
"Il discorso sui due generi di pensiero" del Buddha
Dvedhāvitakkasutta MN 19, "Il discorso sui due generi di pensiero", traduzione di Francesco Sferra, da "La Rivelazione del Buddha", ed. Mondadori. E' uno dei sutta più importanti, che indica come dividere i pensieri salutari e non salutari per trovare la libertà.
Trascritto
Due David H.
Sutta.
Il discorso sui due generi di pensiero.
Maggima Nicaia numero 19.
A cura di Francesco Sferra.
Così ho udito.
Una volta il Beato soggiornava presso Sawatti,
Nel boschetto di Jeta,
Nel parco di Anatapindica.
I vegli si rivolse ai monaci e disse,
Monaci.
Ai monaci risposero al Beato,
Venerabile Signore.
Il Beato disse,
O monaci,
Prima del mio risveglio,
Mentre ero ancora un aspirante a risveglio non perfettamente risvegliato,
Pensai,
E se dividessi i miei pensieri in due categorie?
Così,
O monaci,
Misi da parte i pensieri di attaccamento e desiderio sensoriale,
Di malevolenza e di violenza,
E dall'altra i pensieri di rinuncia,
Di non malevolenza e di non violenza.
O monaci,
Quando un pensiero di attaccamento o di desiderio sensuale sorgeva in me,
Che dimoravo nella pratica,
Diligente,
Ardente e risoluto,
Così ragionavo.
Questo pensiero di attaccamento o desiderio sensoriale è assurdo in me.
Esso conduce alla mia afflizione,
All'afflizione di altri,
All'afflizione mia e di altri.
Impedisce lo sviluppo della saggezza,
Promuove il dispiacere,
Non conduce a nibbana.
Allorché consideravo questo pensiero conduce alla mia propria afflizione,
Esso si pacificava in me.
Quando consideravo questo pensiero conduce all'afflizione di altri,
Esso si pacificava in me.
Quando pensavo conduce all'afflizione mia e di altri,
Esso si pacificava in me.
Quando pensavo impedisce lo sviluppo della saggezza,
Promuove il dispiacere,
Non conduce a nibbana,
Esso si pacificava in me.
E tutte le volte che in me sorgeva un pensiero di attaccamento,
Lo abbandonavo,
Lo allontanavo,
Lo mettevo a tacere.
O monaci,
Quando un pensiero di malevolenza sorgeva in me,
Che dimoravo nella pratica,
Diligente,
Ardente e risoluto,
Così ragionavo.
Questo pensiero di malevolenza è sorto in me,
Esso conduce alla mia afflizione,
All'afflizione di altri,
All'afflizione mia e di altri.
Ostacolo alla saggezza,
Promuove il dispiacere,
Non conduce a nibbana.
Allorché consideravo questo pensiero alla mia propria afflizione,
Esso si pacificava in me.
Quando consideravo questo pensiero conduce all'afflizione di altri,
Esso si pacificava in me.
Quando pensavo conduce all'afflizione mia e di altri,
Esso si pacificava in me.
E tutte le volte che in me sorgeva un pensiero di malevolenza,
Lo abbandonavo,
Lo rimuovevo,
Lo allontanavo.
O monaci,
Quando un pensiero di violenza sorgeva in me,
Che dimoravo nella pratica,
Dirigente,
Ardente e risoluto,
Così ragionavo.
Questo pensiero di violenza è sorto in me,
Esso conduce alla mia afflizione,
All'afflizione di altri,
All'afflizione mia e di altri.
Ostacolo alla saggezza,
Promuove il dispiacere,
Non conduce a nibbana.
Allorché consideravo questo pensiero conduce alla mia propria afflizione,
Esso si pacificava in me.
Quando consideravo questo pensiero conduce all'afflizione di altri,
Esso si pacificava in me.
Quando pensavo conduce all'afflizione mia e di altri,
Esso si pacificava in me.
E tutte le volte che in me sorgeva un pensiero di violenza,
Lo abbandonavo,
Lo rimuovevo,
Lo allontanavo.
O monaci,
Qualunque cosa un monaco frequentemente pensi e consideri,
Quella diventerà l'inclinazione della sua mente.
Se egli pensa e concepisce frequentemente desideri sensuali,
Ha abbandonato il proposito di rinunciare al desiderio sensuale,
Coltiva frequentemente desideri sensuali e quindi la sua mente è inclina ai desideri sensuali.
Se egli riflette e concepisce frequentemente pensieri di malevolenza,
Ha abbandonato il proposito di rinunciare alla malevolenza,
Coltiva frequentemente la malevolenza e quindi la sua mente è inclina ai pensieri di malevolenza.
Se egli riflette e concepisce frequentemente pensieri di violenza,
Ha abbandonato il proposito di rinunciare alla violenza,
Coltiva frequentemente la violenza e quindi la sua mente è inclina ai pensieri di violenza.
