è incredibile come l'apertura del cuore consenta di portare queste proprietà in ogni momento magari se appena perso un proprio caro un genitore un parente arriva qualcuno a farci le condoglianze e lo vediamo estremamente triste magari che piange in quel momento riusciamo ad andare anche oltre la nostra sofferenza ora smettiamo di avere la sofferenza per noi e cerchiamo invece di consolare l'altra persona l'altra persona è venuta per consolarci ma vedendo il suo dolore siamo noi che proviamo a consolarlo riconoscendo quello che c'è e quando vediamo che siamo stati un po capace di consolarle di magari portando alla mente qualche qualche bell'episodio se la persona è defunta però c'è stato questo momento di bellezza questo momento di pace e vediamo che sull'altra persona esce un sorriso allora possiamo provare questa gioia questa gioia con partecipe di mudita che non è soltanto la gioia per le cose belle che abbiamo ottenuto ma per qualunque cosa non necessariamente legata a qualcosa di materiale anzi e pian piano aprire il cuore alla gentilezza aprire il cuore alla compassione aprire gli occhi alla compassione aprire il cuore gli occhi alla gioia fa sì che non siamo più come un foglio di carta portato dal vento diventiamo stabili possiamo stare finalmente in pace in qualunque situazione in qualunque momento allora lì significa che abbiamo toccato l'estinzione il nibbana magari non sarà ancora il nibbana definitivo ma avremmo comunque sentito il sapore del nibbana che solo possiamo sentire magari per un momento siamo riusciti a essere stabili poi arriva una ventata e ci porta via però a quel punto già sappiamo che c'è possibilità di essere stabili e che non siamo sempre sballottati dal vento a destra a sinistra e lo sappiamo per noi lo sappiamo anche per tutti gli esseri e questo è un circuito un circuito circolare in cui noi capiamo queste cose e capiamo che sono vere anche per tutti gli esseri e quindi quando vediamo un'altra persona magari anche una persona che ci sta dando fastidio e ci sta creando problemi riusciamo però a riconoscere che anche lì c'era stabilità anche lì c'era gioia e compassione oscurate ma ci sono e allora diventa più facile osservarli e non scappare via portare gioia senza scarpar via è come se entrassimo all'inizio in queste quattro dimore divine molto piccole come se fossero una piccola tenda biposto abbiamo piantato una tenda davanti a un prato ci siamo entrati dentro e siamo stati comodi ma era abbastanza abbastanza piccola poi dopo permettiamo anche altre persone di entrare questa tenda magicamente non non diventa stretta ma si allarga sempre di più si allarga sempre di più man mano che facciamo entrare le persone finché alla fine non ci rendiamo conto che non c'è più nessuna tenda non c'è nessuna tenda non c'è nessun prato ma che possiamo star bene in qualunque situazione in qualunque in qualunque istante e questo lo facciamo perché mi ha fatto crescere quella gocciolina la gocciolina di azioni salutari di stati mentali salutari curandola crescendola riconoscendo che siamo tutti collegati tutti uniti e con questo concludo oggi le mie riflessioni sperando che tutti noi possiamo essere un oceano di compassione come come il buddha grazie

5.0 (2)

Recensioni recenti

Emilse

June 20, 2021

Molto interessante. Grazie mille!🙏💖

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