O monaci,
Come un mandriano durante l'ultimo mese della stagione delle piogge,
In autunno,
Quando i raccolti sono nel loro pieno rigoglio,
Con il bastone fa in modo che le vacche non entrino nei campi,
Egli le colpisce,
Le trattiene,
Le blocca,
Le guida,
Perché?
Ma perché rischierebbe di essere frustato o imprigionato?
Rischierebbe di essere multato o rimproverato?
Analogamente,
O monaci,
Anch'io riconobbi negli stati non salutari della mente il pericolo,
La degradazione e la contaminazione,
Mentre riconobbi negli stati salutari della mente la beatitudine della rinuncia e la purificazione.
Quando un pensiero di rinuncia sorgeva in me,
Che dimoravo nella pratica,
Diligente,
Ardente e risoluto,
Così ragionavo.
Questo pensiero di rinuncia è sorto in me.
Esso non conduce alla mia afflizione,
All'afflizione di altri,
All'afflizione mia e di altri.
Esso facilita lo sviluppo della saggezza,
Non promuove il dispiacere,
Conduce a nibbana.
Se,
O monaci,
Penso e rifletto su di esso per una notte intera,
Per un giorno intero,
Per un giorno e una notte,
Non vi trovo nulla di cui temere.
Tuttavia,
Riflettendo e pensando a lungo,
Potrei stancare il mio corpo,
E quando il corpo è stanco la mente viene disturbata,
E in quanto tale perde la concentrazione.
Pertanto,
Monaci,
Rendevo ferma la mia mente internamente,
La acquietavo,
Focalizzavo la mia attenzione su un solo oggetto di meditazione,
E dunque concentravo la mia mente.
Perché?
Ma finché in tal modo la mia mente non venisse disturbata.
Quando un pensiero di benevolenza sorgeva in me,
Che dimoravo nella pratica,
Diligente,
Ardente e risoluto,
Così ragionavo.
Questo pensiero di benevolenza è sorti in me.
Esso non conduce alla mia afflizione,
All'afflizione di altri,
All'afflizione mia e di altri.
Esso accresce la saggezza,
Non promuove il dispiacere,
Conduce a nibbana.
Se penso e rifletto su di esso anche per una notte intera,
Anche per un giorno intero,
Persino per un giorno e una notte,
Non vi trovo nulla di cui temere.
Tuttavia,
Riflettendo e pensando a lungo,
Potrei stancare il mio corpo,
E quando il corpo è stanco la mente viene disturbata,
E quando la mente viene disturbata si deconcentra.
Pertanto,
Monaci,
Rendevo ferma la mia mente internamente,
La acquietavo,
Focalizzavo la mia attenzione su un solo oggetto di meditazione,
E dunque concentravo la mente.
Perché?
Ma affinché in tal modo la mente non venisse disturbata.
Quando un pensiero di non violenza sorgeva in me,
Che dimoravo nella pratica,
Diligente,
Ardente e risoluto,
Così ragionavo.
Questo pensiero di non violenza è sorti in me.
Esso non conduce alla mia afflizione,
All'afflizione di altri,
All'afflizione mia e di altri.
Esso accresce la saggezza,
Non promuove il dispiacere,
Conduce al Nibbana.
Se penso e rifletto su di esso per una notte intera,
Per un giorno intero,
Per un giorno e una notte,
Non vi trovo nulla di cui temere.
Tuttavia,
Riflettendo e investigando,
Posso stancare il mio corpo,
E quando il corpo è stanco la mente viene disturbata,
E quando la mente viene disturbata si deconcentra.
Pertanto,
Monaci,
Rendevo ferma la mia intenzione internamente,
La acquietavo,
Focalizzavo la mia attenzione su un solo oggetto di meditazione e dunque concentravo la mente.
Perché?
Ma affinché in tal modo la mente non venisse disturbata.
O monaci,
Qualunque cosa un monaco frequentemente pensi e consideri,
Quella diventerà l'inclinazione della sua mente.
Se egli riflette e concepisce frequentemente pensieri di rinuncia,
Ha abbandonato il pensiero del desiderio sensuale,
Coltiva frequentemente il pensiero della rinuncia e quindi la sua mente inclina al proposito di lasciare andare.
Se egli concepisce e ha frequentemente pensieri di benevolenza,
Ha abbandonato il pensiero della malevolenza,
Coltiva frequentemente il pensiero della benevolenza e quindi la sua mente incline alla benevolenza.
Se egli concepisce e ha frequentemente pensieri di non violenza,
Ha abbandonato il pensiero della violenza,
Coltiva frequentemente il pensiero della non violenza e quindi la sua mente inclina alla non violenza.
O monaci,
Come un mandriano durante l'ultimo mese della stagione calda,
Quando i raccolti sono stati portati nei villaggi,
Si limita a osservare le sue vacche ai piti degli alberi o all'aperto,
Poiché deve solo essere certo che le vacche siano lì.
Analogamente anch'io ebbe bisogno di essere certo unicamente che quegli stati mentali fossero lì.
O monaci,
Un'energia infaticabile e salda era sollecita dentro di me,
Una chiara consapevolezza si stabilì in me,
Il mio corpo era rilassato e non disturbato,
La mia mente unificata e concentrata.
O monaci,
Allontanatomi dai pensieri sensoriali,
Allontanatomi dagli strati nocivi della mente,
Entrai e dimorai nel primo stato di assorbimento meditativo.
In esso vi sono gioia e letizia,
Derivate dall'isolamento e accompagnate dall'applicazione iniziale dell'attenzione sull'oggetto di meditazione e dal mantenimento dell'attenzione stessa.
Venendo meno l'applicazione iniziale dell'attenzione e il suo mantenimento,
Entrai e dimorai nel secondo stato di assorbimento meditativo.
In esso vi sono gioia e letizia,
Derivate dalla concentrazione e non accompagnate dall'applicazione iniziale dell'attenzione sull'oggetto di meditazione né dal mantenimento dell'attenzione stessa.
La mente è tutta concentrata sull'oggetto di meditazione,
Rivolta all'interno,
Serena.
Una volta cessata la gioia,
Equanime,
Consapevole e gioioso,
Entrai e dimorai nel terzo stato di assorbimento meditativo e senti nel corpo quella letizia per cui i nobili dicono,
Equanime,
Consapevole e dotato di presenza mentale,
Egli lietamente dimora.
Dopo di ciò,
Cessata la letizia e cessato il dolore,
Scomparsi la felicità e l'oscuramento,
Entrai e dimorai nel quarto stato di assorbimento meditativo,
Caratterizzato dalla purezza dell'equanimità e dalla consapevolezza,
E privo di dolore e letizia.
Allorché la mente fu così concentrata,
Purificata,
Resa senza macchia,
Luminosa,
Priva di afflizioni,
Arrendevole,
Malleabile,
Stabile e fu prevenuta alla imperturbabilità,
La diressi alla conoscenza del ricordo delle mie vite passate.
Ricordai le mie molteplici vite passate,
Uno,
Due,
Tre,
Quattro,
Cinque,
Dieci,
Venti,
Trenta,
Quaranta,
Cinquanta,
Cento,
Mille,
Centomila,
Molti eoni di contrazioni cosmiche,
Molti eoni di espansioni cosmiche,
Molti eoni di contrazioni ed espansioni cosmiche.
In tal luogo ebbi tal nome,
Appartegna un tal clan,
Ebbi tale aspetto,
Tale fu il mio cibo,
Tale la mia esperienza di piacere e di dolore,
Tale la fine della mia vita.
Una volta morto,
Nacqui di nuovo in tal luogo,
Ove ebbi tal nome,
Appartegna tal clan,
Ebbi tale aspetto,
Tale fu il mio cibo,
Tale la mia esperienza di piacere e dolore,
Tale la fine della mia vita.
Una volta morto,
Nacqui di nuovo qui.
Così ricordai le mie molteplici vite passate,
Nei loro modi e dettagli.
Questo monaci fu la prima vera conoscenza che si verificò in me,
Nella primaveglia della notte.
L'ignoranza fu debellata,
E la conoscenza sorse,
L'oscurità fu debellata,
E la luce sorse,
Come avviene in uno che dimora di leggente,
Ardente e risoluto.
Quando la mente fu così concentrata,
Purificata,
Resa senza macchia,
Luminosa,
Priva di afflizioni,
Arrendevole,
Maleabile,
Stabile,
E fu pervenuta alla imperturbabilità,
Addiressi alla conoscenza della morte e della rinascita degli esseri.
Attraverso gli occhi divini,
Che sono superiori a quelli umani e puri,
Io vidi gli esseri morire e rinascere,
E compresi come essi siano inferiori o superiori,
Belli o brutti,
Fortunati o sfortunati,
In accordo al loro camma.
Gli esseri che tennero una cattiva condotta del corpo,
Della parola e della mente,
Che abiasimarono i nobili,
Che sostennero dottrine sbagliate,
E che sotto il loro influsso intrapresero cattive azioni,
Al venir meno del corpo con la morte,
Rinacquero in una condizione infelice,
In un cattivo destino,
In un luogo di sofferenza,
In uno dei purgatori.
Gli esseri,
Invece,
Che tennero una buona condotta del corpo,
Della parola e della mente,
Che non abiasimarono i nobili,
Che sostennero dottrine corrette,
E che sotto il loro influsso intrapresero buone azioni,
Al venire meno del corpo con la morte,
Rinacquero nei buoni destini,
Nel mondo celeste.
Così,
Attraverso gli occhi divini,
Che sono superiori a quelli umani e puri,
Io vidi gli esseri morire e rinascere,
E compresi come essi siano inferiori o superiori,
Belli o brutti,
Fortunati o sfortunati,
In accordo al loro camma.
Questo,
Monaci,
Fu la seconda vera conoscenza che si verificò in me nella seconda veglia della notte.
L'ignoranza fu debbellata e la conoscenza sorse,
L'oscurità fu debbellata e la luce sorse,
Come avviene in uno che dimora diligente,
Ardente e risoluto.
Allorché la mente fu così concentrata,
Purificata,
Resa senza macchia,
Luminosa,
Priva di afflizioni,
Arrendevole,
Malleabile,
Stabile,
E fu pervenuta alla imperturbabilità,
La diressi alla conoscenza dell'estinzione degli influssi impuri.
Io compresi chiaramente e secondo realtà che questo è sofferenza,
Questa è l'origine della sofferenza,
Questa è la cessazione della sofferenza e questa è la via che conduce alla fine della sofferenza.
Questi sono gli influssi impuri,
Questa è l'origine degli influssi impuri,
Questa è la cessazione degli influssi impuri e questa è la via che conduce alla fine degli influssi impuri.
Conoscendo tutto ciò,
Vedendo tutto ciò,
Il mio cuore fu liberato dall'influsso della sensualità,
Fu liberato dall'influsso del divenire,
Fu liberato dall'influsso dell'ignoranza,
Con la liberazione ci fu la conoscenza,
Liberato.
A questo punto ebbi la chiara percezione,
La nascita è distrutta,
La santa vita è stata vissuta,
Ciò che doveva essere fatto è stato fatto,
Non vi è più rinascita in uno stato di esistenza.
Questo monaci fu la terza vera conoscenza che si verificò in me nella terza veglia della notte,
L'ignoranza fu debellata e la conoscenza sorse,
L'oscurità fu debellata e la luce sorse,
Come avviene in uno che dimora diligente ardente e risoluto.
Supponete monaci che in una zona boschiva vi sia un'ampia distesa paludosa vicino alla quale viva un grande branco di daini e che sopraggiunga un uomo desideroso di far loro del male,
Di danneggiarli e imprigionarli,
Che blocchi loro la strada sicura e buona,
Che li conduce alla felicità e ne apre invece una falsa,
Che prepari loro un tranello e predisponga un'esca affinché il grande branco di daini sia in seguito destinato alla distruzione,
A un disastro,
Alla perdita.
Ma supponete poi che giunga un altro uomo desideroso del bene dei daini,
Del loro benessere,
Di liberarli e che riapra la strada sicura e buona e chiude la strada falsa,
Che rimuove il tranello e distrugga l'esca affinché il grande branco di daini possa in seguito prosperare,
Accrescersi e realizzarsi.
Oh monaci,
Ho fornito questo paragone per trasmettere un significato.
Il significato è questo.
La grande distesa paludosa è una metafora per i piaceri sensuali.
Il grande branco di daini è una metafora per gli esseri viventi.
L'uomo desideroso della loro rovina,
Danno e prigionia è una metafora per Mara,
Il malvagio.
La strada falsa è una metafora per l'ottuplice sentiero erroneo,
Ovvero visione non retta,
Intenzione non retta,
Parola non retta,
Azione non retta,
Mezzi di sussistenza non retti,
Sforzo non retto,
Consapevolezza non retta,
Concentrazione non retta.
Il tranello è una metafora per il diletto e la brama.
L'esca è una metafora per l'ignoranza.
L'uomo desideroso del loro bene è una metafora per il Tadakata,
L'Arahant,
Il perfettamente risvegliato.
La strada sicura e buona che li conduce alla felicità è una metafora per il nobile ottuplice sentiero,
Ovvero retta visione,
Retta intenzione,
Retta parola,
Retta azione,
Retti mezzi di sussistenza,
Retto sforzo,
Retta consapevolezza,
Retta concentrazione.
Così,
Oh monaci,
La strada sicura e buona che conduce alla felicità è stata da me nuovamente aperta,
La strada falsa è stata chiusa,
Il tranello rimosso,
L'esca distrutta.
Ciò che deve essere fatto per i propri discepoli in virtù della compassione da parte di un maestro che cerca il loro bene e ha compassione di loro,
Questo ho fatto per voi,
Oh monaci.
Ci sono queste radici degli alberi,
Ci sono queste capanne vuote.
Meditate,
Oh monaci,
Non differite la meditazione perché ve ne pentirete dopo.
Questa è la mia istruzione per voi.
Così insegnò il Buddha e i monaci furono felici di ascoltare le sue parole.
Incontra il tuo insegnante
4.9 (12)
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